Un traffico strutturato di cocaina e hashish, attivo soprattutto nella provincia di Verona, è stato smantellato al termine di una lunga indagine della Squadra Mobile, durata oltre un anno. Chi ha condotto l’operazione sono gli investigatori della polizia di Stato, cosa hanno scoperto è una rete di spaccio ben organizzata, dove operava prevalentemente tra Zevio, Oppeano e Roncolevà, quando l’attività investigativa si è conclusa con l’emissione delle misure cautelari, e perché l’intervento si è reso necessario per fermare un flusso costante di droga destinato anche alla città. Il bilancio è di tre ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e una ai domiciliari, e sei persone indagate.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura e condotta dalla Squadra Mobile di Verona, guidata dal dirigente Roberto Balsamo, ha permesso di ricostruire l’attività di un gruppo interetnico composto da albanesi, marocchini e italiani, ritenuto responsabile dell’approvvigionamento e della distribuzione di ingenti quantitativi di stupefacenti. La droga non veniva smerciata solo nei comuni della provincia, ma raggiungeva anche Verona, alimentando un mercato stabile e radicato sul territorio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le basi operative del gruppo si trovavano soprattutto fuori città. È proprio in provincia che gli investigatori hanno sequestrato 28 chili di hashish e quasi un chilo di cocaina, quantitativi considerati significativi e indicativi di un traffico su larga scala. Per eludere i controlli, gli indagati avrebbero adottato modalità rudimentali ma efficaci: la droga veniva nascosta sottoterra, in campi incolti, e recuperata solo al momento del bisogno. Un sistema che consentiva di ridurre i rischi durante il trasporto e di mantenere separate le diverse fasi dello spaccio.
L’attività investigativa è stata articolata e complessa. Gli agenti hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche, servizi di pedinamento e anche all’impiego di agenti sotto copertura, strumenti che hanno consentito di monitorare i movimenti del gruppo, ricostruire i ruoli dei singoli e individuare i canali di rifornimento e distribuzione della sostanza stupefacente. Un lavoro lungo e meticoloso, che ha permesso di raccogliere un quadro indiziario ritenuto solido dall’autorità giudiziaria.
Le tre ordinanze di custodia cautelare rappresentano, secondo gli investigatori, solo una parte dell’operazione. Oltre alle persone finite in carcere o agli arresti domiciliari, risultano infatti altre sei persone indagate, che dovranno ora comparire per l’interrogatorio di garanzia. Le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti, che stanno approfondendo eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti con altre realtà criminali.
L’operazione conferma come il traffico di droga nel Veronese non sia limitato ai grandi centri urbani, ma si sviluppi anche in aree periferiche e rurali, sfruttate come luoghi di stoccaggio e smistamento. Un fenomeno che richiede un controllo costante del territorio e un’attività investigativa prolungata, come dimostrato da questa indagine.
Con il sequestro di hashish e cocaina e l’esecuzione delle misure cautelari, la polizia ritiene di aver inferto un duro colpo alla rete di spaccio, interrompendo un flusso di sostanze che alimentava il mercato locale. Le indagini, tuttavia, proseguono per verificare l’eventuale esistenza di ulteriori complici o canali di rifornimento ancora attivi.