La sfida del “Pissacan”: come un fiorellino dalla Terrasanta sta cambiando le campagne Veronesi

Un cambio di guardia florale rivela le sfide e le opportunità del cambiamento climatico e agricolo

Nei prati e lungo i filari delle vigne dell’Est veronese, un piccolo ma significativo cambiamento sta avvenendo sotto i nostri occhi: il Crepis Sancta, comunemente noto come radicchiella di Terrasanta, sta lentamente ma inesorabilmente soppiantando il tradizionale tarassaco, affettuosamente chiamato “pissacan” dai locali. Questo fenomeno non solo segnala un visibile cambiamento nella biodiversità locale ma solleva anche interrogativi sull’impatto del cambiamento climatico e delle pratiche agricole sull’ambiente.

Per decenni, il tarassaco ha colorato di giallo i prati dell’Est veronese, offrendo una risorsa culinaria prelibata e diuretica per gli abitanti della zona. Tuttavia, negli ultimi 15-20 anni, la Crepis Sancta ha iniziato a fare la sua comparsa, distinguendosi per i suoi capolini doppi e le sue foglie basali molto più piccole. Sebbene entrambe le piante presentino fiori gialli, la radicchiella di Terrasanta è considerata meno saporita e di scarso utilizzo in cucina rispetto al suo cugino indigeno.

Silvio Scandolara, un naturalista locale, ha osservato questa transizione con una certa malinconia. Le caratteristiche della Crepis Sancta, che includono una maggiore resistenza alla siccità e una preferenza per temperature più elevate, sembrano confermarne la predominanza in un contesto di cambiamento climatico e modifiche nelle pratiche di irrigazione agricola.

La radicchiella di Terrasanta ha le sue radici nell’Asia minore, con il primo avvistamento in Italia risalente al 1827 a Livorno. Da allora, ha fatto il suo cammino attraverso la penisola, adattandosi a vari ecosistemi e beneficiando delle condizioni mutate causate dal riscaldamento globale e dall’agricoltura intensiva.

Sebbene in alcune zone, come la Lessinia, le condizioni più fredde e i terreni acidi limitino la sua espansione, in altre parti della regione il Crepis sembra non avere rivali. La situazione attuale pone un dilemma: come possiamo adattarci a questi cambiamenti senza perdere completamente le nostre tradizioni e biodiversità locali?

Scandolara suggerisce una serie di azioni, tra cui la riduzione del consumo, il riciclo, il riutilizzo e la riparazione, come parte di una strategia più ampia per affrontare il cambiamento climatico. Tuttavia, sottolinea che è necessario un cambiamento nelle abitudini di tutti, un invito a riflettere sulle nostre pratiche quotidiane e sull’impatto che hanno sull’ambiente che ci circonda.

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