Protesta dei lavoratori nelle case di riposo: richieste di aumenti salariali e tutela dei cittadini

I lavoratori della Fondazione Oasi di San Bonifacio si sono uniti alla protesta regionale per chiedere aumenti salariali senza gravare sulle famiglie.

La mattina del 4 settembre ha visto una significativa mobilitazione dei lavoratori delle case di riposo, con un presidio organizzato da Cgil, Cisl e Uil davanti alla Fondazione Oasi di San Bonifacio. Circa cinquanta lavoratori si sono riuniti per protestare contro le associazioni datoriali che, durante le trattative nazionali per il rinnovo del contratto Uneba, hanno proposto un aumento salariale insufficiente, limitato a 50 euro lordi mensili per il periodo 2020-2023.

Il presidio, tenutosi in contemporanea con altri in Veneto, ha rappresentato un successo in termini di partecipazione, nonostante la nota carenza di personale nelle case di riposo. Tale carenza rischia di compromettere il rispetto dei livelli minimi essenziali di organico, previsti per legge in caso di sciopero. Durante la manifestazione, i lavoratori hanno ricevuto un segnale di solidarietà dalla presidente della Fondazione Oasi, Maria Mastella, che ha espresso il proprio sostegno alle richieste avanzate, auspicando che anche a livello nazionale prevalga la ragionevolezza nelle trattative.

Antonio De Pasquale, segretario generale della Fp Cgil Verona, ha ringraziato i lavoratori per il loro impegno, sottolineando come il contratto Uneba rappresenti uno dei più poveri del settore, contribuendo a un inaccettabile dumping sociale. De Pasquale ha esortato le istituzioni a modificare il contratto, allineandolo agli standard degli altri settori, e ha accolto positivamente l’apertura manifestata dalla Fondazione Oasi, auspicando che tale supporto si concretizzi in aumenti salariali stabili e significativi.

Desire Lucchini e Valentino Geri, rappresentanti del terzo settore di Fp Cgil Verona, hanno aggiunto che gli adeguamenti salariali non possono essere scaricati sulle famiglie attraverso un aumento delle rette. Secondo loro, il welfare regionale e nazionale dovrebbe farsi carico di questi aumenti, considerandoli parte integrante del sistema di servizi socio-sanitari che deve essere garantito a tutti i cittadini.

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