Verona, ansia e depressione sotto i riflettori: l’appello degli specialisti

Ansia, depressione e isolamento al centro della Settimana della salute mentale. Al Policlinico di Borgo Roma medici, istituzioni e associazioni promuovono il riconoscimento precoce dei disturbi e l'accesso alle cure

salute mentale

Riconoscere tempestivamente i segnali di disagio psicologico e rendere più accessibili i percorsi di assistenza sono gli obiettivi delle iniziative promosse a Verona durante la Settimana della salute mentale, dal 5 all’11 ottobre 2026. Giovedì 8 ottobre, nella hall del Policlinico G.B. Rossi di Borgo Roma, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha organizzato un punto informativo rivolto ai cittadini, con il coinvolgimento dell’Uoc Psichiatria B, dell’Ulss 9 Scaligera e delle associazioni dei familiari. L’appuntamento, inserito nelle attività per la Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre, ha richiamato l’attenzione su una problematica che interessa una persona su otto, con ansia e depressione tra i disturbi più frequenti e una particolare attenzione alla popolazione giovanile.

A Borgo Roma circa 14mila prestazioni ambulatoriali ogni anno

L’assistenza psichiatrica veronese comprende attività ospedaliere, percorsi territoriali e interventi rivolti a persone con differenti necessità cliniche.

L’Uoc Psichiatria B del Policlinico di Borgo Roma, diretta dal professor Corrado Barbui, registra annualmente circa 350 ricoveri per pazienti che attraversano fasi acute di malattia.

A questi si affianca un’attività ambulatoriale che raggiunge approssimativamente 14mila visite all’anno, dedicate alla valutazione, al trattamento e al monitoraggio di numerose condizioni.

Tra le problematiche affrontate figurano disturbi dell’umore, depressione, disturbo bipolare, manifestazioni ansiose, attacchi di panico, disturbi psicotici e della personalità, oltre a situazioni cliniche associate allo stress.

Il servizio si avvale di un’équipe multidisciplinare composta da medici psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali, dietiste e terapisti della riabilitazione psichiatrica, insieme ad altre figure professionali.

La presa in carico non si esaurisce con le visite specialistiche. I programmi comprendono sostegno psicologico individuale e collettivo, interventi riabilitativi, gestione delle terapie farmacologiche e attività cliniche svolte anche all’esterno dell’ospedale, compreso l’ambito penitenziario.

Tra i progetti sviluppati più recentemente rientra il Recovery College, un percorso di incontri che mette in relazione cittadini, operatori sanitari e sociali, persone con esperienza diretta dei disturbi e familiari, favorendo la condivisione delle conoscenze sulla salute mentale.

Cambiamenti nelle abitudini e isolamento: i segnali da osservare

Una delle questioni affrontate durante l’incontro riguarda la possibilità di riconoscere precocemente eventuali condizioni di sofferenza emotiva.

Non sempre il disagio si manifesta attraverso sintomi immediatamente riconoscibili. In alcune circostanze può emergere attraverso modificazioni progressive delle abitudini personali, della partecipazione sociale o dell’interesse verso le attività quotidiane.

Il professor Corrado Barbui, direttore dell’Uoc Psichiatria B, richiama l’attenzione proprio su questi aspetti.

«Il principale campanello d’allarme è il cambiamento. Quando una persona, rispetto al suo carattere abituale, appare diversa, magari meno attiva, con meno voglia di stare con gli altri, più isolata, può essere un segnale. Potrebbe non significare nulla, solo un periodo passeggero, ma potrebbe anche indicare un disagio emotivo. Questi piccoli segnali vanno riconosciuti e monitorati e, se necessario, si può chiedere aiuto».

Una riduzione della socialità o un cambiamento del comportamento non indicano automaticamente la presenza di un disturbo psichiatrico, ma possono rappresentare elementi da approfondire quando persistono o incidono sul benessere personale.

I giovani e il rapporto con la salute emotiva

Le nuove generazioni rappresentano una delle fasce di popolazione sulle quali si concentra maggiormente l’attenzione degli specialisti.

Accanto alla diffusione dei problemi psicologici tra i giovani adulti, emerge anche una maggiore disponibilità a riconoscere e raccontare le proprie difficoltà rispetto al passato.

Barbui osserva: «Soprattutto i più giovani oggi si vergognano meno a parlare dei propri problemi, anche emotivi. Siamo abituati a pensare alla componente fisica, ma abbiamo anche una dimensione emotiva, a cui spesso prestiamo poca attenzione, che può farci stare bene o male».

Il tema del riconoscimento dei disturbi è strettamente collegato a quello dello stigma sociale, che può ostacolare la richiesta di sostegno e l’accesso tempestivo ai servizi.

«Il primo obiettivo di questa iniziativa è far emergere i problemi di salute mentale: vanno riconosciuti e affrontati per tempo. – ha spiegato Corrado Barbui – È importante sottolineare che esistono percorsi per stare meglio e superare queste difficoltà. Purtroppo, però, c’è ancora un diffuso atteggiamento di scarso riconoscimento, fatto di stigma, imbarazzo e vergogna, che dobbiamo superare».

Università e ospedale, attenzione al benessere degli studenti

La prevenzione del disagio psicologico riguarda anche gli ambienti nei quali le persone trascorrono una parte significativa della propria vita, a partire da scuole, università e luoghi di lavoro.

Durante l’iniziativa, la rettrice dell’Università di Verona, Chiara Leardini, ha evidenziato il valore della collaborazione tra sistema accademico e strutture sanitarie.

«La presenza congiunta dell’Università di Verona e dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata testimonia un legame fondato su persone, competenze e responsabilità condivise. Ricerca, formazione e assistenza concorrono insieme a migliorare la cura e a produrre nuova conoscenza».

L’ateneo veronese ha posto particolare attenzione alla necessità di sviluppare ambienti universitari capaci di riconoscere le fragilità e contrastare l’isolamento degli studenti.

La rettrice ha inoltre sottolineato che rivolgersi a un servizio di supporto psicologico «Non è un segno di debolezza, ma un gesto di consapevolezza di sé e di cura della propria persona».

Il Comune di Verona e le iniziative contro l’emarginazione

La promozione del benessere mentale coinvolge anche l’amministrazione comunale, impegnata in attività di prevenzione e sensibilizzazione attraverso la collaborazione con le realtà territoriali.

La consigliera comunale Annamaria Molino ha ricordato l’adesione di Verona alla rete italiana Città Sane dell’Organizzazione mondiale della sanità, orientata alla tutela della salute fisica, mentale e psicologica.

Tra le iniziative promosse figura la sottoscrizione del manifesto “Bene in Comune”, dedicato alla salute mentale e alla responsabilità delle amministrazioni locali nella costruzione di comunità più inclusive.

«Lavoriamo per creare occasioni che riducano il disagio e superino l’isolamento, in modo che le persone si sentano parte di una comunità, ascoltate e seguite», ha dichiarato Molino.

La Settimana della salute mentale coinvolge associazioni e istituzioni

L’appuntamento dell’8 ottobre ha riunito rappresentanti del mondo sanitario, accademico, istituzionale e associativo.

Tra i presenti figuravano Paolo Petralia, direttore generale dell’Aoui Verona, la rettrice Chiara Leardini, il professor Corrado Barbui, Michela Nosè, direttrice della Scuola di specializzazione universitaria, e la consigliera Annamaria Molino.

Hanno partecipato anche utenti dei servizi, familiari e rappresentanti delle associazioni, tra cui Aipesp, presente con Orianna Pedrini.

Petralia ha richiamato l’importanza della responsabilità collettiva nella prevenzione: «La salute riguarda tutti noi e quando si parla di salute mentale, quindi di disagio, ancora di più dobbiamo abbattere lo stigma che spesso accompagna il malato. Dobbiamo essere capaci di prenderci cura prima ancora di curare».

Il programma della Settimana della salute mentale 2026, organizzato dall’Uoc Psichiatria B insieme all’Uoc Psichiatria dell’Ulss 9 Scaligera e alle associazioni dei familiari, comprende iniziative che interessano anche sport, cultura, arte e ambienti professionali.

Le attività si inseriscono nell’indirizzo promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, che attribuisce crescente importanza alla diffusione degli interventi per il benessere psicologico e al superamento delle barriere sociali che possono ostacolare l’accesso alle cure.

Redazione

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