Un regolamento di conti tra bande rivali della comunità indiana si è trasformato in un tragico omicidio a San Bonifacio, nel veronese. Lo scorso 3 novembre, un violento scontro tra oltre 40 persone ha seminato il panico tra i clienti di un centro commerciale. L’episodio, avvenuto nel tardo pomeriggio, ha coinvolto due fazioni opposte, arrivate sul posto con armi da taglio, bastoni, spranghe, pistole a salve e persino katane.
Durante l’assalto, un uomo di 33 anni è stato prima investito da un’auto e poi aggredito brutalmente con colpi alla testa inferti da spranghe e bastoni. Le sue condizioni, fin da subito disperate, sono peggiorate nei giorni successivi fino al decesso, avvenuto il 12 novembre all’ospedale di Verona Borgo Trento.
L’episodio ha scosso profondamente la cittadina veronese, non solo per la violenza dell’azione ma anche per la sua improvvisa esplosione in un luogo frequentato da famiglie e bambini. I presenti hanno cercato riparo all’interno degli esercizi commerciali mentre i contendenti, dopo gli spari iniziali, si davano alla fuga in auto.
Le indagini, durate oltre sei mesi, sono state condotte dai carabinieri di San Bonifacio con il supporto del Nucleo Investigativo di Verona, sotto la direzione della Procura scaligera. Gli investigatori hanno ricostruito i fatti attraverso dichiarazioni reticenti, filmati amatoriali pubblicati sui social, e analisi dei lettori di targhe della zona. L’assenza di immagini da sistemi di videosorveglianza ha reso complessa l’individuazione dei responsabili.
Secondo quanto ricostruito, l’incontro a San Bonifacio è stato frutto di una scelta strategica, trattandosi di un punto equidistante tra le aree d’influenza dei gruppi rivali, attivi in Lombardia, Emilia-Romagna e provincia di Vicenza. Gli investigatori ritengono che il movente sia riconducibile a dinamiche criminali interne alla comunità indiana, già emerse in precedenti episodi di violenza, come un’aggressione registrata nel 2021.
Nella mattinata odierna, oltre 50 militari hanno eseguito sei arresti nelle province di Brescia, Cremona, Parma, Lodi, Vicenza e Rimini, dando esecuzione a provvedimenti di custodia cautelare emessi dal Gip del Tribunale di Verona. I sei sono accusati di aver partecipato attivamente all’omicidio e ad atti di inaudita violenza.
Durante le perquisizioni domiciliari, sono state rinvenute numerose armi: tra cui spade, spranghe artigianali, coltelli kirpan e pistole a salve. Gli arrestati sono stati trasferiti presso le case circondariali di Vicenza, Parma, Cremona e Rimini.
Gli inquirenti segnalano anche che i gruppi coinvolti stavano preparando una nuova spedizione punitiva, confermando così l’elevato grado di pericolosità sociale degli indagati. Le indagini proseguono per definire ruoli e responsabilità di tutti i partecipanti e chiarire nel dettaglio i moventi alla base del violento scontro.