Le montagne veronesi della Lessinia e del Monte Baldo stanno già vivendo i segnali del cambiamento climatico, con inverni sempre più miti e giornate di neve in netto calo e, il fenomeno si aggraverà nei prossimi anni. L’isoterma degli zero gradi si è già alzata di 400 metri negli ultimi 70 anni, e le attuali 60 giornate di neve all’anno potrebbero ridursi a 35-40 entro il 2060, portando con sé pesanti conseguenze per il turismo e l’economia locale.
Un lento declino degli inverni innevati
La riduzione delle giornate nevose, già in corso, si sta manifestando in maniera evidente al di sotto dei 2.000 metri. Le montagne della Lessinia, che si elevano a poco più di 1.800 metri, e il Monte Baldo soffrono particolarmente questa situazione. Gli sport invernali che un tempo animavano queste zone stanno subendo un lento declino, portando gli operatori a chiedersi se sia possibile resistere o se sarà necessaria una riconversione.
Un problema anche per le Alpi
Il calo delle precipitazioni nevose non riguarda solo l’area veronese, ma colpisce anche le Alpi. I ghiacciai, come quelli della Marmolada e dell’Adamello, sono ormai in una fase critica: dal 1850 ad oggi, si stima che abbiano perso il 65% del loro volume. Solo i ghiacciai situati oltre i 3.000 metri sembrano avere ancora qualche possibilità di sopravvivere per qualche decennio.
Effetti del riscaldamento globale
Panziera sottolinea come il cambiamento climatico sia la causa principale di questi fenomeni. Gli sbalzi termici sono sempre più frequenti, con episodi di neve seguiti da rapide fusioni a causa dell’innalzamento delle temperature medie. Un esempio è stato l’inverno scorso, quando una buona stagione sciistica in Lessinia è stata interrotta da un’ondata di scirocco, che ha trasformato la neve in pioggia.
Prospettive future: meno neve sotto i 2.000 metri
Secondo le previsioni, nei prossimi decenni nevicherà sempre meno sotto i 2.000 metri, soprattutto a Sud delle Alpi. Le giornate nevose, anche quando si verificheranno, saranno caratterizzate da precipitazioni brevi e una rapida fusione della neve. Questo fenomeno rappresenta una sfida importante per i comprensori sciistici, che dovranno ripensare la loro offerta turistica per far fronte a questa nuova realtà climatica.