Verona si prepara ad accendere i riflettori internazionali con le cerimonie olimpiche, ma per i ristoratori affacciati su piazza Bra l’avvicinamento all’evento è scandito da restrizioni e cambiamenti logistici. La rimozione dei plateatici esterni, le transenne lungo il Liston e le modifiche alla viabilità hanno generato qualche perplessità, pur in un clima generale di fiducia e consapevolezza dell’importanza dell’appuntamento.
Nelle giornate clou, domenica 22 febbraio e il 6 marzo, l’accesso alla piazza sarà contingentato: potranno entrare soltanto atleti, staff tecnici e circa 8 mila spettatori autorizzati. Una configurazione da “zona gialla” che ridisegna temporaneamente il cuore della città. Gli spazi all’aperto dei locali dovranno essere liberati e l’attività si concentrerà esclusivamente all’interno degli esercizi.
«Ne vale decisamente la pena», è il commento che accomuna molti esercenti. Pur riconoscendo i disagi legati alle chiusure e alla necessità di rivedere le abitudini quotidiane, prevale l’idea che ospitare un evento di risonanza mondiale rappresenti una straordinaria opportunità. Il salotto cittadino sarà proiettato in mondovisione, mostrando l’Arena e la piazza nel loro assetto più elegante, un ritorno d’immagine che supera le difficoltà contingenti.
Alessandro Cedro, tra i titolari del Liston 12, sottolinea come la presenza di due sale interne consenta al locale di affrontare con maggiore serenità la sospensione del plateatico. «Altri potrebbero risentirne di più», osserva, evidenziando che per alcune attività lo spazio esterno costituisce una parte rilevante del fatturato. Anche l’organizzazione del lavoro subirà adattamenti: diversi dipendenti, abituati a raggiungere il posto in auto, dovranno optare per autobus o taxi a causa delle limitazioni alla circolazione.
Le modifiche viabilistiche hanno già prodotto i primi inconvenienti. Strade tradizionalmente utilizzate per il parcheggio, come via Anfiteatro, sono state temporaneamente interdette. «Piccoli fastidi», li definiscono alcuni operatori, che tuttavia riconoscono la complessità dell’apparato organizzativo messo in campo.
Michael Cortelletti, titolare de La Costa in Bra e del ristorante Olivo 1939, invita a guardare oltre le difficoltà operative. «Non possiamo immaginare le complessità che il comitato olimpico deve gestire», osserva. Secondo l’imprenditore, il sistema per ottenere i pass di accesso ha funzionato e le comunicazioni risultano chiare. Serve, piuttosto, un atteggiamento di pazienza e collaborazione.
La consapevolezza condivisa è che nelle due giornate delle cerimonie il Liston non sarà teatro della consueta attività commerciale. «Non si lavorerà come al solito», ammettono i ristoratori, ma il mancato incasso viene considerato secondario rispetto alla visibilità internazionale. L’obiettivo è che la piazza appaia ordinata, illuminata con eleganza e capace di trasmettere al mondo la propria bellezza senza interferenze.
L’evento arriva inoltre in un periodo tradizionalmente meno vivace per il turismo cittadino. Ospitare le olimpiadi invernali rappresenta quindi anche un’occasione per rivitalizzare la stagione e intercettare nuovi flussi di visitatori. La presenza di delegazioni, staff e spettatori potrà generare un indotto che si estenderà oltre le sole giornate delle cerimonie.
Tra transenne e controlli, la città cambia volto per qualche giorno, ma lo fa con l’orgoglio di chi sa di essere sotto osservazione globale. «È un evento che si vive una sola volta per generazione», sottolineano gli operatori, consapevoli che il sacrificio richiesto è limitato nel tempo.
In definitiva, tra attesa e qualche comprensibile timore, prevale un sentimento di fiducia. La priorità diventa mostrare al mondo l’immagine migliore di Verona, anche a costo di rinunciare temporaneamente ai plateatici e a una parte degli incassi. Un equilibrio delicato tra esigenze commerciali e orgoglio cittadino, che segna l’avvicinamento a uno degli appuntamenti più importanti per la città negli ultimi anni.