Marzo 2025 ha registrato un nuovo picco di emergenze legate al diabete di tipo 1 in età pediatrica. All’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona, tre giovani pazienti sono stati ricoverati in gravi condizioni per chetoacidosi diabetica, complicanza acuta e potenzialmente pericolosa che può verificarsi all’esordio della malattia. I casi, trattati dalla Pediatria B diretta dal professor Claudio Maffeis, hanno coinvolto bambini e ragazzi di età diverse (uno sotto i sei anni, uno fra i 6 e i 12, e uno di 15 anni) e, nei casi più critici, richiesto anche il ricovero in Terapia intensiva pediatrica.
Fortunatamente, tutti e tre i pazienti sono stati dimessi e sono ora a casa, ma l’episodio ha acceso i riflettori su un fenomeno in crescita costante e preoccupante.
Diabete tipo 1: un’incidenza in continuo aumento
Secondo i dati forniti dal Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica, nel mondo ci sono circa un milione di casi di diabete di tipo 1 tra bambini e adolescenti, di cui 20mila in Italia. In Veneto, la patologia interessa un minore ogni 800. A preoccupare, però, è soprattutto l’elevato numero di diagnosi tardive: oltre il 40% dei bambini arriva in ospedale già in stato di chetoacidosi, con rischi di danni metabolici, complicanze croniche e anche per la vita.
Come riconoscere i sintomi e quando agire
Una diagnosi precoce può fare la differenza. I sintomi più comuni dell’esordio del diabete tipo 1 includono:
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Sete intensa (polidipsia)
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Minzione frequente (poliuria)
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Perdita di peso inspiegabile
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Stanchezza marcata
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Dolori addominali
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Nausea e vomito
In presenza di questi segnali, è fondamentale rivolgersi subito al pediatra, al medico di famiglia o al pronto soccorso, per evitare l’insorgere di complicanze gravi come la chetoacidosi.
Diagnosi e innovazione terapeutica
La diagnosi precoce si effettua tramite test della glicemia e rilevazione degli autoanticorpi specifici, offerti dal Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica di Verona. Da oltre trent’anni, questo Centro esegue screening mirati sui familiari a rischio, ampliati di recente anche ai figli di persone con diabete di tipo 1, in collaborazione con l’UOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo.
Il Centro offre trattamenti immunomodulanti innovativi, oltre a sensori per il monitoraggio continuo della glicemia e servizi di telemedicina per il supporto medico e psicologico a distanza. Un approccio integrato che migliora la qualità della vita dei pazienti e ritarda l’insorgere delle complicanze.
Informazione e prevenzione: l’alleanza tra medici, scuole e famiglie
Per aumentare la consapevolezza e favorire diagnosi tempestive, è stata avviata una campagna informativa regionale, rivolta a medici, farmacisti e scuole. L’iniziativa, organizzata da Pediatria B in collaborazione con l’Associazione Giovani e Diabete di Verona, prevede la distribuzione di locandine, video divulgativi e momenti informativi nelle scuole.
Il prof. Maffeis sottolinea l’importanza di coinvolgere anche le ostetriche nei corsi preparto, per prevenire sin dai primi mesi di vita, informando le famiglie sui segnali d’allarme.
Il direttore generale di Aoui, Callisto Marco Bravi, ha ricordato l’importanza del modello americano, dove le assicurazioni finanziano screening di massa, auspicando una maggiore incisività anche in Italia.
Il ruolo delle istituzioni sanitarie
Durante la conferenza stampa, le autorità sanitarie veronesi hanno ribadito l’impegno nel rendere la prevenzione un’azione diffusa e accessibile. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Verona, prof. Alfredo Guglielmi, ha annunciato un webinar dedicato alla formazione medica sul diabete pediatrico e sottolineato il valore della collaborazione tra medici e cittadini, anche attraverso programmi scolastici specifici, come il percorso di biologia biomedica attivato nei licei Maffei, Copernico e Galilei.