Stevanin resta in carcere, negata la semilibertà e resta il giallo del Dna

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano respinge la richiesta del 66enne. Intanto gli accertamenti sui resti trovati nel 1995 non chiariscono il possibile legame con una giovane slovacca scomparsa

Giasnfranco Stevanin

Niente semilibertà per Gianfranco Stevanin. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha respinto una nuova richiesta presentata dalla difesa del serial killer di Terrazzo, condannato all’ergastolo per l’omicidio di sei donne e detenuto da 32 anni. La decisione è arrivata in prossimità del suo 66esimo compleanno, trascorso nel carcere di Bollate.

Secondo quanto emerge dalle motivazioni, per i giudici non sarebbe ancora maturata una sufficiente revisione critica dei crimini commessi e una piena consapevolezza della gravità del male provocato. Elementi considerati determinanti nella valutazione della possibilità di concedere il beneficio.

La difesa aveva sostenuto nell’istanza che l’età e alcune condizioni di salute avrebbero modificato il quadro relativo alla pericolosità sociale dell’uomo. Il Tribunale ha però ritenuto che non fossero presenti i necessari presupposti psicologici per consentire un regime diverso da quello detentivo.

Il mistero dei resti rinvenuti nel 1995

Parallelamente alla vicenda giudiziaria sulla semilibertà, rimane aperto un interrogativo che riporta alle indagini degli anni Novanta. Al centro degli accertamenti ci sono i resti del tronco di una donna rinvenuti il 3 luglio 1995, all’interno di un sacco abbandonato in uno scolo irriguo vicino ai terreni della famiglia Stevanin.

Del corpo era stata recuperata sostanzialmente la gabbia toracica. Le caratteristiche fisiche avevano fatto ipotizzare all’epoca che potesse appartenere a una donna molto giovane e minuta.

Negli ultimi mesi i carabinieri avevano chiesto alla Procura di poter procedere con nuove verifiche genetiche sui resti, tuttora conservati all’Istituto di Medicina legale di Verona. L’obiettivo era verificare un’eventuale compatibilità con una ragazza slovacca scomparsa nel 1994.

Il tempo trascorso, tuttavia, avrebbe compromesso il materiale biologico a disposizione. Le analisi non sarebbero quindi in grado di fornire una risposta definitiva sull’identità della vittima.

Il caso di Stanislava Chlebcová

Il nome finito al centro degli approfondimenti è quello di Stanislava Chlebcová, cittadina slovacca nata a Nitra e scomparsa nell’aprile del 1994 quando aveva 17 anni.

La giovane si era allontanata da un centro per adolescenti di Zlaté Moravce, in Slovacchia. Successivamente sarebbe emerso il suo coinvolgimento in un circuito di tratta di esseri umani che l’avrebbe condotta in Italia.

Utilizzando il nome “Diana”, la ragazza aveva continuato per un periodo a mantenere i contatti con la famiglia. Telefonate e lettere erano arrivate da Verona, e l’ultima comunicazione conosciuta risalirebbe al 1° ottobre 1994. Nei messaggi la giovane avrebbe raccontato una situazione di forte difficoltà, facendo riferimento alle condizioni delle ragazze provenienti dall’Est Europa e al fatto di essere costretta a lavorare.

Dopo quella data, di Stanislava non sono più arrivate notizie.

La sua scomparsa è stata affrontata anche dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?” e dalle autorità slovacche nell’ambito delle ricerche sulle persone scomparse da lungo tempo. Non è però stato possibile stabilire se i resti recuperati nel Veronese nel 1995 appartenessero alla diciassettenne.

Dall’arresto all’ergastolo

Stevanin era stato arrestato il 16 novembre 1994, dopo la denuncia di una donna austriaca che era riuscita ad allontanarsi da lui e a rivolgersi alle autorità.

Da quell’episodio presero avvio gli approfondimenti investigativi sull’uomo di Terrazzo, proveniente da una famiglia di agricoltori. Le successive indagini portarono alla scoperta di una vicenda criminale destinata a segnare profondamente la cronaca veronese.

Le ricerche coinvolsero proprietà e terreni riconducibili alla famiglia. Un casolare nella campagna di Terrazzo divenne uno dei luoghi centrali delle investigazioni. Stevanin sarebbe stato successivamente condannato all’ergastolo per sei omicidi.

Tra le vittime figuravano anche Claudia Pulejo e Biljana Pavlovic, donne con le quali aveva avuto rapporti affettivi o sentimentali e i cui corpi furono ritrovati sepolti.

Le indagini furono caratterizzate anche dal recupero di parti di corpi in circostanze differenti. Alcuni ritrovamenti arrivarono sulla base di indicazioni fornite dallo stesso Stevanin durante fasi alterne di dichiarazioni e presunti vuoti di memoria; altri avvennero invece casualmente.

Le ragioni del nuovo no alla semilibertà

Nella più recente richiesta di accesso alla semilibertà, i legali avrebbero posto l’accento sulle condizioni attuali di Stevanin, sostenendo che l’età e alcune patologie avrebbero determinato una riduzione degli impulsi sessuali e, di conseguenza, della sua pericolosità sociale.

La magistratura di sorveglianza ha tuttavia valutato diversamente il quadro, concentrandosi sulla mancanza di un’adeguata elaborazione critica dei delitti.

Sulla decisione è intervenuta anche la criminologa Roberta Bruzzone, che ha contestato l’equazione tra diminuzione della libido e cessazione della pericolosità. Secondo la criminologa, la violenza seriale non può essere interpretata esclusivamente attraverso la componente sessuale, perché può comprendere dinamiche di controllo, dominio e annientamento della vittima.

Bruzzone ha inoltre richiamato le valutazioni sulla personalità dell’uomo e la sua persistente affermazione di non ricordare gli omicidi, evidenziando come la questione centrale sia stabilire se sia realmente cambiato il funzionamento psicologico alla base dei comportamenti criminali.

Per il momento, dunque, Stevanin continuerà a scontare l’ergastolo nel carcere di Bollate, mentre sul fronte investigativo resta senza una risposta definitiva l’identità della donna cui appartenevano i resti recuperati nello scolo nel 1995. Il deterioramento del materiale biologico potrebbe aver reso impossibile stabilire se quel ritrovamento abbia realmente un collegamento con la scomparsa di Stanislava Chlebcová.

Redazione

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