Il mese di ottobre segna il ritorno alla piena fruibilità di uno degli edifici storici più significativi del centro di Verona. Il Palazzo del Vescovado è stato completamente riaperto dopo diversi mesi durante i quali la presenza dei cantieri aveva imposto alcune limitazioni. Gli interventi hanno interessato sicurezza sismica, efficienza energetica e conservazione delle componenti architettoniche del complesso.
Una parte rilevante dei lavori è stata sostenuta attraverso le risorse del Pnrr, mentre ulteriori opere hanno beneficiato dei contributi della Conferenza episcopale italiana e di finanziamenti ministeriali.
La sicurezza sismica al centro dei lavori
A circa vent’anni dall’importante intervento realizzato nel 2006, tra il 2025 e il 2026 è stato avviato un nuovo programma destinato in particolare al miglioramento sismico della Torre di Ognibene e degli edifici collegati, dove trovano spazio la residenza del vescovo e gli uffici della Curia diocesana.
Secondo i dati illustrati dal responsabile unico del progetto, l’architetto Stefano Gregolo, l’indicatore di rischio sismico dell’edificio è passato da 0,158 a 0,644, vale a dire dal 15,8% al 64,4%.
Per questa parte dell’intervento il Ministero della Cultura aveva previsto un finanziamento di 2,2 milioni di euro, mentre l’attuazione è stata affidata alla Diocesi di Verona. A consuntivo, i lavori hanno raggiunto un valore di 1.546.576,10 euro, con 653.423,90 euro indicati tra le somme a disposizione della stazione appaltante.
Il soprintendente Andrea Rosignoli ha sottolineato il lavoro svolto dalle diverse professionalità coinvolte e l’importanza della prevenzione nella conservazione del patrimonio. L’intervento è stato completato in meno di un anno, mantenendo come riferimento la tutela delle caratteristiche preesistenti dell’edificio.
Recuperate loggia, torre e facciate
Il cantiere non ha riguardato esclusivamente la sicurezza strutturale. Un’altra parte delle opere ha interessato la loggia cinquecentesca, il cui recupero ha comportato una spesa complessiva di 143.162,13 euro, sostenuta anche da un contributo Cei di 60 mila euro.
Sulla Torre di Ognibene sono stati inoltre risanati gli elementi lapidei. Per questa operazione sono stati impiegati complessivamente 113.508 euro, con 60 mila euro provenienti dalla Cei e contributi ministeriali stimati in 15.120 euro.
Particolare attenzione è stata riservata anche alle facciate rivolte verso l’Adige e il cortile. Gli intonaci sono stati risanati conservando la finitura a “regalzier”, tecnica decorativa riconducibile alla tradizione veneziana del Cinquecento e già recuperata in occasione del restauro del 2006. Queste opere hanno comportato una spesa di 114.958,20 euro, con una quota stimata ammissibile ai finanziamenti ministeriali di 27.360 euro.
Il progetto ha coinvolto anche l’efficienza energetica del complesso attraverso l’installazione di nuovi serramenti metallici a taglio termico, conciliando così le esigenze di conservazione dell’edificio con quelle legate alle prestazioni energetiche.
Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha evidenziato il valore dell’operazione per Verona, sottolineando il ruolo del sostegno pubblico nel recupero di un patrimonio storico di particolare rilevanza.
Una storia documentata da oltre mille anni
Conosciuto da secoli come Domus Sancti Zenonis, il Palazzo del Vescovado sorge accanto alla Cattedrale di Verona e la sua esistenza risulta documentata già nel IX secolo.
La configurazione attuale è il risultato di numerosi ampliamenti e trasformazioni avvenuti nel corso dei secoli. Cristiana Beghini, direttrice dell’Ufficio Beni culturali Ecclesiastici e Edilizia di Culto, ha ricordato come il complesso riunisca diverse funzioni e rappresenti una testimonianza delle trasformazioni attraversate dalla città e dalla Chiesa veronese per oltre un millennio.
Tra gli ambienti di maggiore rilievo storico e artistico emerge il Salone dei Vescovi, conosciuto anche come Sala dei Vescovi antichi. Come ricordato dallo storico dell’arte e consulente della Diocesi Andrea Nante, lo spazio conserva un soffitto ligneo a cassettoni quattrocentesco.
Alle pareti si trovano invece gli affreschi realizzati da Domenico Brusasorzi nel 1566, caratterizzati da architetture dipinte, vedute paesaggistiche e dalla rappresentazione della successione dei vescovi veronesi, da sant’Euprepio fino a Sebastiano Pisani I.
Il palazzo verso una maggiore apertura alla città
La riapertura non rappresenta soltanto la conclusione di un percorso di restauro. La Diocesi sta infatti valutando modalità che possano rendere il Palazzo del Vescovado maggiormente visitabile, ampliandone il rapporto con la comunità cittadina.
Il vescovo Domenico Pompili ha descritto il complesso attraverso tre immagini: una casa, un luogo di lavoro e una soglia aperta. Il palazzo continuerà infatti a ospitare le attività quotidiane della Curia e la residenza episcopale, senza perdere la propria funzione di accoglienza.
Con l’arrivo della stagione fredda è prevista inoltre la possibilità di tornare a ospitare durante la notte alcune persone che vivono in strada, mettendo a disposizione spazi al piano superiore del complesso.
Il direttore dell’Ufficio Nazionale per i Beni culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto, don Luca Franceschini, ha infine richiamato la collaborazione tra Soprintendenza, Ministero, Diocesi e professionisti coinvolti. La riapertura restituisce così alla città un edificio più sicuro ed efficiente, preservandone allo stesso tempo le testimonianze architettoniche e artistiche accumulate in oltre un millennio di storia.
Seguici su
Aggiungi veronatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.