Riforma dell’artigianato, Confindustria Verona chiede regole eque

Piccola Industria interviene sul futuro delle imprese artigiane: attenzione a soglie, ricambio generazionale, lavoro e crescita. Recchia: "Servono soluzioni che funzionino per tutti"

Portare il confronto sulla riforma dell’artigianato dal terreno della contrapposizione a quello delle soluzioni concrete. È la posizione espressa dalla Piccola Industria di Confindustria Verona, che interviene nel dibattito mettendo al centro crescita delle imprese, tutela dei lavoratori e salvaguardia di un comparto che continua ad avere un peso significativo nell’economia provinciale.

Uno dei nodi riguarda l’ipotesi di innalzare a 49 dipendenti la soglia per le imprese artigiane. Per Piccola Industria il tema non può essere affrontato esclusivamente attraverso un parametro dimensionale. La riflessione dovrebbe comprendere anche la natura dell’attività svolta, il ruolo diretto dell’imprenditore e le conseguenze che regole differenti possono produrre tra aziende di dimensioni analoghe attive sugli stessi mercati.

A sostenere la necessità di un intervento articolato sono anche i numeri del comparto veronese.

Artigianato a Verona, oltre 22mila imprese e 57mila occupati

Alla fine del 2025, in provincia di Verona risultavano 22.616 imprese artigiane, equivalenti al 25,2% del totale delle aziende presenti sul territorio.

Gli occupati erano circa 57mila, mentre la dimensione media si attestava ad appena 2,5 addetti per impresa. È proprio quest’ultimo dato a evidenziare una delle caratteristiche principali del sistema artigiano veronese: una struttura costituita prevalentemente da aziende di dimensioni molto contenute.

Negli ultimi dieci anni, tuttavia, il numero delle imprese è diminuito. Tra il 2015 e il 2025 sono venute meno 3.316 attività artigiane, con una contrazione del 12,8%. Una variazione sulla quale incidono in misura rilevante anche le cancellazioni d’ufficio.

La flessione registrata a Verona rimane comunque superiore sia al dato del Veneto, pari al 10,8%, sia a quello nazionale, fermo al 9,4%.

Costruzioni e manifattura registrano le perdite maggiori

L’andamento non è stato uniforme nei diversi settori. A subire la riduzione più consistente sono state le costruzioni, con 2.044 imprese in meno, seguite dalla manifattura, dove la diminuzione ha interessato 1.291 attività.

Accanto alla riduzione numerica emerge un’altra questione destinata a incidere sul futuro del comparto: l’invecchiamento degli imprenditori artigiani e la difficoltà del ricambio generazionale.

Attualmente la fascia tra i 50 e i 69 anni rappresenta il 51% degli imprenditori del settore. Parallelamente, le classi comprese tra 18 e 49 anni hanno perso complessivamente 7.096 unità.

Particolarmente significativa è la situazione della fascia tra 30 e 49 anni, che ha registrato una flessione del 38,9%.

Recchia: “Industria e artigianato lavorano fianco a fianco”

È su questo scenario che interviene Tiziana Recchia, presidente del Comitato Provinciale Piccola Industria di Confindustria Verona, sottolineando lo stretto rapporto esistente sul territorio tra aziende industriali e artigiane.

Le due realtà, osserva Recchia, operano quotidianamente nelle medesime filiere e spesso anche negli stessi contesti produttivi. Da qui la volontà di evitare una discussione concentrata sulle definizioni e di puntare invece a una riforma capace di produrre risultati per l’intero sistema delle piccole imprese.

Secondo la presidente, l’innalzamento della soglia a 49 dipendenti non risponderebbe direttamente alle principali criticità evidenziate dai dati, a partire dalla diminuzione delle microimprese e dalle difficoltà nel trovare nuove generazioni disponibili a proseguire le attività.

La crescita dimensionale di un’impresa viene considerata positivamente. La questione posta da Piccola Industria riguarda invece le modalità attraverso le quali accompagnarla, evitando che aziende con lo stesso numero di dipendenti e operanti negli stessi mercati possano trovarsi soggette a condizioni molto differenti sul fronte del lavoro, dei contributi e delle retribuzioni.

Riforma dell’artigianato, le proposte di Piccola Industria

Confindustria Verona mette sul tavolo alcune indicazioni per costruire un percorso alternativo alla semplice modifica delle soglie dimensionali.

La prima riguarda la definizione stessa di impresa artigiana. Al numero dei dipendenti dovrebbero affiancarsi altri elementi, come la partecipazione diretta del titolare all’attività, la personalizzazione della produzione e il valore delle competenze e del saper fare.

Una seconda proposta riguarda le imprese che aumentano progressivamente le proprie dimensioni. Per queste realtà vengono indicati percorsi graduali di crescita, con l’obiettivo di evitare che il superamento di una determinata soglia si trasformi in un ostacolo oppure produca condizioni di vantaggio non legate alla competitività dell’azienda.

Il terzo punto interessa direttamente i lavoratori. Piccola Industria propone di procedere verso una progressiva convergenza delle condizioni occupazionali, partendo dalle retribuzioni e dalle tutele.

Il tema viene collegato anche alla capacità delle piccole aziende di attirare giovani e competenze. Secondo Recchia, imprese artigiane e industriali dovrebbero poter proporre prospettive comparabili alle nuove generazioni.

Ricambio generazionale e formazione tra le priorità

La valorizzazione dell’artigianato, nella posizione espressa da Piccola Industria, richiede infine interventi specifici che vadano oltre la ridefinizione del limite dei dipendenti.

Tra le priorità vengono indicati il sostegno al passaggio generazionale, il rafforzamento della formazione tecnica e dell’apprendistato e un maggiore supporto alle botteghe presenti nei centri storici.

Un altro elemento riguarda l’accesso al credito, considerato fondamentale per consentire alle piccole imprese di realizzare investimenti e affrontare i processi di trasformazione.

Il quadro delineato da Confindustria Verona sposta quindi l’attenzione dalla sola dimensione aziendale alla capacità di creare condizioni favorevoli alla continuità e alla crescita delle attività. Regole chiare, percorsi graduali, formazione, accesso agli investimenti e attrattività del lavoro diventano i punti sui quali Piccola Industria chiede di concentrare il confronto sulla riforma dell’artigianato.

Redazione

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