Anche la Procura di Verona è tra le 36 coinvolte in un esposto presentato da quattro associazioni nazionali – Adic Toscana, Movimento Consumatori, Isde Italia e Medicina Democratica – per chiedere indagini urgenti sulla possibile contaminazione da Pfas nei presidi antincendio italiani. L’iniziativa nasce dal caso di tre vigili del fuoco deceduti ad Arezzo per glioblastoma, un raro tumore cerebrale, sollevando l’ipotesi di un possibile legame tra l’esposizione professionale e le sostanze fluorurate contenute nei prodotti antincendio.
Il sospetto: schiumogeni contaminati con Pfoa
Al centro dell’esposto c’è l’utilizzo, durante le esercitazioni antincendio, di schiume contenenti Pfoa, un tipo di Pfas noto per la sua persistenza ambientale e pericolosità per la salute. I pompieri, per obbligo di servizio, svolgono periodicamente simulazioni in presidi aeroportuali e nuclei elicotteri – strutture distribuite in tutta Italia, tra cui Verona – dove queste schiume vengono impiegate per testare l’efficacia dei sistemi di spegnimento.
Il Ministero dell’Interno ha ammesso, in una comunicazione ufficiale, che questi presidi potevano essere dotati di prodotti contenenti Pfoa e ha diramato istruzioni ai comandi per procedere alla loro sostituzione, anche se “nei tempi tecnicamente necessari”. Intanto, il rischio di una contaminazione progressiva di aria, suolo e acque rimane concreto, data l’alta stabilità chimica di queste sostanze.
Il caso dei tre pompieri aretini ha acceso i riflettori su una possibile emergenza sanitaria. I familiari delle vittime hanno richiesto l’apertura di una causa di servizio e un’indagine epidemiologica su scala nazionale, per accertare se l’esposizione professionale a Pfas abbia contribuito allo sviluppo delle patologie letali.
Sulla base di questi elementi, le associazioni firmatarie hanno chiesto alle procure di:
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Verificare la presenza di Pfas nei siti antincendio e nelle aree limitrofe
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Avviare indagini per accertare eventuali responsabilità
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Sollecitare interventi di bonifica o misure di contenimento, in caso di contaminazione accertata
La documentazione a supporto dell’esposto è stata fornita dal sindacato autonomo dei vigili del fuoco, che già nel 2024 aveva chiesto monitoraggi sanitari per il personale a rischio.
I presidi antincendio coinvolti sono 36, sparsi tra aeroporti e basi operative dei nuclei elicotteri, situati in città come Milano, Roma, Torino, Firenze, Venezia, Bergamo, Verona e molte altre. In tutti questi siti si teme che le esercitazioni ripetute nel tempo abbiano provocato la dispersione di Pfoa nei piazzali, nelle condutture e nei prati, con potenziale migrazione verso i depuratori e le falde acquifere.
L’obiettivo delle associazioni è che le istituzioni intervengano con urgenza, anche in forma preventiva, per proteggere non solo i lavoratori, ma anche i cittadini che vivono vicino ai presidi.