Ciclovia del Garda, stop da Riva: si ferma l’anello sul lago

Il Comune trentino si oppone alla nuova infrastruttura: troppi rischi geologici e nessuna volontà di gestione. A rischio la chiusura del percorso ciclabile attorno al Benaco

Il progetto della Ciclovia del Garda rischia una battuta d’arresto definitiva, con l’anello ciclopedonale attorno al lago più grande d’Italia che potrebbe non venire mai completato. La posizione assunta dal Comune di Riva del Garda segna un cambio di rotta netto: l’amministrazione ha comunicato formalmente il rifiuto di farsi carico dell’infrastruttura, rigettando ogni responsabilità gestionale, manutentiva e operativa.

Il sindaco Alessio Zanoni ha ribadito con chiarezza la posizione dell’ente locale: «Siamo contrari alla Ciclovia del Garda, non ce ne occuperemo mai». Parole rivolte alla Provincia autonoma di Trento, capofila del progetto, e inviate ufficialmente al presidente Maurizio Fugatti e al direttore generale del Dipartimento Infrastrutture, Luciano Martorano. La richiesta avanzata è precisa: qualsiasi intervento deve rimanere sotto la completa responsabilità provinciale, sia per quanto riguarda la realizzazione, sia per gli oneri futuri.

La questione non è solo amministrativa. A preoccupare sono soprattutto gli aspetti legati alla sicurezza e alla stabilità geologica dell’area. In un’interrogazione datata 9 ottobre, la consigliera provinciale Lucia Coppola (Avs) ha denunciato «grandissimi rischi di crolli» lungo il tratto interessato. Il Coordinamento interregionale per la tutela del Garda ha espresso forti timori per la stabilità dei versanti, in particolare nel tratto che da Riva porta al confine con la Lombardia.

Secondo Coppola, il primo tratto di 1.600 metri da Riva a Sperone ha già mostrato segni di criticità, con fenomeni franosi registrati durante i lavori a causa dell’instabilità della roccia. Il successivo segmento Sperone-Ponale, lungo 890 metri, desta ancor più preoccupazioni: il progetto prevede gallerie artificiali e scavi in pareti verticali, operazioni che potrebbero indebolire ulteriormente la struttura geologica dell’area.

La consigliera ha chiesto alla Giunta provinciale se siano stati condotti studi geologici indipendenti, e quali misure siano previste per monitorare i rischi, soprattutto in relazione alla Gardesana occidentale (SS 45 bis), infrastruttura fondamentale per la viabilità locale. Eventuali cedimenti, infatti, potrebbero compromettere non solo la ciclovia, ma anche la sicurezza dell’intero tratto stradale.

Il nodo riguarda anche la sostenibilità ambientale: Riva del Garda sostiene che l’unica soluzione davvero rispettosa sia il trasporto su battelli, in alternativa a nuovi tratti ciclabili in zone a rischio. La posizione del Comune si inserisce in un contesto già complesso: anche tra Malcesine e Torbole l’anello ciclopedonale si interrompe, e su questo punto la senatrice Aurora Floridia ha presentato due denunce alla Procura della Repubblica.

La chiusura dell’anello ciclabile attorno al Lago di Garda, dunque, appare sempre più compromessa. Le divergenze tra enti locali, le nuove valutazioni ambientali e i dubbi sulla sostenibilità geologica mettono a rischio la realizzazione di un’opera strategica per la mobilità dolce e il turismo sostenibile del territorio.

Al momento, nonostante l’interesse pubblico e la portata interregionale del progetto, non sembra esserci una via condivisa per superare i punti critici, lasciando il futuro della ciclovia in sospeso.

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