Secondo un’analisi della Cgia di Mestre, il numero di pensionati supererà quello degli occupati in molte aree del Paese entro il 2028. Tuttavia, città come Verona sembrano andare controcorrente. La situazione risulta particolarmente critica nel Mezzogiorno, ma anche il Nord Italia sta iniziando a risentirne.
Lo studio evidenzia come in alcune province del Sud Italia già oggi si contino più pensioni erogate che stipendi. Lecce guida questa tendenza con un saldo negativo di 97mila unità, seguita da Napoli e Messina. L’elevata diffusione dei trattamenti sociali e di inabilità contribuisce a peggiorare il quadro, che appare destinato a peggiorare nei prossimi anni.
Entro il 2028, 2,9 milioni di italiani raggiungeranno l’età pensionabile, con un impatto significativo soprattutto nelle regioni centrosettentrionali, dove 2,1 milioni di lavoratori lasceranno il mercato del lavoro. Questo fenomeno determinerà un sorpasso delle pensioni sugli stipendi anche nel Nord Italia. Attualmente, 11 province settentrionali, tra cui Sondrio, Gorizia e Imperia, registrano già un numero maggiore di pensioni rispetto agli stipendi.
Verona emerge come un esempio virtuoso in questo contesto, con un saldo positivo di 86mila unità. Insieme a Milano, Roma, Brescia e altre città del Nord, Verona rappresenta una delle poche realtà in controtendenza rispetto al trend nazionale. In particolare, Milano guida la classifica delle province con il maggior saldo positivo (+342mila), seguita da Roma (+326mila) e Brescia (+107mila).
La situazione nel Centro e Sud Italia appare più complessa, con pochissime eccezioni positive, come Cagliari e Ragusa. Le province toscane di Prato, Pisa e Pistoia registrano saldi positivi, ma restano casi isolati in un panorama preoccupante.