L’area del Guà, tra le province di Padova, Vicenza e Verona, è tra le più colpite dal fenomeno del caporalato nel Nordest. La recente operazione delle Fiamme Gialle a Cologna Veneta ha portato alla luce un grave caso di sfruttamento lavorativo, con l’arresto di due mediatori di origine indiana accusati di ridurre in schiavitù trentatré braccianti, con la promessa di un futuro migliore. Giosuè Mattei, segretario regionale della Flai-Cgil Veneto, ha definito la situazione “estremamente grave”.
Un sistema radicato nell’illegalità: la necessità di riformare la Legge Bossi-Fini
Mattei ha evidenziato come questo sia il quarto caso di caporalato in pochi giorni, sottolineando quanto il settore agricolo sia intriso di sfruttamento e illegalità. La Guardia di Finanza ha denunciato un sistema simile a quello scoperto recentemente nel Trevigiano, alimentato dal combinato disposto del decreto flussi e della Legge Bossi-Fini, che favoriscono il mercato illegale della manodopera. Secondo Mattei, questo sistema coinvolge anche le prefetture e le questure di alcuni territori, in particolare in Campania, e beneficia delle connessioni con la camorra e la ‘ndrangheta.
Le imprese locali approfittano della manodopera a basso costo offerta dai caporali, contribuendo a un sistema ben collaudato di sfruttamento. Nel 2022, Mattei aveva descritto il fenomeno delle “agromafie” in Veneto, dove il lavoro irregolare ammonta a 5,5 miliardi di euro. La Flai-Cgil ha avviato una vertenza nazionale per cambiare questo sistema e regolarizzare i lavoratori sfruttati, restituendo loro dignità.
La Grande Distribuzione: il tabù del mercato del lavoro
Mattei ha portato l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: la responsabilità della grande industria della trasformazione e della grande distribuzione. Questi settori sono i veri beneficiari della manodopera sfruttata, mentre i prezzi al consumo aumentano senza riflettere i reali costi di produzione.
Salari miserevoli e prezzi in crescita
Nonostante l’aumento dei prezzi al consumo, i salari dei lavoratori agricoli e i compensi per i piccoli imprenditori sono diminuiti drasticamente. Questo squilibrio è aggravato dalle politiche economiche e dalla speculazione, che favoriscono i grandi operatori a scapito dei lavoratori. Da anni, i leader delle mobilitazioni denunciano l’inerzia della politica nel risolvere questo problema.
Il ruolo del sindacato nella lotta al caporalato
La Flai-Cgil, insieme alla magistratura e alle forze dell’ordine, svolge un’opera di monitoraggio e contrasto al caporalato. Attraverso un osservatorio interno, il sindacato analizza i dati e collabora con la Guardia di Finanza per combattere il fenomeno. In particolare, la Flai ha focalizzato l’attenzione sull’area del Guà, coinvolgendo diverse località tra cui Cologna Veneta, San Bonifacio, Orgiano, Lonigo e Borgo Veneto, dove la presenza della ‘ndrangheta è nota.
Tre anni fa, la Cgil-Flai aveva identificato 5.500 casi accertati di lavoratori gravemente sfruttati in Veneto, un numero che non comprende quelli non ancora scoperti. La lotta contro il caporalato continua, con l’obiettivo di estirpare questa piaga dal settore agricolo italiano.