Verona, l’ex cava Speziala verso un grande Parco della biodiversità

La Giunta comunale approva il Quadro Esigenziale per trasformare oltre 19 ettari a San Massimo in un grande bosco urbano. Previsto un investimento da 1,5 milioni di euro tra acquisizione, bonifica, riqualificazione e rinaturalizzazione dell’area

Cava Speziala

Un’area di oltre 19 ettari con circa 30mila alberi potrebbe diventare il più grande bosco urbano di Verona. L’amministrazione comunale ha avviato il percorso per trasformare l’ex cava Speziala, nel quartiere di San Massimo, in un “Parco della biodiversità” accessibile alla cittadinanza.

La Giunta ha approvato il Quadro Esigenziale dei lavori, primo passaggio necessario per inserire l’intervento nel Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028 e nell’Elenco annuale 2026.

Il progetto, proposto dall’assessore all’Ambiente Tommaso Ferrari, punta a recuperare un’area oggi privata e non accessibile, interessata nel corso dei decenni da una lunga battaglia portata avanti dagli abitanti del quartiere e dalle associazioni ambientaliste.

Ex cava Speziala, un bosco di 30mila alberi a San Massimo

L’ex cava si trova tra via Brigata Aosta, via Enzo Ferrari e via Lugagnano. Dopo la conclusione delle attività estrattive, la vegetazione ha progressivamente riconquistato gli spazi, determinando la formazione di un esteso bosco spontaneo.

Oggi nell’area vengono stimati circa 30mila alberi ad alto fusto distribuiti su circa 17 ettari, fra il fondo della cava, che raggiunge una profondità di circa 20 metri, e le scarpate.

Se il percorso previsto dall’amministrazione arriverà a compimento, per dimensioni il bosco di Cava Speziala potrebbe diventare la più grande area boscata urbana di Verona.

L’obiettivo dichiarato dal Comune non è soltanto preservare il patrimonio naturale sviluppatosi nel tempo, ma rendere il luogo fruibile e trasformarlo in una vera infrastruttura verde a disposizione del quartiere di San Massimo e dell’intera città.

Come sarà il Parco della biodiversità di Verona

Il progetto prevede la realizzazione di un parco attrezzato con funzioni ambientali, sociali, educative, didattiche e scientifiche. L’area dovrebbe ospitare percorsi e spazi destinati alla permanenza e alle attività all’aperto, mantenendo centrale la tutela del bosco esistente.

Prima di arrivare alla piena fruibilità, tuttavia, saranno necessari diversi interventi. Nell’ex cava sono stati accertati depositi di materiali inerti e rifiuti e proprio la loro rimozione rappresenterà uno dei passaggi preliminari.

L’assessore Tommaso Ferrari ha spiegato che tra le prime attività è prevista la predisposizione di un piano per l’asportazione dei rifiuti presenti, indispensabile per procedere verso l’apertura dell’area.

Dopo la pulizia del sito, il programma contempla la realizzazione di sentieri, un’area di parcheggio e un punto di accoglienza per i visitatori.

Un investimento da 1,5 milioni di euro per Cava Speziala

Il Quadro Esigenziale approvato dalla Giunta stima una spesa complessiva di 1,5 milioni di euro.

Le risorse dovranno coprire le diverse fasi necessarie alla trasformazione dell’ex cava: progettazione, indagini ambientali, rimozione e smaltimento dei materiali inquinanti, opere di riqualificazione e rinaturalizzazione, oltre all’acquisizione dell’area.

Una volta ottenuti l’inserimento negli strumenti di programmazione e il finanziamento, sarà la Direzione Verde, Arredo Urbano e Illuminazione Pubblica ad avviare il progetto di fattibilità tecnico-economica.

In questa fase saranno realizzate nuove indagini ambientali autonome per stabilire con maggiore precisione quantità e caratteristiche dei rifiuti presenti ed eventuali contaminazioni del sito.

Prevista la procedura per acquisire l’area privata

Un altro passaggio fondamentale riguarda la proprietà dell’ex cava. Poiché i terreni sono privati, il progetto comprenderà anche la documentazione necessaria ad avviare la procedura espropriativa e arrivare alla dichiarazione di pubblica utilità dell’intervento.

Nel calcolo del valore dell’area, secondo quanto stabilito dal Comune, dovrà essere considerata anche la passività ambientale che sarà necessario eliminare.

L’assessore al Verde Federico Benini ha definito il progetto ambizioso, sottolineando però come l’indirizzo politico sia ormai delineato. L’obiettivo è fare del bosco di Cava Speziala il più grande bosco urbano della città per estensione.

Cava Speziala, una battaglia iniziata negli anni Settanta

Il progetto affonda le proprie radici in una vicenda che attraversa oltre mezzo secolo di storia del quartiere. La cava nacque negli anni Settanta nonostante l’opposizione dei residenti di San Massimo, che negli anni successivi portarono avanti petizioni, denunce e ricorsi.

La mobilitazione interessò anche i progetti di discarica avanzati negli anni Ottanta e Novanta. Nel frattempo il bosco formatosi spontaneamente nell’area è stato oggetto di censimenti da parte di realtà come LIPU, Legambiente, Italia Nostra e Corpo Forestale.

Un passaggio decisivo è arrivato nel 2019. Di fronte a un progetto della proprietà che prevedeva il taglio del bosco e il riempimento della cava, nacque il comitato “Un parco per la città”, protagonista di una mobilitazione che portò alla raccolta di circa seimila firme per chiedere l’acquisizione pubblica dell’area.

Nello stesso anno il Consiglio comunale approvò un emendamento alla Variante 23 al Piano degli Interventi che riportò l’ex cava Speziala alla destinazione di “verde urbano”, ostacolando così il progetto di riempimento.

Il comitato elaborò inoltre la proposta denominata “BoscoSpeziala – Parco della biodiversità di Verona”, denominazione oggi ripresa dall’amministrazione comunale.

Il futuro del bosco urbano di San Massimo

Per il presidente del comitato “Un parco per la città”, Marco Menin, l’avvio del percorso rappresenta il risultato di decenni di iniziative portate avanti dai cittadini di San Massimo.

Il progetto entra ora in una fase amministrativa e tecnica decisiva. L’approvazione del Quadro Esigenziale costituisce infatti il punto di partenza e non ancora l’avvio materiale dei lavori: serviranno il finanziamento, la progettazione di fattibilità, gli approfondimenti ambientali e il percorso necessario all’acquisizione dell’area.

Se questi passaggi saranno completati, una cava nata oltre cinquant’anni fa potrebbe trasformarsi definitivamente in un grande spazio naturale pubblico. Un patrimonio di oltre 19 ettari che l’amministrazione punta a restituire a San Massimo e a tutta Verona come Parco della biodiversità.

Redazione

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