Il progetto di social housing “Il Borgo”, nato oltre dieci anni fa con l’obiettivo di offrire alloggi a canone calmierato alle fasce più fragili della popolazione, è oggi al centro di una delicata vertenza abitativa a Verona. Circa quaranta famiglie residenti nel complesso hanno ricevuto comunicazioni di disdetta del contratto di locazione, con il rischio concreto di dover lasciare le proprie abitazioni nei prossimi mesi.
Il complesso residenziale si trova nella zona Zai, tra via Ongaro e viale dell’Industria, ed era stato presentato nel 2014 come il primo progetto di social housing realizzato in città. L’iniziativa prevedeva appartamenti destinati a categorie che spesso faticano a trovare soluzioni nel mercato immobiliare tradizionale: famiglie con un solo reddito, studenti e persone con disabilità.
Nel complesso sono presenti 77 appartamenti, concepiti proprio per offrire affitti a prezzi contenuti e garantire una soluzione abitativa stabile a nuclei familiari con maggiori difficoltà economiche. Tuttavia la società Investire Sgr, che gestisce il fondo immobiliare “Veneto Casa”, ha avviato le procedure per la vendita degli immobili, aprendo così una fase di forte incertezza per gli attuali residenti.
Il fondo viene spesso definito “etico” perché partecipato da importanti istituzioni come Regione Veneto, Fondazione Cariparo e Cassa Depositi e Prestiti, ma la decisione di procedere con la dismissione degli alloggi ha generato forti critiche tra gli inquilini e le organizzazioni che li rappresentano.
Ai residenti è stata proposta la possibilità di acquistare gli appartamenti in cui vivono, ma secondo il comitato degli inquilini le condizioni economiche risultano difficilmente sostenibili per il tipo di utenza a cui il progetto era destinato. Il prezzo indicato per l’acquisto sarebbe infatti intorno ai 2.700 euro al metro quadrato, una cifra che appare molto superiore rispetto ai valori immobiliari medi della zona.
Secondo le stime dell’Osservatorio del mercato immobiliare relative al 2025, i valori nella stessa area oscillano tra 950 e 1.350 euro al metro quadrato, rendendo quindi l’acquisto impraticabile per molte delle famiglie coinvolte.
I primi rilasci degli appartamenti sono previsti già a partire dal mese di giugno. Il sindacato degli inquilini e il comitato spontaneo nato tra i residenti hanno denunciato l’assenza di adeguate tutele per le persone più vulnerabili, tra cui anziani e persone con disabilità. Molti di loro si trovano in una situazione particolarmente complessa: non possiedono i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica gestita da Agec, ma allo stesso tempo non hanno le possibilità economiche per sostenere i costi del mercato immobiliare privato.
La questione è arrivata anche all’attenzione delle istituzioni regionali. Nella mattinata di lunedì 16 marzo si è svolto un incontro in videoconferenza tra la Regione Veneto e i rappresentanti del comitato degli inquilini, insieme alle organizzazioni sindacali Sunia Cgil e Sicet Cisl. Alla riunione hanno partecipato l’assessora regionale alle Politiche abitative Paola Roma e il dirigente del settore Francesco Pigozzo.
Durante il confronto erano collegati anche i rappresentanti locali dei sindacati e l’assessora ai Servizi sociali del Comune di Verona Luisa Ceni, a conferma dell’attenzione istituzionale sulla vicenda.
Nel corso dell’incontro, la Regione ha espresso l’intenzione di avviare ulteriori approfondimenti e aprire un confronto diretto con la proprietà degli immobili, ovvero Investire Sgr, che gestisce il fondo Veneto Casa. L’obiettivo dichiarato è individuare possibili soluzioni che possano evitare una crisi abitativa per le famiglie coinvolte.
Tra le ipotesi emerse vi è anche la richiesta di posticipare le scadenze previste, sia per quanto riguarda la fine dei contratti di locazione sia per le proposte di acquisto inviate agli inquilini, attualmente valide per un periodo limitato di sessanta giorni.
Dal canto suo, il comitato degli inquilini ha accolto positivamente la disponibilità al dialogo, ribadendo però l’urgenza di trovare risposte concrete. I residenti chiedono tempi rapidi e certezze, considerando che molte famiglie rischiano di trovarsi senza un’abitazione nel giro di pochi mesi.
La vicenda del complesso “Il Borgo” riporta quindi al centro del dibattito il tema dell’abitare sociale e delle difficoltà incontrate da chi si colloca in una fascia intermedia: troppo fragile per il mercato libero, ma non sempre in possesso dei requisiti per accedere alle case popolari.