La sicurezza sul lavoro torna al centro dell’attenzione in Veneto, con dati che mostrano segnali contrastanti all’inizio del 2026. Se da un lato il numero dei decessi nella regione risulta in calo rispetto all’anno precedente, dall’altro alcune province continuano a evidenziare livelli di rischio elevati. Tra queste spicca Verona, che secondo l’Osservatorio Vega di Mestre si colloca in “zona rossa” per rischio di mortalità e guida la classifica regionale per numero di infortuni denunciati.
L’analisi relativa al mese di gennaio 2026 evidenzia come il Veneto abbia registrato tre morti sul lavoro, contro gli otto dello stesso periodo del 2025. Il dato rappresenta una diminuzione del 62,5%, un segnale positivo che indica un miglioramento nel breve periodo. Tuttavia, nonostante questo calo, la regione rimane inserita nella cosiddetta “zona arancione” della mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio.
A incidere su questa classificazione è il valore dell’incidenza di mortalità, pari a 1,3 decessi per milione di occupati, un livello leggermente superiore alla media nazionale, che si attesta a 1,2. Il quadro generale risulta quindi ancora delicato e viene influenzato in particolare dalla situazione di alcune province.
Tra queste, Verona e Padova risultano le uniche due province venete inserite in zona rossa nel primo mese dell’anno. Il dato segnala un livello di rischio significativamente superiore rispetto alla media italiana, con un’incidenza che supera il 125% del valore nazionale.
Nel dettaglio, Verona presenta un indice di mortalità pari a 2,3, quasi il doppio rispetto alla media del Paese. Questo valore indica una probabilità più elevata di infortunio mortale rispetto ad altre aree del territorio nazionale. Il dato diventa ancora più significativo se si considera che uno dei tre decessi registrati in Veneto a gennaio è avvenuto proprio nella provincia scaligera.
Oltre al rischio di mortalità, Verona emerge anche per il numero complessivo di incidenti sul lavoro denunciati. Con 973 segnalazioni di infortunio, il territorio veronese registra il valore più alto tra le province della regione. Alle sue spalle si collocano Padova con 957 denunce e Vicenza con 950, confermando una diffusione significativa degli incidenti nelle principali aree produttive venete.
Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, il calo dei decessi rappresenta un segnale incoraggiante ma non sufficiente per abbassare il livello di attenzione. “Nonostante la riduzione della mortalità sia un elemento positivo, la situazione di Verona e Padova continua a destare preoccupazione”, ha spiegato Rossato, sottolineando come entrambe le province mostrino un’incidenza superiore alla soglia critica individuata dalle analisi statistiche.
L’osservazione dei dati a livello regionale consente inoltre di individuare i settori produttivi maggiormente esposti agli infortuni. Le attività manifatturiere risultano il comparto con il numero più elevato di denunce, raggiungendo quota 734 casi. A seguire compaiono il settore delle costruzioni e quello del commercio, ambiti tradizionalmente caratterizzati da una maggiore esposizione ai rischi professionali.
Un altro elemento significativo riguarda la distribuzione degli incidenti in base al genere. Nel primo mese del 2026 le denunce presentate da lavoratori uomini sono state 3.168, mentre quelle relative alle lavoratrici sono state 1.742. La differenza riflette anche la maggiore presenza maschile nei settori produttivi più esposti agli infortuni.
L’analisi evidenzia inoltre il ruolo della componente internazionale nel mercato del lavoro regionale. In Veneto, infatti, le denunce di infortunio che riguardano lavoratori stranieri hanno raggiunto quota 1.223 nel solo mese di gennaio. Tra i tre decessi registrati nella regione, uno ha coinvolto un lavoratore non italiano, un dato che conferma la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione e sicurezza anche per questa fascia della forza lavoro.
Nel complesso, i dati di inizio anno delineano un quadro in cui convivono segnali di miglioramento e criticità ancora evidenti. La diminuzione dei decessi rappresenta un elemento incoraggiante, ma l’elevato numero di infortuni e l’indice di rischio registrato in alcune province indicano che il tema della sicurezza sul lavoro rimane una priorità per istituzioni, imprese e organizzazioni sindacali.
Per Verona, in particolare, il primato regionale nel numero di denunce e l’inserimento nella zona rossa della mappa del rischio evidenziano la necessità di rafforzare le misure di prevenzione e controllo nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e migliorare la tutela dei lavoratori.