Verona, due agenti condannati per tortura: la sentenza della Corte d’Assise
Si conclude con due condanne per tortura il processo a carico di altrettanti poliziotti che nel 2022 prestavano servizio alle Volanti della Questura di Verona. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Raffaele Ferraro, ha inflitto sei anni e sei mesi di reclusione ad Alessandro Migliore e quattro anni e tre mesi a Loris Colpini, riconoscendo la responsabilità degli imputati per le condotte contestate nei confronti di due persone fermate.
La decisione arriva dopo un procedimento durato circa due anni e mezzo, caratterizzato da numerose testimonianze, interrogatori e approfondimenti tecnici sulle immagini registrate dalle telecamere interne agli ambienti della Questura.
Nonostante l’assoluzione degli imputati da alcune contestazioni, il collegio giudicante ha confermato il reato più grave, quello di tortura, elemento centrale dell’indagine coordinata dai pubblici ministeri Boranga e Bisso.
La sentenza è stata pronunciata alla presenza degli imputati, dei rispettivi difensori e di numerosi appartenenti alla Polizia di Stato che avevano seguito le udienze.
Dopo la lettura del dispositivo, nell’aula giudiziaria è calato il silenzio.
Le violenze contestate nei confronti di due fermati
Al centro del procedimento ci sono gli episodi che avrebbero coinvolto Mattia Tacchi e Nicolae Daju, le due persone individuate come vittime delle condotte contestate.
Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal collegio per il reato di tortura, i comportamenti tenuti dagli agenti avrebbero oltrepassato i limiti consentiti nell’esercizio delle funzioni di polizia, assumendo caratteristiche degradanti e offensive della dignità personale.
Una parte importante dell’istruttoria ha riguardato quanto accaduto all’interno di una stanza della Questura utilizzata per trattenere temporaneamente le persone fermate.
L’ambiente, conosciuto come “acquario”, era sorvegliato da telecamere che hanno registrato alcune delle sequenze successivamente esaminate durante il processo.
Le immagini sono diventate uno degli elementi principali del confronto tra accusa e difesa, soprattutto per ricostruire le modalità degli interventi effettuati nei confronti di Daju.
I filmati della Questura e il confronto tra i consulenti
Durante il dibattimento, particolare attenzione è stata dedicata a un episodio nel quale Loris Colpini aveva portato Nicolae Daju a terra all’interno della stanza dei fermati.
Per la Procura, l’uomo sarebbe stato sottoposto a un trattamento umiliante, venendo trascinato sul pavimento in un punto dove avrebbe precedentemente urinato.
La ricostruzione è stata però oggetto di un approfondito confronto tecnico, poiché le immagini disponibili non hanno consentito agli esperti di stabilire con certezza se il pavimento fosse effettivamente bagnato.
Uno degli aspetti discussi ha riguardato una macchia visibile sulla felpa della persona offesa.
Secondo i consulenti dell’accusa, poteva trattarsi di liquido, mentre per quelli della difesa sarebbe stata un’ombra prodotta dalle condizioni di ripresa, destinata a scomparire con il movimento dell’uomo.
L’angolazione della telecamera non ha permesso di risolvere definitivamente questo specifico elemento.
Il materiale video ha comunque rappresentato una componente rilevante dell’istruttoria, insieme alle testimonianze e alle altre prove raccolte nel corso del procedimento.
Colpini ha inoltre depositato filmati registrati attraverso la propria body cam, messi a disposizione del collegio per la valutazione dei fatti.
Le telefonate intercettate e le dichiarazioni di Migliore
Un altro capitolo dell’inchiesta ha riguardato le conversazioni telefoniche intercettate ad Alessandro Migliore.
Nel corso delle chiamate, l’allora agente avrebbe raccontato alla fidanzata episodi nei quali sosteneva di aver colpito persone fermate durante gli interventi di polizia.
Le intercettazioni contenevano riferimenti a pugni, schiaffi e altri comportamenti violenti, diventati oggetto di contestazione e approfondimento durante il processo.
Migliore ha respinto l’interpretazione accusatoria di quelle conversazioni, sostenendo di aver esagerato nei racconti per impressionare la compagna.
L’imputato ha scelto di sottoporsi all’interrogatorio, durato complessivamente circa nove ore, durante il quale ha fornito la propria versione degli episodi contestati.
Una delle discrepanze emerse ha riguardato il racconto di un intervento nei confronti di Daju.
In una conversazione telefonica, Migliore aveva riferito di essersi tolto il cinturone con la pistola prima di entrare nella stanza per affrontare l’uomo, descritto come agitato e molesto.
Le immagini delle telecamere mostravano invece l’agente ancora equipaggiato con il cinturone e l’arma, elemento utilizzato nel confronto processuale per valutare l’attendibilità delle sue dichiarazioni.
Lo spray urticante al centro degli accertamenti
Tra gli aspetti esaminati dalla Corte d’Assise figura anche l’impiego dello spray urticante durante uno degli interventi.
Secondo la ricostruzione della Procura, Migliore avrebbe utilizzato uno spray a base di oleoresin capsicum nei confronti di Nicolae Daju, senza dichiararne successivamente l’impiego.
L’accusa ha contestato le modalità dell’utilizzo, ritenendole eccessive rispetto alla situazione e sottolineando la mancata decontaminazione della persona interessata.
Nel corso del dibattimento sono stati ascoltati anche esperti e un istruttore della Polizia di Stato, chiamati a chiarire le procedure operative previste per l’impiego di questo strumento.
Il confronto ha riguardato le condizioni nelle quali è consentito ricorrere allo spray, le modalità di somministrazione e gli interventi necessari dopo l’esposizione alla sostanza irritante.
L’uso della forza e il rispetto delle procedure di sicurezza sono stati quindi tra i temi centrali dell’accertamento giudiziario, insieme alla valutazione delle condizioni delle persone trattenute.
Risarcimenti e interdizione dai pubblici uffici
Oltre alle pene detentive, la sentenza prevede conseguenze sul piano civile e sull’esercizio delle funzioni pubbliche.
Alessandro Migliore è stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, mentre per Loris Colpini la misura è stata disposta per una durata corrispondente alla pena inflitta.
Migliore aveva già lasciato la Polizia di Stato, dimettendosi nel dicembre 2023. Colpini, invece, risultava assistente capo all’epoca del procedimento.
Sul fronte dei risarcimenti, il collegio ha riconosciuto una provvisionale di 15mila euro a ciascuna delle due parti civili, per un totale di 30mila euro.
Il pagamento è stato disposto in solido con il Ministero dell’Interno, chiamato nel procedimento in qualità di responsabile civile.
Non è stata invece riconosciuta una liquidazione a favore delle associazioni Avvocati di strada e del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.
Le somme stabilite a titolo di provvisionale rappresentano un primo riconoscimento economico a favore delle persone offese, distinto dall’eventuale definizione complessiva del danno risarcibile.
Un processo durato due anni e mezzo
Il procedimento giudiziario aveva preso avvio il 5 maggio 2024, dando inizio a una lunga fase dibattimentale nella quale sono stati analizzati numerosi elementi.
L’istruttoria ha visto alternarsi testimonianze, consulenze tecniche, esame dei filmati e interrogatori degli imputati.
La complessità del processo è stata determinata anche dalla necessità di interpretare correttamente le registrazioni video, verificare le ricostruzioni fornite dalle parti e valutare il comportamento degli agenti alla luce delle procedure previste per gli interventi di polizia.
Il collegio ha infine pronunciato una decisione che, pur escludendo la responsabilità per alcuni capi d’imputazione, ha riconosciuto la sussistenza del reato di tortura, determinando pene differenti per i due imputati.
La pronuncia costituisce una sentenza di primo grado e non equivale quindi a una condanna definitiva.
La difesa di Migliore contesta la sentenza e annuncia ricorso
La decisione della Corte d’Assise è stata accolta con una netta contestazione dai legali di Alessandro Migliore.
L’avvocato Giuseppe Rossodivita, che assiste l’ex poliziotto insieme a Marco Pezzotti, ha sostenuto che il dibattimento avrebbe fatto emergere elementi sufficienti a mettere in discussione l’impianto accusatorio.
La difesa considera la sentenza giuridicamente errata e ingiusta, annunciando l’intenzione di proseguire la battaglia giudiziaria nelle successive sedi previste dall’ordinamento.
I legali hanno inoltre espresso critiche al contesto nel quale si è svolto il processo, ritenendo che abbia avuto un peso sulla vicenda giudiziaria.
L’obiettivo dichiarato è ottenere il riconoscimento dell’estraneità di Migliore alle condotte descritte nell’imputazione.
La vicenda giudiziaria resta dunque aperta alla possibilità di un giudizio d’appello, nel quale potranno essere nuovamente esaminate le contestazioni delle difese e le valutazioni contenute nella sentenza di primo grado.
Il caso delle violenze nella Questura di Verona si chiude così, per questa fase processuale, con due condanne per tortura e con il riconoscimento di un risarcimento provvisionale alle persone offese, mentre si attendono gli eventuali sviluppi nei successivi gradi di giudizio.
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