Carburanti, scatta il tetto ai prezzi Enilive: gestori pronti alla protesta

Benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19 negli impianti della compagnia. A Verona cresce la preoccupazione tra gli operatori indipendenti, mentre Assopetroli valuta le iniziative da intraprendere

distributore di benzina

Una riduzione immediata del costo del pieno per gli automobilisti, ma anche l’apertura di un nuovo fronte tra compagnie petrolifere e gestori delle stazioni di servizio. Enilive introduce un tetto massimo al prezzo dei carburanti, fissando la benzina a 1,99 euro al litro e il diesel a 2,19 euro, secondo quanto riportato nelle informazioni fornite. L’iniziativa dovrebbe proseguire almeno per un mese, con la possibilità di un’estensione fino alla fine dell’anno.

Il cosiddetto “price cap” determina una differenza indicata in circa 17-18 centesimi al litro rispetto ai livelli medi di mercato considerati al momento dell’annuncio. Per chi utilizza frequentemente l’automobile, l’effetto economico può diventare significativo. Le stime riportate parlano, nel caso di un nucleo familiare con due vetture, di un beneficio vicino ai 18 euro alla settimana e agli 80 euro mensili.

L’impatto sarebbe ancora più evidente per alcune attività economiche. Per piccole imprese dotate di furgoni o mezzi commerciali leggeri, il risparmio stimato oscillerebbe tra 12 e 37 euro alla settimana per ciascun veicolo, arrivando indicativamente a 50-160 euro nell’arco di un mese.

Verona, cresce la tensione tra i distributori

La nuova politica commerciale assume un peso particolare anche nel Veronese. Secondo i dati citati nel testo di partenza, sul sito della società risultano 36 stazioni Enilive tra Verona e provincia, mentre Nicola Baldo, vicepresidente di Confcommercio e operatore del settore, sostiene che gli impianti riconducibili alla rete sarebbero in realtà almeno una cinquantina.

In un territorio nel quale vengono indicati complessivamente circa 380 distributori, la differenza di prezzo potrebbe modificare sensibilmente i flussi dei clienti. Baldo sostiene che i gestori non appartenenti alla rete Enilive non avrebbero margini sufficienti per replicare lo sconto, affermando che in alcuni casi il prezzo di acquisto del prodotto sarebbe già superiore a quello proposto al pubblico dalla compagnia.

Il rappresentante della categoria ipotizza inoltre un rapido aumento della domanda negli impianti interessati dalla promozione, fino al possibile esaurimento temporaneo delle scorte. Si tratta, tuttavia, di una previsione espressa dallo stesso Baldo e non di un esito già verificato.

Il nodo dei margini e l’ipotesi Antitrust

Al centro delle proteste ci sono soprattutto i margini economici della rete distributiva. Secondo i numeri riferiti da Baldo, un gestore ricaverebbe circa 3,5 centesimi per litro, mentre per il proprietario di un impianto il margine sarebbe compreso tra 5 e 7 centesimi. Valori che, nella sua ricostruzione, renderebbero impraticabile una riduzione vicina ai 17 centesimi.

Per questa ragione la categoria contesta l’operazione e Assopetroli dovrebbe valutare le modalità con cui tutelare gli operatori, compresa la possibilità, prospettata nel testo fornito, di rivolgersi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato in relazione all’ipotesi di vendita sotto costo. L’eventuale valutazione sulla conformità dell’iniziativa alle regole della concorrenza spetterebbe naturalmente alle autorità competenti.

Baldo collega inoltre la scelta di Eni al dibattito politico e fiscale sugli extraprofitti, interpretandola come una possibile alternativa a un intervento tributario. Questa ricostruzione rappresenta la posizione dell’imprenditore e non viene presentata come una motivazione ufficialmente accertata della società.

Anche Ip si muove sul prezzo dei carburanti

Enilive non sarebbe l’unico operatore intenzionato a intervenire. Anche Ip, controllata da Socar, ha annunciato l’introduzione progressiva di limiti ai prezzi di vendita di benzina e gasolio, presentando la misura come un contributo rivolto al Paese e ai consumatori.

L’iniziativa di Eni ha inoltre ricevuto un apprezzamento da Palazzo Chigi, mentre il vicepremier Antonio Tajani, secondo quanto riportato nel materiale fornito, ha invitato altre compagnie a seguire la stessa strada.

Sul mercato pesa contemporaneamente il capitolo delle accise. Nel periodo indicato nel testo, lo sconto sull’accisa applicata al diesel risulta ridotto da 12,2 a 6,1 centesimi di euro al litro, Iva compresa, con validità fino al 5 ottobre.

Il risultato è uno scenario nel quale gli automobilisti possono beneficiare nell’immediato di prezzi più bassi presso gli impianti coinvolti, mentre una parte dei gestori teme conseguenze sulla concorrenza e sulla sostenibilità economica delle stazioni indipendenti. La partita sui carburanti si sposta quindi dal prezzo esposto alla pompa al confronto tra compagnie, distributori e istituzioni, con il price cap destinato a rappresentare il principale terreno di confronto nelle prossime settimane.

Redazione

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