Veneto, occupazione in crescita ma rallenta: Verona perde 5 mila posti

Il 2025 chiude con un saldo positivo ma dimezzato rispetto al 2024. In difficoltà il manifatturiero, soprattutto tessile e occhialeria

Il mercato del lavoro veneto nel 2025 si conferma in crescita, ma con un passo più lento rispetto al passato recente. Secondo i dati contenuti nel report La Bussola di Veneto Lavoro, il saldo occupazionale regionale è positivo per 14.600 posizioni lavorative dipendenti, cifra che rappresenta tuttavia una flessione significativa rispetto alle 29.500 unità guadagnate nel 2024.

Le assunzioni complessive sono state 617.427, in calo dell’1%, con una diminuzione più marcata tra le donne (-3%), gli italiani (-2%) e la fascia d’età 30-54 anni (-5%). Al contrario, cresce la domanda di lavoro per gli over 55, anche in relazione ai trend demografici in atto. La quota di part-time resta alta (33,1%), ma in lieve flessione tra le donne (dal 49,9% al 48,6%).

Verona, saldo positivo ma 5 mila posti in meno rispetto al 2024

Tutte le province venete chiudono il 2025 con un saldo positivo, eccetto Rovigo (-484 posti). Tuttavia, anche dove si registra una crescita, i numeri risultano inferiori rispetto all’anno precedente. A Verona il saldo è di +2.338 posti di lavoro, ma sono circa 5.000 in meno rispetto al 2024, segno di un rallentamento visibile soprattutto nei settori industriali legati al made in Italy.

Le dinamiche occupazionali più favorevoli si sono registrate a Padova (+4.139 posti), seguita da Venezia (+2.759), Vicenza (+2.620), Treviso (+2.344), Verona (+2.338) e Belluno (+902). La domanda di lavoro è risultata in calo in quasi tutte le province, con le eccezioni di Treviso (stabile) e Venezia (+3%).

I settori in difficoltà: tessile, alimentare e occhialeria

Il settore industriale mantiene un saldo positivo (+3.600), sostenuto in particolare dal comparto metalmeccanico, che ha registrato 980 posti in più e un aumento delle assunzioni del 2%. Tuttavia, altri comparti storici del made in Italy, come tessile-abbigliamento, occhialeria e alimentare, hanno sofferto per una combinazione di rallentamento produttivo e ristrutturazioni organizzative, segnando nel complesso un saldo negativo di -1.500 posti di lavoro.

Anche l’automotive, nonostante segnali incoraggianti a fine anno, mostra una leggera flessione. La situazione si riflette principalmente sui contratti a termine e in apprendistato, mentre le posizioni a tempo indeterminato sono cresciute di 24.000 unità, segno di una maggiore stabilità per chi riesce a entrare nel mercato.

Agricoltura e terziario: luci e ombre

Nel comparto agricolo il bilancio 2025 è negativo: -660 posizioni lavorative, determinato da un incremento delle cessazioni (+9%) superiore all’aumento delle assunzioni (+2%).

Nel terziario, il saldo annuo è positivo per +11.700 posti, ma anch’esso in calo rispetto al 2024. Commercio, logistica e turismo non riescono a replicare i numeri del periodo post-pandemico, anche a causa della contrazione generalizzata delle nuove attivazioni. Unico comparto in controtendenza negativa sono i servizi di pulizia, che segnano -300 posti per un calo dell’11% nelle assunzioni.

Preoccupazioni e prospettive

Il contesto del 2025 mostra un mercato del lavoro ancora in grado di generare occupazione, ma segnato da una riduzione dell’intensità della crescita. Il rallentamento è attribuito in parte alla normalizzazione del ciclo economico post-Covid, in parte alla fragilità del contesto internazionale, che incide sulla fiducia delle imprese, sulla produzione industriale e sugli ordini, anche dall’estero.

Le assunzioni in somministrazione, ad esempio, sono calate del 3%, ma mantengono un saldo positivo (+4.500), superiore a quello del 2024. Tuttavia, il trend generale suggerisce una fase di assestamento, non priva di rischi, per l’occupazione nei prossimi anni.

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