Accattonaggio organizzato ai semafori: 124 sanzioni in meno di due mesi

Prosegue l’azione della Polizia Locale contro i gruppi strutturati che gestiscono lavavetri e accattoni agli incroci. L’assessora Zivelonghi: “Serve distinguere il racket dalla marginalità”

Polizia locale

Dall’inizio di giugno sono state elevate 124 sanzioni ai danni di soggetti coinvolti nell’accattonaggio organizzato ai semafori di Verona, con decine di sequestri di materiale utilizzato per il lavaggio dei vetri. Gli interventi, effettuati dalla Polizia Locale, si inseriscono in un piano di monitoraggio costante e mirato delle aree cittadine più colpite, con l’obiettivo di garantire sicurezza e decoro urbano.

Nella sola ultima settimana, le autorità sono intervenute in due occasioni per sgomberare 16 persone di nazionalità rumena, facenti parte dei gruppi che occupano sistematicamente incroci e aree verdi. Gli ultimi allontanamenti sono avvenuti ai Bastioni, dopo che gli stessi soggetti erano stati già segnalati in piazza Simoni e via Albere.

Una struttura organizzata dietro il fenomeno

Secondo le ricostruzioni della Polizia Locale, l’accattonaggio non è un fenomeno isolato o spontaneo, ma segue una vera e propria organizzazione interna. Si tratta per lo più di nuclei familiari, in cui i capifamiglia assegnano turni, postazioni e mansioni (spesso alle donne), replicando uno schema operativo in diverse città italiane.

Nonostante gli inviti da parte delle autorità a presentare denuncia per sfruttamento o ad accedere ai servizi sociali, le persone coinvolte rifiutano sistematicamente ogni forma di aiuto, potendo contare su entrate regolari provenienti dalle offerte degli automobilisti.

“Sanzioni insufficienti contro un fenomeno ciclico”

L’assessora alla Sicurezza e legalità Stefania Zivelonghi ha evidenziato come gli strumenti giuridici oggi a disposizione siano insufficienti per affrontare il problema in modo definitivo. Le persone fermate non risultano socialmente pericolose, quindi non possono essere soggette a Daspo urbano, ma solo a ordini di allontanamento temporanei, previsti dal Regolamento di Polizia Urbana.

“Finché i guadagni supereranno i rischi, queste persone continueranno a occupare i semafori”, ha dichiarato Zivelonghi, sottolineando la necessità di disincentivare anche economicamente il fenomeno, a partire dal comportamento degli stessi cittadini. “In altri Paesi europei dove il contante è meno diffuso, il fenomeno si è ridotto drasticamente. Serve un cambio culturale, oltre che normativo”.

Le richieste della Polizia Locale: strumenti più incisivi

Il comandante della Polizia Locale Luigi Altamura ha dichiarato che dalle recenti indagini è emerso come i proventi dell’accattonaggio vengano spesso utilizzati per costruire abitazioni nei paesi d’origine, in particolare in una provincia della Romania da cui provengono la maggior parte degli accattoni fermati.

“Si tratta di un’attività redditizia e organizzata, che può essere solo contenuta, non eliminata con gli strumenti attuali”, ha spiegato Altamura. “Sarebbe necessario un aggiornamento normativo nazionale che consenta azioni più incisive e durature, altrimenti l’accattonaggio organizzato continuerà a riproporsi ciclicamente”.

L’invito ai cittadini: segnalare e non alimentare il fenomeno

L’Amministrazione rinnova l’appello alla cittadinanza a non incentivare economicamente il fenomeno con offerte in denaro, e a segnalare ogni episodio di molestia o presenza sospetta agli incroci, affinché le forze dell’ordine possano intervenire tempestivamente.

“Non dobbiamo confondere il racket da estirpare con la marginalità da supportare”, ha concluso Zivelonghi, ribadendo la differenza tra sfruttamento organizzato e situazioni di bisogno autentico, per le quali restano attivi i percorsi di assistenza offerti dai Servizi Sociali.

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