CNA Veneto lancia l’allarme: rischio carenza di 72 mila lavoratori entro 20 anni

La crisi demografica e la mancanza di ricambio generazionale mettono a rischio il futuro delle piccole imprese. Necessari investimenti in innovazione per sostenere il Pil regionale

La carenza di personale rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per gli artigiani e i piccoli imprenditori del Veneto, emersa durante l’assemblea regionale di CNA Veneto del 19 settembre. Secondo le stime presentate dall’associazione, entro il 2042 potrebbero mancare all’appello circa 72 mila lavoratori. Un numero che, se confermato, rappresenterebbe una grave minaccia per la sostenibilità delle imprese locali e per l’economia della regione.

Le cause della carenza di forza lavoro

Il problema è strettamente legato al cambiamento demografico in atto: il calo delle nascite, combinato con l’aumento della longevità, sta riducendo progressivamente la popolazione in età lavorativa. Negli ultimi vent’anni, la fascia di popolazione attiva (15-64 anni) è scesa dal 68,2% al 63,6%, e le previsioni per il prossimo ventennio non sono incoraggianti. Cinzia Fabris, presidente di CNA Veneto Ovest, ha sottolineato come queste tendenze demografiche stiano trasformando in un problema strutturale ciò che è già oggi un’emergenza.

Il dividendo demografico negativo e le conseguenze economiche

L’impatto della diminuzione della forza lavoro è misurato dal cosiddetto dividendo demografico, un indicatore che evidenzia la differenza tra la crescita della popolazione in età lavorativa e quella complessiva. Quando la quota di popolazione attiva diminuisce rispetto alla popolazione totale, l’indicatore assume valori negativi, con conseguenze dirette sul Pil del territorio. Questo fenomeno interessa non solo il Veneto, ma anche altre regioni italiane economicamente rilevanti, come Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Toscana, e persino importanti distretti produttivi europei.

Innovazione e tecnologia: la chiave per sostenere la produttività

Nonostante il quadro negativo, alcune regioni europee con un dividendo demografico simile all’Italia hanno registrato performance migliori in termini di Pil pro capite, grazie a consistenti investimenti in innovazione e tecnologie avanzate, come sottolineato da Alessandro Leone, direttore generale di CNA Veneto Ovest. È il caso di realtà come Bassa Sassonia, Baviera, Baden-Württemberg, Fiandre e Svezia, dove l’integrazione delle nuove tecnologie ha compensato la mancanza di personale, sostenendo la crescita economica.

Le nuove frontiere della produzione, legate ad esempio all’Industria 4.0, possono quindi rappresentare una soluzione per colmare i vuoti nel mercato del lavoro, soprattutto in quei settori dove è difficile reperire manodopera qualificata. L’automazione e l’innovazione non eliminano posti di lavoro, ma al contrario possono aumentare la produttività e ridurre i costi operativi, coprendo i ruoli a basso valore aggiunto.

Un piano strategico per affrontare il futuro

Per affrontare queste sfide, le imprese venete devono adottare una strategia di lungo periodo. Ogni azienda dovrebbe analizzare il proprio processo produttivo per identificare le aree in cui investire in innovazione tecnologica e quelle in cui invece è necessario rafforzare le risorse umane. Solo così sarà possibile garantire la sostenibilità e la crescita del tessuto produttivo regionale.

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