San Bonifacio, le assistenti sociali in assemblea: “No all’Azienda Speciale, sì al confronto”

Preoccupazione e delusione al centro dell’incontro tra le professioniste del Distretto 2: rischio peggioramento dei servizi e delle condizioni lavorative

Assistente sociale

Si è tenuta ieri a San Bonifacio un’assemblea molto partecipata delle assistenti sociali del Distretto 2 della Provincia di Verona, riunite per affrontare un tema che sta generando crescente tensione: la possibile trasformazione dell’ATS (Ambito Territoriale Sociale) in Azienda Speciale. Una scelta amministrativa che, secondo le lavoratrici, è stata calata dall’alto senza alcun coinvolgimento, nonostante le ripetute richieste di confronto con i sindaci dei Comuni interessati.

La proposta dell’Azienda Speciale preoccupa operatrici e sindacati

Durante l’incontro è emersa una forte delusione per l’assenza di dialogo con le istituzioni locali, in merito a una decisione che potrebbe ridefinire in modo sostanziale l’assetto dei servizi sociali. La scelta di costituire un’Azienda Speciale, al posto di un consorzio, solleva dubbi sulla sostenibilità economica e sulla tutela delle lavoratrici, oltre che sull’efficacia dell’erogazione dei servizi.

I sindacati FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, rappresentati rispettivamente da Valentino Geri, Stefano Mazzoni e Stefano Gottardi, hanno raccolto l’appello delle professioniste: “Temiamo un netto peggioramento delle condizioni contrattuali e della qualità dei servizi. La creazione di una struttura costosa e burocratizzata rischia di allontanare l’assistenza dal territorio e dalle persone”.

Un rischio per la tenuta del welfare locale

L’Ambito Territoriale Sociale svolge un ruolo cruciale nel rispondere alle fragilità sociali in aumento, in un contesto già reso difficile dalla progressiva riduzione dei fondi statali agli enti locali. Le assistenti sociali evidenziano come la nascita di un’Azienda Speciale — con costi aggiuntivi per presidenza, direzione, sede, consiglio di amministrazione e logistica — potrebbe sottrarre risorse fondamentali all’assistenza diretta.

A preoccupare maggiormente è il timore che questa scelta possa portare a una delegittimazione del ruolo pubblico nella gestione dei servizi sociali, trasformando un sistema fondato sulla cura e prossimità in un apparato burocratico distante dai cittadini.

Professioniste in fuga: il danno sociale è già tangibile

Il segnale più allarmante emerso dall’assemblea è che alcune operatrici stanno valutando l’abbandono della professione, a causa dell’incertezza e delle scarse prospettive di tutela contrattuale. Una perdita che rischia di privare il territorio di competenze maturate in anni di esperienza sul campo, profondamente legate alla conoscenza delle realtà locali.

La continuità, la qualità e la trasparenza dell’assistenza — sottolineano le lavoratrici — si garantiscono solo mantenendo una gestione pubblica diretta, non appaltando il servizio a entità esterne potenzialmente meno efficienti e più onerose.

La richiesta alle istituzioni: “Fermatevi e ascoltate”

Alla luce del confronto di ieri, le assistenti sociali del Distretto 2, insieme alle sigle sindacali, hanno formalizzato una nuova richiesta di incontro ai sindaci. L’obiettivo è aprire finalmente un dialogo concreto che consenta di valutare alternative più trasparenti, sostenibili e rispettose della professionalità degli operatori.

“È il momento di fermarsi, ascoltare e riflettere”, affermano i promotori dell’iniziativa. “Decisioni affrettate potrebbero compromettere definitivamente la qualità del welfare locale”.

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