Omicidio Moussa Diarra: perizia balistica verso la chiusura delle indagini

Dopo sette mesi, l'inchiesta sull’uccisione del giovane maliano entra nella fase conclusiva: decisiva l’analisi sulla traiettoria dei colpi sparati

Porta Nuova

Si avvicina alla conclusione l’indagine sulla morte di Moussa Diarra, il migrante maliano di 26 anni ucciso il 20 ottobre scorso nei pressi della stazione di Porta Nuova a Verona. Questa settimana è stato effettuato il sopralluogo dell’esperto balistico nominato dalla Procura, incaricato di ricostruire nel dettaglio la dinamica dei colpi esplosi dall’agente della Polizia Ferroviaria coinvolto.

La perizia balistica come ultimo tassello

Giovedì 29 maggio si è svolto l’esame tecnico sul luogo del fatto, in piazzale XXV Aprile. La Procura ha richiesto la perizia per determinare con precisione la traiettoria dei tre colpi di pistola sparati dall’agente con l’arma d’ordinanza. Secondo quanto riferito da fonti investigative, questo accertamento rappresenta l’ultimo passo tecnico prima della chiusura ufficiale dell’indagine, che dipenderà anche dall’esito delle analisi delle registrazioni video.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, purtroppo, non sarebbero particolarmente utili a causa della scarsa qualità, come già sottolineato nei mesi scorsi dal Procuratore Raffaele Tito. Tuttavia, il materiale resta parte integrante del fascicolo investigativo.

I due scenari contrapposti: legittima difesa o omicidio volontario

Il poliziotto coinvolto è attualmente indagato per eccesso colposo di legittima difesa, un reato che contempla l’uso sproporzionato della forza in una situazione altrimenti lecita. Secondo la sua versione, avrebbe reagito a un’aggressione da parte di Diarra, che brandiva un coltello.

La famiglia della vittima, tuttavia, contesta questa ricostruzione, sostenendo la tesi dell’omicidio volontario. Gli avvocati dei familiari hanno più volte ribadito la volontà di far luce completa sull’accaduto, chiedendo trasparenza e un accertamento imparziale dei fatti.

Un caso delicato sul piano giudiziario e sociale

La morte di Moussa Diarra ha suscitato forte commozione e tensione, diventando un caso simbolo nel dibattito sul rapporto tra forze dell’ordine e migranti. Le richieste di giustizia avanzate dai parenti del giovane si sono affiancate a quelle di numerose associazioni e gruppi che operano nel settore dei diritti umani.

L’inchiesta è stata avviata fin da subito, ma ha richiesto tempi tecnici lunghi per la raccolta delle prove e delle testimonianze. Ora, con la perizia balistica e le ultime analisi video, si apre la fase decisiva per la magistratura, che dovrà decidere se archiviare, rinviare a giudizio o modificare il capo d’accusa nei confronti dell’agente.

Prossimi sviluppi attesi

La chiusura delle indagini è attesa nelle prossime settimane, non appena verranno depositati tutti i risultati tecnici. Solo allora la Procura potrà formulare le conclusioni ufficiali sull’episodio.

Nel frattempo, restano vive le divergenze tra le due ricostruzioni contrapposte: da un lato l’ipotesi di una reazione difensiva dettata dall’urgenza, dall’altro l’accusa di un uso improprio e letale della forza.

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9 mesi fa

Meglio chiudere le indagini, lasciare in pace questo povero poliziotto che ha solo fatto il suo dovere. Se non lo avesse fermato quel pazzo avrebbe potuto uccidere un qualsiasi passante

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