La sanità pubblica italiana, già in affanno, si trova ad affrontare una nuova sfida: un’ondata di pensionamenti che nei prossimi cinque anni potrebbe ridurre il personale ospedaliero di un terzo. Secondo i dati forniti da Anaao Assomed, entro il 2030 oltre 300 medici e dirigenti sanitari potrebbero lasciare il servizio solo nei tre ospedali dell’Ulss 9 Scaligera (Villafranca, San Bonifacio e Bussolengo) e nell’Azienda ospedaliera di Verona.
Le cause: una professione in crisi
Alla base di questa emergenza vi sono fattori anagrafici, economici e strutturali. La generazione di medici nata negli anni Sessanta – quella entrata nel Sistema sanitario nazionale tra gli anni Ottanta e Novanta – si sta avvicinando all’età pensionabile. La situazione è aggravata dal fatto che i nuovi ingressi non compensano le uscite. La mancanza di medici è particolarmente evidente in settori critici come il pronto soccorso, considerato il “fronte di guerra” degli ospedali e sempre meno attrattivo per i giovani professionisti.
La crescita del settore privato rappresenta un altro fattore determinante: molte figure professionali lasciano il pubblico per approdare in strutture private, che offrono stipendi più alti, orari più regolari e migliori condizioni di lavoro. Nel periodo 2019-2023, oltre 4.900 medici sono andati in pensione, 2.500 si sono dimessi e 2.000 hanno lasciato il Paese, cercando opportunità migliori all’estero.
Il confronto con la sanità privata
La sanità privata si espande, attirando personale con contratti più remunerativi. Come sottolinea Flavio Magarini del Tribunale per i diritti del malato, i compensi nel privato possono essere fino a quattro volte superiori a quelli pubblici. Un medico privato, guadagnando una percentuale del costo delle visite – mediamente 120-130 euro l’una – può incassare in una settimana ciò che un collega del pubblico guadagna in un mese di lavoro, spesso con turni estenuanti e notti di straordinari.
Borse di studio e nuove generazioni: una luce in fondo al tunnel?
Dal 2021 è stato introdotto un potenziamento delle borse di specializzazione per incentivare i laureati in Medicina a intraprendere carriere ospedaliere. Tuttavia, come evidenzia Vincenzo Cosentini di Anaao Assomed, questo intervento non basta: i settori meno attrattivi, come l’emergenza-urgenza, continuano a soffrire. Inoltre, i giovani medici sembrano sempre meno disposti a sacrificare la vita privata per una professione caratterizzata da alti rischi, burnout, e lente opportunità di carriera.
Non solo medici: la carenza di infermieri e medici di famiglia
Anche gli infermieri seguono il trend di fuga dal pubblico al privato, mentre i medici di medicina generale affrontano carichi di lavoro sempre più gravosi. Il sovraccarico burocratico, unito alla mancanza di risorse, sta portando intere aree a rimanere senza assistenza di base. Questo spinge i pazienti a rivolgersi ai pronto soccorso, accentuando il problema della sovraccapacità.
Un problema politico e strutturale
La soluzione, secondo gli esperti, deve essere di natura politica e strutturale. È necessario rendere la professione medica più appetibile, non solo migliorando le retribuzioni, ma anche garantendo migliori condizioni di lavoro, possibilità di crescita e una maggiore conciliazione con la vita privata.