Sanità veneta, medici più giovani ma crescono le dimissioni

Nel decennio 2015-2025 le assunzioni hanno favorito il ricambio generazionale negli ospedali, ma l’aumento delle uscite volontarie rappresenta una criticità per il sistema sanitario regionale

Medico

Il sistema sanitario pubblico del Veneto ha attraversato, tra il 2015 e il 2025, un periodo caratterizzato da un intenso ricambio del personale medico. Le nuove assunzioni hanno contribuito a ridurre l’età media dei dirigenti medici, consentendo agli ospedali regionali di mantenere una sostanziale stabilità degli organici. Allo stesso tempo, però, la crescita delle dimissioni volontarie ha fatto emergere nuove preoccupazioni sulla capacità delle strutture di trattenere gli specialisti.

Il quadro emerge dall’analisi realizzata da Anaao Assomed sulla base di dati provenienti da Onaosi, Ministero dell’Economia e Conto Annuale. Nel periodo considerato, il numero dei dirigenti medici presenti negli ospedali veneti non ha subito variazioni particolarmente rilevanti: si è passati dai 7.970 professionisti del 2015 ai 7.871 del 2024.

Dietro questa apparente stabilità si trova tuttavia un’intensa attività di reclutamento. Le campagne di assunzione hanno raggiunto livelli particolarmente elevati in alcuni anni, con 846 ingressi a tempo indeterminato nel 2020 e 708 nel 2025. Proprio il ricorso alle nuove immissioni ha permesso di compensare le uscite e di evitare una riduzione più marcata della presenza medica nei reparti.

Il ricambio ha avuto effetti anche sulla composizione anagrafica degli organici. L’arrivo di nuovi specialisti ha contribuito infatti a ridurre l’età media dei professionisti. Per gli uomini il dato è sceso da 53 anni a 49,9 anni, mentre tra le donne la diminuzione è stata da 47,9 a 46,6 anni. Un cambiamento che testimonia il progressivo ingresso di personale più giovane nelle strutture sanitarie regionali.

Il problema principale non sembra però essere rappresentato dai pensionamenti. Le uscite dovute al raggiungimento della pensione sono rimaste infatti relativamente contenute: 200 medici nel 2024 e 192 nel 2025. È soprattutto un’altra forma di uscita dal sistema a destare attenzione.

Nel corso del decennio sono aumentate in maniera significativa le dimissioni volontarie. Nel 2015 erano state 115, corrispondenti all’1,4% dei medici in servizio. Il fenomeno ha raggiunto il suo punto più alto nel 2022, quando le uscite sono arrivate a 479, pari al 6,1% dell’organico.

Negli anni successivi il numero è diminuito, pur mantenendosi su livelli superiori rispetto all’inizio del periodo analizzato. Nel 2024 le dimissioni sono state 276 e nel 2025 sono scese a 214. Il tasso complessivo di rinuncia ha comunque registrato nel decennio un incremento di 2,1 punti percentuali, collocando il Veneto tra le aree italiane che hanno evidenziato una crescita più consistente del fenomeno.

Il saldo del 2025 resta comunque positivo. Alle 708 assunzioni a tempo indeterminato hanno fatto da contraltare le uscite complessive, con un risultato finale di 302 dirigenti medici in più. Il dato conferma quindi la capacità della sanità regionale di sostenere il ricambio attraverso nuove immissioni, senza però cancellare le criticità legate alla permanenza del personale.

Secondo Luca Barutta, segretario regionale di Anaao Assomed Veneto, i dati dimostrano la capacità della Regione di intervenire sul ricambio generazionale e sul rafforzamento degli organici. La questione più delicata riguarda invece le condizioni nelle 13 aziende sanitarie regionali, dove il peso dei carichi di lavoro e una limitata stabilità organizzativa possono contribuire a spingere i professionisti verso altre opportunità.

Per il sindacato, la crescita delle dimissioni rappresenta infatti un segnale da non sottovalutare. Tra gli interventi indicati figurano una maggiore valorizzazione economica dei professionisti, il miglioramento della qualità della vita lavorativa e una maggiore attenzione alla sicurezza degli operatori.

Il quadro restituisce dunque una sanità veneta in equilibrio sul piano numerico, ma alle prese con una sfida diversa: non solo assumere nuovi medici, ma riuscire a trattenerli negli ospedali. Il ringiovanimento degli organici costituisce un elemento positivo, mentre l’aumento delle dimissioni volontarie segnala la necessità di intervenire sulle condizioni professionali per garantire la stabilità futura dei servizi sanitari.

Redazione

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