Sicurezza sul lavoro, allarme rosso in Veneto: Verona guida il triste bilancio 2025

Sicurezza sul lavoro in emergenza: i dati dell’Osservatorio Vega Engineering certificano un aumento dei decessi e un’incidenza superiore alla media nazionale. Verona è la provincia più colpita

Il bilancio della sicurezza sul lavoro in Veneto nel 2025 assume contorni allarmanti, delineando una situazione che gli esperti definiscono senza esitazioni una vera emergenza regionale. Secondo i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, al 31 dicembre le vittime complessive registrate sono state 111, contro le 79 del 2024. Un incremento netto di 32 decessi, pari a una crescita del 40,5%, che proietta il Veneto ai vertici negativi della classifica nazionale.

Nel panorama italiano, la regione si colloca al secondo posto per numero totale di morti sul lavoro, superata solo dalla Lombardia, e al terzo posto per decessi avvenuti direttamente sul luogo di lavoro. Numeri che restituiscono un quadro critico non solo in termini assoluti, ma anche rispetto alla popolazione occupata.

All’interno di questo scenario, Verona emerge come la provincia con il bilancio più pesante. Nel corso del 2025 sono state registrate 24 vittime complessive, in aumento rispetto alle 22 dell’anno precedente, con una crescita del 9%. Un dato che vale alla provincia scaligera la maglia nera regionale per numero di infortuni mortali totali.

Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega Engineering, i numeri descrivono una vera e propria strage silenziosa. L’analisi non si limita al conteggio dei decessi, ma prende in considerazione anche l’indice di mortalità rapportato alla popolazione lavorativa, che in Veneto risulta superiore alla media nazionale. Particolarmente preoccupante è l’aumento delle morti avvenute in occasione di lavoro, considerate le più indicative delle criticità strutturali nei sistemi di prevenzione e sicurezza.

Entrando nel dettaglio, i decessi in occasione di lavoro sono passati da 54 nel 2024 a 76 nel 2025, mentre quelli in itinere sono aumentati da 25 a 35. Guardando alla distribuzione provinciale delle morti totali, dopo Verona si collocano Venezia con 22 vittime, Vicenza e Padova con 19, Treviso con 16, Rovigo con 8 e Belluno con 3.

La classifica cambia se si considerano esclusivamente i decessi avvenuti sul posto di lavoro. In questo caso, Venezia e Vicenza guidano la graduatoria con 16 vittime ciascuna, seguite da Verona con 14, dato rimasto invariato rispetto al 2024. Seguono Padova con 13, Treviso con 8, Rovigo con 7 e Belluno con 2. Impressionanti le variazioni percentuali, con Rovigo che registra un aumento del 700% dei morti totali e Vicenza del 217%, mentre Belluno segna un calo del 25%.

Per valutare il rischio reale, l’Osservatorio utilizza l’indice di incidenza, calcolato sul numero di morti per milione di occupati. Il Veneto chiude il 2025 con un valore di 34,1, superiore alla media nazionale di 33,3. A livello provinciale, gli indici più elevati si registrano a Rovigo (70,2) e Venezia (43,4), seguite da Vicenza (41,0). Verona si colloca a 32,2, mentre Padova si ferma a 29,2; i valori più bassi sono quelli di Belluno e Treviso.

Anche il volume complessivo degli infortuni mostra una tendenza in crescita. Le denunce totali in Veneto sono salite a 71.867, rispetto alle 70.186 del 2024. Verona guida anche questa classifica, con 14.358 denunce, davanti a Padova, Vicenza e Treviso.

Dal punto di vista demografico, la componente maschile resta la più colpita, con 73 decessi in occasione di lavoro, mentre la popolazione lavorativa straniera rappresenta oltre il 40% delle vittime totali, un dato in forte aumento rispetto all’anno precedente. Le fasce d’età più esposte risultano quelle tra i 55 e i 64 anni e tra i 45 e i 54 anni, evidenziando come il rischio cresca con l’esperienza ma anche con l’usura fisica.

Infine, l’analisi per settori produttivi conferma che manifatturiero e costruzioni restano gli ambiti più pericolosi, seguiti da commercio, trasporti e sanità. Un quadro complessivo che rafforza l’allarme sulla necessità di interventi strutturali e prevenzione, per arginare una crisi che nel 2025 ha colpito duramente anche il territorio veronese.

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