Strade invase da detriti, alberi abbattuti, edifici danneggiati e parchi devastati. Questo lo scenario che si è presentato all’Est Veronese dopo il violento nubifragio che ha colpito l’area la notte del 1° settembre. A distanza di due giorni, la comunità locale è ancora alle prese con la rimozione dei resti e con gli interventi urgenti di ripristino, mentre l’amministrazione comunale ha già avviato le procedure per ottenere dalla Regione il riconoscimento dello stato di calamità naturale.
Il Comune ha stanziato 150mila euro per le prime misure d’emergenza, destinati alla messa in sicurezza e alla gestione delle criticità più gravi. Inoltre, per agevolare i cittadini nello smaltimento del verde danneggiato, è stato potenziato il servizio dell’ecocentro comunale, che resterà aperto ogni giorno fino a sabato 6 settembre, sia al mattino che al pomeriggio.
«Il nostro territorio ha subito danni ingenti a causa di un evento meteorologico di intensità straordinaria», ha dichiarato il sindaco Fulvio Soave, esprimendo solidarietà a famiglie e imprese colpite. Il primo cittadino ha anche voluto ringraziare i volontari e i soccorritori intervenuti con tempestività, tra cui i vigili del fuoco e i gruppi di protezione civile delle valli d’Illasi e d’Alpone, di Albaredo e Cologna, oltre al personale del Comune di Soave, giunto in supporto con mezzi e operai.
Uno dei settori più colpiti è stato il verde pubblico, con numerosi alberi sradicati dal vento. In particolare, nel piccolo bosco realizzato negli anni ’90 davanti al cimitero, molti degli esemplari piantati con finalità didattiche sono andati distrutti. Il pioppo nero, simbolo del progetto “alberi parlanti”, è stato abbattuto insieme a gran parte della vegetazione, causando sconforto tra gli attivisti e i volontari che se ne prendevano cura, come raccontato da Tecla Soave dell’associazione AMEnte Libera.
I danni alle abitazioni non sono stati da meno: molti residenti hanno segnalato tetti scoperchiati, infissi danneggiati e infiltrazioni d’acqua. Situazioni critiche anche per alcune attività economiche, colpite dalle forti raffiche di vento che hanno scardinato coperture e sollevato tegole.
Tra le strutture pubbliche colpite figura anche il palazzetto dello sport di via Offia, dove il tetto ha subito gravi lesioni. Al campo da baseball si sono piegati i pali della recinzione e il chiosco degli atleti è stato parzialmente danneggiato. Non sono mancati problemi anche per le aree sacre: un grosso albero è precipitato sul capitello della Madonna del Carmine, punto di riferimento simbolico per il quartiere Vajont.
Un altro crollo significativo ha riguardato il vecchio muro dell’ex Tiro a segno, una struttura in pietra alta sette metri risalente alla fine del XIX secolo, che ha ceduto completamente, fortunatamente senza causare feriti. Il maltempo non ha risparmiato nemmeno le attività commerciali: in via Camporosolo, il Thai Pokè ha vissuto attimi di paura quando porzioni di balconi e impalcature sono crollate a pochi metri dall’ingresso del locale. Romina Bixio, titolare dell’esercizio, ha raccontato che molte persone, sorprese dal temporale in strada, si sono rifugiate all’interno del ristorante per ripararsi. «È stato un miracolo che nessuno si sia fatto male», ha commentato.
La città, seppur ferita, cerca ora di voltare pagina, affidandosi al sostegno dei volontari e all’impegno delle istituzioni. In attesa di una risposta da parte della Regione, la speranza è che l’iter per il riconoscimento della calamità proceda in tempi rapidi, così da sbloccare ulteriori risorse a sostegno della ricostruzione.