Caso Turetta, la Procura impugna la sentenza: si farà l’appello nonostante la rinuncia dell’imputato

Il procuratore generale di Venezia punta al riconoscimento delle aggravanti di crudeltà e stalking escluse in primo grado

Filippo Turetta

Nonostante la rinuncia formale di Filippo Turetta al processo d’appello, la Procura generale di Venezia ha deciso di proseguire con il ricorso. L’udienza in Corte d’Assise d’Appello è stata fissata per il 14 novembre 2025, e sarà in quella sede che si discuterà l’eventuale riconoscimento delle aggravanti escluse in primo grado, in particolare quelle di crudeltà e di atti persecutori continuativi.


L’ergastolo e la rinuncia dell’imputato

Turetta, condannato il 3 dicembre 2024 all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Venezia per l’omicidio della sua ex fidanzata Giulia Cecchettin, aveva comunicato nei mesi scorsi la volontà di non presentare appello, inviando una lettera ufficiale in cui dichiarava di accettare integralmente la sentenza di primo grado.

La sua decisione, definita come un atto di “assunzione di responsabilità” verso la famiglia della vittima, non blocca però il procedimento d’appello avviato dal pubblico ministero. La legge consente infatti alla Procura di impugnare autonomamente la sentenza, indipendentemente dalla volontà dell’imputato.


Le motivazioni della Procura: due aggravanti escluse

Il procuratore generale Federico Prato ha ritenuto necessario impugnare la sentenza di primo grado per ottenere il riconoscimento di due aggravanti specifiche che, secondo l’accusa, non sarebbero state adeguatamente valutate dalla Corte d’Assise:

  • Aggravante della crudeltà, legata alla modalità del delitto e alle sofferenze inflitte alla vittima;

  • Aggravante degli atti persecutori (stalking), esclusa in primo grado poiché ritenuta assorbita dal reato principale di omicidio aggravato.

Se la Corte d’Appello dovesse accogliere il ricorso, le aggravanti potrebbero consolidare ulteriormente la gravità giuridica della condanna, pur senza modificare la pena finale dell’ergastolo, già comminata.


Un processo simbolico per la giustizia e per il Paese

Il caso Cecchettin-Turetta ha assunto, sin dalle prime fasi, un forte valore simbolico nel dibattito pubblico italiano sui femminicidi e la violenza di genere. La vicenda ha scosso l’opinione pubblica, innescando iniziative legislative e sociali sulla prevenzione dei comportamenti violenti e sul sostegno alle vittime.

La scelta della Procura di Venezia di procedere comunque in appello risponde anche a una logica di principio giuridico, volta a riconoscere pienamente la gravità dei comportamenti precedenti all’omicidio, considerati parte integrante del contesto di violenza che ha preceduto la tragedia.


L’udienza del 14 novembre

Durante l’udienza in Corte d’Assise d’Appello di Venezia, i giudici dovranno valutare le motivazioni del ricorso della Procura e decidere se riconoscere o meno le aggravanti richieste. La difesa di Turetta, pur avendo ricevuto la comunicazione dell’udienza, non presenterà alcun nuovo appello, in linea con la rinuncia già formalizzata dall’imputato.

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