Settembre rilancia il turismo a Verona e in Veneto, con una ripresa dei flussi di visitatori e prospettive incoraggianti per il comparto ricettivo. I dati elaborati da Confcommercio Verona e VeronaUp, insieme alle rilevazioni di Federalberghi, delineano un quadro positivo per il mese che segna il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale.
Nel centro storico di Verona sono stati registrati circa 917mila visitatori, con un aumento del 9,3% rispetto ai circa 839mila rilevati ad agosto. Si tratta di una crescita di circa 78mila persone in un mese, che segnala un recupero dopo la flessione estiva associata alle temperature particolarmente elevate.
Anche a livello regionale le indicazioni sono favorevoli: quattro comprensori turistici veneti su cinque mostrano risultati migliori rispetto a settembre 2022, con tassi di occupazione delle strutture ricettive superiori all’80% in diversi segmenti.
Verona recupera visitatori, ma resta sotto i livelli del 2022
Il centro storico scaligero torna a registrare un incremento dei flussi turistici, pur senza raggiungere i valori del settembre 2022. In quel periodo, secondo i dati di telefonia mobile utilizzati per le rilevazioni, i visitatori nell’area compresa all’interno dell’ansa dell’Adige avevano raggiunto circa 1,085 milioni.
La ripresa di settembre evidenzia quindi un miglioramento rispetto al mese precedente, ma lascia ancora spazio a un recupero rispetto ai livelli di quattro anni prima.
A trainare la crescita è soprattutto la componente italiana. I visitatori provenienti dall’Italia, escludendo la provincia veronese per i dati sul turismo di prossimità, sono passati da circa 372mila ad agosto a quasi 493mila a settembre. L’incremento è stato di oltre 120mila persone, pari al 32,5%.
Diversa la dinamica degli arrivi dall’estero, scesi da circa 468mila a 424mila, con una diminuzione del 9,4%. Il cambiamento nella composizione dei flussi ha portato i visitatori italiani a rappresentare il 53,7% del totale, contro il 44,3% di agosto. La quota straniera è invece passata dal 55,7% al 46,3%.
Stati Uniti primo mercato estero per Verona
Tra i visitatori internazionali, gli Stati Uniti hanno conquistato il primo posto a settembre, con circa 50.500 presenze. Il dato rappresenta un incremento dell’83,6% rispetto ai 27.500 visitatori registrati nel mese precedente.
Al secondo posto si è collocata la Germania, con 49.200 presenze, in calo del 13,5% rispetto alle 56.900 di agosto. La Francia ha invece registrato una contrazione più marcata: i visitatori sono passati da 93.100 a 48.200, con una flessione del 48,2%.
Anche altri mercati europei hanno mostrato una diminuzione rispetto ad agosto. I Paesi Bassi hanno totalizzato 40.700 presenze, contro le 45.300 precedenti, mentre la Polonia si è attestata a 36.600 visitatori, rispetto ai 40.100 del mese precedente.
In controtendenza l’Austria, salita da 26.200 a 30.300 presenze, con una crescita del 15,6%. Ancora più evidente l’incremento della Svezia, passata da 6.300 a 10.500 visitatori, pari a un aumento del 66,7%.
Tra le altre provenienze figurano Spagna con 20.400 visitatori, Svizzera con 15.200, Romania con 8.100, Brasile con 7.600, Belgio con 7.000, Danimarca con 5.600, Australia con 4.800 e Irlanda con 4.600.
Turismo di prossimità e capacità di spesa
Il centro di Verona continua ad attirare anche visitatori provenienti da altre province italiane. Tra le aree di provenienza più rappresentate, dopo l’esclusione della provincia veronese, spiccano Vicenza con 21.200 visitatori e Brescia con 19.400.
Seguono Trento, con 15.300 persone, Mantova con 14.900, Padova con 12.200 e Milano con 11.900. Nella graduatoria compaiono inoltre Venezia, Treviso, Roma, Bolzano e Bergamo.
Un altro elemento significativo riguarda la capacità di spesa dei visitatori, rimasta sostanzialmente stabile. La fascia con il potere d’acquisto più elevato, definita High spending, rappresenta il 25,9% del totale, mentre quella Mid-High raggiunge il 16,6%.
Nel complesso, il 42,5% dei visitatori appartiene alle due fasce di spesa medio-alta, una quota vicina al 43% rilevato ad agosto. La fascia intermedia costituisce il 15,5%, quella medio-bassa il 18,4% e quella a minore capacità di spesa il 23,7%.
Le rilevazioni sulla durata delle visite mostrano inoltre che il 64% delle persone raggiunge il centro storico per una sola giornata. Il 26,6% si trattiene invece da due a quattro giorni. Tra i turisti stranieri, la percentuale di chi visita Verona per un solo giorno sale al 77,4%.
Secondo Nicola Dal Dosso, direttore generale di Confcommercio Verona, il recupero di quasi 80mila visitatori in un mese e la stabilità della capacità di spesa costituiscono segnali incoraggianti. Il dirigente ha sottolineato anche il ruolo della domanda italiana e la crescita del mercato statunitense, evidenziando l’importanza di trasformare i flussi turistici in opportunità concrete per negozi, pubblici esercizi e imprese del terziario.
Alberghi veronesi e provincia, settembre positivo
Anche il comparto ricettivo guarda con favore ai risultati del mese. Maurizio Russo, presidente di Federalberghi Confcommercio Verona, ha evidenziato la buona tenuta del turismo alberghiero in città e in provincia, attribuendo un ruolo importante agli eventi e alla capacità di promuovere l’intero territorio.
Tra le priorità indicate dal settore figura la necessità di distribuire meglio i visitatori, valorizzando anche le destinazioni meno conosciute rispetto alle mete più tradizionali. Un altro obiettivo riguarda lo sviluppo del turismo congressuale, considerato uno strumento utile per prolungare la stagione e ridurre la dipendenza dai periodi di maggiore affluenza.
La strategia punta quindi a integrare cultura, eventi, ricettività e promozione territoriale, coinvolgendo sia il centro urbano sia le altre località della provincia.
Veneto verso risultati record: città d’arte al 90,6%
Il quadro regionale conferma il recupero turistico di settembre. Secondo i dati di Federalberghi Veneto, quattro dei cinque principali comprensori hanno registrato un miglioramento rispetto allo stesso mese del 2022.
Le città d’arte guidano la graduatoria con un tasso di occupazione previsto delle strutture ricettive pari al 90,6%, in crescita rispetto all’86,7% dell’anno precedente. L’incremento indicato è del 4,5%.
Anche le destinazioni balneari mostrano una dinamica favorevole: l’occupazione raggiunge l’80,3%, contro il 73,1% di settembre 2022, con una crescita del 9,8%.
Il comparto lacustre si attesta all’83,4%, rispetto all’80,6% dello stesso periodo di confronto, segnando un aumento del 3,5%. Un risultato particolarmente rilevante riguarda la montagna, che registra il miglioramento più consistente: l’occupazione passa dal 70,8% all’81,8%, con un incremento del 15,5%.
Il settore termale rappresenta invece l’unica eccezione, mantenendosi sostanzialmente stabile. Il tasso di occupazione previsto si attesta al 76,4%, rispetto al 77,1% del 2022, con una diminuzione dello 0,9%.
Destagionalizzazione e qualità del turismo: le sfide per il futuro
L’allungamento della stagione turistica offre alle imprese la possibilità di distribuire meglio il lavoro e programmare con maggiore continuità le attività. I benefici potenziali riguardano non soltanto gli alberghi, ma anche ristorazione, trasporti, commercio e servizi collegati all’accoglienza.
Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto, ha definito il recupero di settembre un segnale della competitività del sistema turistico regionale, sottolineando il contributo delle condizioni meteorologiche favorevoli e della qualità dell’offerta.
Secondo Schiavon, tuttavia, il successo del settore non dovrebbe essere valutato esclusivamente attraverso arrivi e presenze. Diventa importante considerare anche la soddisfazione dei visitatori, la qualità della vita dei residenti e la redditività delle imprese, chiamate a sostenere costi elevati e investimenti continui.
La sfida per Verona e per il Veneto sarà consolidare la crescita, distribuire meglio i flussi e aumentare il valore economico generato dal turismo. I dati di settembre offrono indicazioni positive, ma la capacità di trasformare il recupero stagionale in un risultato duraturo dipenderà anche dalla valorizzazione delle destinazioni meno frequentate e dallo sviluppo di un’offerta capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno.
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