Castel D’Azzano, i Ramponi davanti al giudice: strage e molotov sul tetto

Accusati di strage, resistenza e detenzione di esplosivi: Dino, Franco e Maria Luisa Ramponi sotto interrogatorio dopo la morte dei tre carabinieri nell’esplosione della casa

Auto carabinieri

È stato un intervento pianificato nei minimi dettagli, quello che ha portato alla tragedia di Castel d’Azzano, dove tre carabinieri hanno perso la vita durante un’operazione di perquisizione in una casa fatiscente appartenente ai fratelli Ramponi. Al centro dell’inchiesta condotta dalla procura di Verona ci sono accuse pesantissime: strage, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di esplosivi. La mattina del 16 ottobre, Dino e Franco Ramponi si sono presentati davanti al giudice per l’interrogatorio di convalida dell’arresto, mentre la sorella Maria Luisa si trova ricoverata in terapia intensiva, in condizioni gravi, dopo essere sopravvissuta all’esplosione che ha devastato l’abitazione.

Secondo gli inquirenti, la deflagrazione sarebbe stata causata dall’innesco di una molotov in un ambiente saturo di gas, circostanza confermata dal forte odore avvertito all’esterno dell’abitazione. La donna sarebbe stata l’unica presente all’interno al momento dell’esplosione, mentre uno degli agenti dell’unità operativa di pronto intervento (Uopi) era ancora sul tetto della casa dopo aver rimosso alcuni ordigni incendiari artigianali, posizionati lì nei giorni precedenti. Un miracolo l’averla scampata, mentre i suoi tre colleghi, Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, hanno perso la vita.

Nel pomeriggio precedente, presso la procura, è stato conferito l’incarico ai medici legali Francesca Bortolotti e Nicola Pagaiani per eseguire l’autopsia sui corpi dei tre militari. Un primo esame con TAC ha permesso di rilevare i traumi subiti, mentre l’autopsia dovrà determinare se i decessi siano stati provocati direttamente dall’esplosione o dal crollo strutturale dell’edificio.

I Ramponi erano già noti alle autorità per precedenti resistenze alle perquisizioni e per minacce esplicite di far esplodere l’abitazione. Maria Luisa, in particolare, aveva più volte ostacolato l’accesso delle forze dell’ordine, sostenendo di voler difendere la proprietà a ogni costo. La scelta di un intervento notturno, per coglierli di sorpresa, non ha però impedito il tragico epilogo.

Quando i militari hanno raggiunto il perimetro esterno della casa, i cani hanno iniziato ad abbaiare, facendo presumibilmente insospettire gli occupanti. In quel momento, uno dei fratelli si trovava nella stalla e l’ambiente risultava già saturo di gas: segno che le bombole erano state aperte con largo anticipo, forse in previsione di un’eventuale irruzione.

L’operazione, oltre alla rimozione degli esplosivi individuati grazie all’uso di droni, mirava anche alla ricerca di armi illegali, a seguito di una lunga serie di decreti ingiuntivi e controversie legali che i fratelli ritenevano ingiuste. Le tensioni familiari erano alimentate da una rabbia profonda verso istituzioni e avvocati, ritenuti responsabili della loro situazione debitoria.

Dopo l’esplosione, mentre Maria Luisa veniva salvata dai carabinieri, si è udito chiaramente il suo sfogo: «Bastardi, guardate come avete ridotto la casa». Parole a cui si è aggiunto l’urlo di Dino: «Bastardi, me l’avete uccisa», pur non essendo la sorella deceduta. Maria Luisa si trovava dietro una parete che l’ha protetta in parte dalla deflagrazione, mentre gli altri militari, privi di riparo, sono stati travolti dal crollo.

Nel frattempo, il fratello di una delle vittime, Andrea Piffari, ha nominato un consulente di parte, la dottoressa Gabriella Trenchi, per seguire le indagini insieme agli esperti della Procura. Si cerca ora di ricostruire la dinamica precisa degli eventi, ma anche di accertare eventuali omissioni o responsabilità pregresse.

I tre carabinieri indossavano i giubbotti e i caschi, trovati poi allineati sull’erba, simbolo di un’operazione condotta con rigore e professionalità, ma finita nel peggiore dei modi. Un’intera comunità è sconvolta da una tragedia che poteva forse essere evitata.

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