RSA in crisi: in Veneto esplodono le liste d’attesa per gli anziani fragili

Nel Veronese la crisi si aggrava tra rette insostenibili, carenza di posti e pochi sostegni pubblici. Sindacati e istituzioni chiedono interventi strutturali

La crisi degli anziani non autosufficienti in Veneto assume sempre più i contorni di un’emergenza sociale silenziosa, ma profondamente diffusa. A testimoniarlo sono i dati aggiornati, discussi nel corso di un convegno tenutosi il 27 maggio al Payanini Center di Verona, alla presenza dei sindacati dei pensionati (Spi Cgil, Fnp Cisl, Uil Pensionati), rappresentanti dell’Ulss 9, della Conferenza dei presidenti delle Ipab e dei sindaci del territorio scaligero.

2.850 domande in attesa di un posto in RSA

Le liste d’attesa per l’accesso alle RSA in Veneto hanno raggiunto quota 2.850 domande, segnando un incremento di oltre 1.100 richieste rispetto al 2024. Solo nel Veronese, le domande pendenti sono oltre 2.000, un dato che testimonia il crescente scollamento tra domanda e offerta di servizi residenziali per persone fragili e non autosufficienti.

A complicare la situazione, l’aumento delle rette: +300 euro al mese negli ultimi dieci anni, con costi medi attuali di 1.967 euro nel privato e 1.859 nel pubblico (con impegnativa); senza, si sale a 2.792 e 2.685 euro rispettivamente. Un livello che molte famiglie, già messe a dura prova da salari e pensioni insufficienti, non possono più sostenere.

Il nodo dei gestori “fantasma” e i rischi per la sanità pubblica

Secondo l’indagine presentata dal ricercatore Francesco Peron, accanto ai 281 gestori attivi (54 nel Veronese), sono comparsi 54 nuovi enti (8 nel Veronese) che, pur figurando nella programmazione sanitaria, non gestiscono ancora alcuna struttura. Un fenomeno che, secondo la sindacalista Viviana Fraccaroli, «fa pensare a una sorta di accaparramento speculativo dei posti letto, in vista di una futura riorganizzazione territoriale», forse legata alla nascita degli ATS (Ambiti Territoriali Sociali), che stanno rimpiazzando i comitati distrettuali.

Attualmente, in Veneto, sono disponibili:

  • 31.530 posti accreditati per non autosufficienti (5.296 nel Veronese),

  • 616 autorizzati (33 nel Veronese),

  • 4.566 in programmazione (998 nel Veronese),
    per un totale regionale di 36.712 posti (di cui 6.327 nel Veronese). Ma meno del 90% dei posti accreditati è coperto da impegnativa regionale, lasciando ampi margini scoperti, accessibili solo a chi può permetterselo.

Proposte per un sistema sostenibile

Adriano Filice, segretario dello Spi Cgil Verona, ha rilanciato le proposte unitarie dei tre sindacati:

  • Adeguare il numero di posti letto alla domanda reale,

  • Rivedere l’impegnativa regionale, oggi ferma a 52 euro al giorno (con un’aggiunta di 5 euro per i casi più gravi),

  • Modulare le rette in base alla situazione socio-economica dell’anziano,

  • Rilanciare il ruolo delle Ipab, da trasformare in Centri Servizi integrati nei sistemi socio-sanitari,

  • Potenziare l’assistenza domiciliare, per ritardare l’accesso in struttura e sostenere le famiglie.

Il segretario ha anche denunciato la rimozione culturale e politica del tema, sottolineando come la non autosufficienza possa colpire chiunque e in qualunque momento, spesso senza preavviso. Per questo, è stata proposta la costituzione di un tavolo permanente sulla non autosufficienza, accolta positivamente da Ulss e Comuni, con l’obiettivo di costruire un modello pubblico più equo e sostenibile.

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