Piano regionale contro le nutrie: 3 euro per ogni esemplare abbattuto

La Regione Veneto affida ai Consorzi di bonifica nuovi compiti per contenere i danni causati dai roditori, puntando su contributi economici agli abbattitori

La lotta alle nutrie in Veneto cambia passo con un piano straordinario e sperimentale presentato a Legnago, presso il Centro ambientale archeologico. La Regione ha affidato un ruolo centrale ai Consorzi di bonifica, che ora avranno competenze operative nella gestione e nel contenimento di questa specie considerata una minaccia per la sicurezza idraulica e per l’agricoltura.

A illustrare le nuove misure sono stati i presidenti dei due principali enti coinvolti: il Consorzio di bonifica Veronese e quello dell’Alta pianura veneta. Le attività comprenderanno la mappatura delle aree più a rischio, l’organizzazione delle azioni di cattura e abbattimento, l’acquisto delle gabbie e celle frigorifere per la conservazione temporanea delle carcasse e il successivo smaltimento tramite aziende specializzate.

Per ogni nutria uccisa verrà erogato un contributo di 3 euro, che sarà riconosciuto ai cacciatori coinvolti nelle operazioni. A tal fine, la Regione ha stanziato 272mila euro, suddivisi in 175mila euro per il Consorzio Veronese e 97mila euro per quello dell’Alta pianura. L’obiettivo numerico, basandosi su questa cifra, è l’eliminazione di circa 90mila esemplari, anche se si tratta solo di una stima preliminare che non include i costi accessori.

Il piano prevede un sistema di rendicontazione accurata degli abbattimenti, che sarà gestito direttamente dai Consorzi, in coordinamento con gli ambiti territoriali di caccia. È una novità significativa rispetto al passato, in cui queste competenze erano frammentate tra enti diversi, come le Province.

Come ha sottolineato Flavio Pasini, presidente della Provincia, l’iniziativa rappresenta uno sforzo concreto, ma non sarà sufficiente da sola a risolvere un problema di lungo corso. In futuro, anche la Provincia potrebbe contribuire con ulteriori fondi per ampliare le operazioni di contenimento.

Le nutrie, note anche come “castorini”, sono roditori originari del Sudamerica, importati in Italia nel secolo scorso per la pelliccia. Divenuti inutili a fini commerciali negli anni ’70 e ’80, furono liberati dagli allevamenti, trovando nelle zone umide della pianura padana un habitat favorevole. Nel solo territorio veronese si stimano almeno 250mila esemplari, e la loro presenza è all’origine del cedimento di argini in caso di piena, a causa delle tane che scavano lungo i corsi d’acqua.

Nel 2024, solo nella provincia di Verona, sono state abbattute oltre 30mila nutrie, quasi la metà del totale regionale. Tuttavia, secondo il biologo Ivano Confortini, del servizio tutela faunistico ambientale della Regione, questi numeri non bastano a contenere realmente la popolazione, che è in grado di ricostituirsi rapidamente. La soglia per ottenere risultati concreti si attesta infatti sopra il 50% di riduzione annua.

«Quanto fatto è un primo passo – ha dichiarato Confortini – ma il contenimento richiede azioni coordinate, continue e condivise. Non si potrà parlare di eradicazione, ma solo di riduzione del numero di individui».

Il piano prevede dunque una strategia più strutturata, ma resta chiaro che la collaborazione tra enti, risorse finanziarie adeguate e un’attività sistematica saranno fondamentali per evitare che le nutrie continuino a rappresentare un pericolo per l’equilibrio idrogeologico del territorio.

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