Chiusura del Ghibellin Fuggiasco: trovata sistemazione per 29 ospiti grazie al lavoro di rete

Grazie alla collaborazione tra Comune, Paratodos e realtà del terzo settore, oltre tre quarti degli ex abitanti dell’immobile hanno ottenuto un alloggio. Nessuna casa sottratta ai veronesi

Assessore Zivelonghi

Ventinove dei trentotto ospiti dell’ex Ghibellin Fuggiasco hanno trovato una sistemazione abitativa dignitosa e regolare, a seguito della chiusura dell’edificio occupato in zona Porta Vescovo. Il risultato è frutto di un lungo lavoro congiunto tra il Comune di Verona, l’associazione Paratodos, le cooperative Casa per gli Immigrati e Milonga, Agec, Caritas e altri soggetti del terzo settore.

L’obiettivo principale: coniugare legalità e inclusione, attraverso percorsi che restituiscano dignità alle persone coinvolte, evitando lo sgombero forzato e favorendo la convivenza civile e la sicurezza urbana.

Le sistemazioni: dati e numeri

L’azione ha preso avvio all’inizio del 2023 con un tavolo operativo voluto dall’Amministrazione comunale e ha portato alla ricollocazione del 76% degli ex ospiti dell’immobile, occupato dal 2021 e noto come “Ghibellin Fuggiasco”.

Nello specifico:

  • 22 persone sono state ospitate in cinque appartamenti riattati dalla cooperativa “Casa per gli Immigrati”, grazie a donazioni e in collaborazione con Agec. Le abitazioni si trovano nei quartieri di Novaglie, Quinto, Poiano, San Michele e San Giovanni Lupatoto.

  • 4 persone sono state accolte dalla cooperativa Milonga, in convivenze autogestite con compartecipazione alle spese.

  • 2 soggetti fragili sono stati presi in carico dai servizi socio-sanitari e alloggiati in strutture residenziali dedicate.

  • 1 persona è attualmente ospite dell’asilo notturno comunale.

Criteri di selezione e trasparenza

Come precisato dall’assessora alle Politiche sociali e abitative Luisa Ceni, nessuna casa è stata sottratta ai veronesi: “Gli immobili utilizzati erano inutilizzati e non assegnabili, e sono stati riqualificati da enti del terzo settore. I beneficiari sono persone regolarmente presenti sul territorio, lavoratori in grado di sostenere le spese e seguiti dai servizi sociali”.

L’intervento ha riguardato casi reali di bisogno, all’interno di una strategia costruita sulle regole, che punta a superare il modello dell’occupazione per necessità. “Non abbiamo legittimato occupazioni – sottolinea Ceni – ma accompagnato percorsi di legalità e responsabilità”.

La rete di soggetti coinvolti

Un ruolo centrale lo ha avuto la cooperativa “Casa per gli Immigrati”, fondata da Giambattista Rossi. Il presidente Renzo Fior spiega: “Abbiamo accolto chi ha una fonte di reddito, in linea con il nostro statuto. Le case erano inutilizzabili e sono state ristrutturate con risorse private. Ci autososteniamo e promuoviamo l’inclusione attraverso l’abitare”.

Anche la cooperativa Milonga ha contribuito in modo attivo: “Abbiamo accolto lavoratori e una persona inserita nel programma Housing First del Comune – spiega il presidente Giovanni Barin – L’esperienza è positiva e dimostra l’efficacia della collaborazione tra pubblico e privato”.

Importante anche il supporto della Caritas di Verona, come ricorda Don Matteo Malosto: “Abbiamo accolto 10 ospiti da gennaio. La visita del Vescovo Domenico ha dato l’impulso. Abbiamo lavorato insieme al Comune per ridare dignità, con ascolto e dialogo”.

Non tutti hanno accettato: criticità ancora aperte

Non tutti gli ex occupanti hanno accettato o potuto accedere alle soluzioni offerte:

  • Alcuni sono risultati irreperibili o non si sono presentati ai colloqui.

  • Altri non erano in regola con la permanenza sul territorio nazionale.

  • Quattro persone, non incluse nell’elenco iniziale fornito da Paratodos, hanno chiesto accoglienza ai dormitori cittadini, dove al momento i posti a disposizione sono 100. Sono in lista d’attesa.

Sicurezza e legalità come obiettivi condivisi

Secondo l’assessora alla Sicurezza e legalità Stefania Zivelonghi, il percorso realizzato “contribuisce in modo concreto alla sicurezza urbana, attraverso la legalità e la convivenza civile”. Un progetto che non nasce da logiche emergenziali, ma da una pianificazione paziente e condivisa.

Un modello replicabile

L’esperienza di Ghibellin Fuggiasco dimostra che è possibile intervenire su situazioni complesse attraverso soluzioni partecipate, evitando lo scontro e puntando sull’inclusione. Un modello che unisce legalità, sostenibilità sociale e responsabilità.

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