Un progetto nato per offrire un’alternativa abitativa a famiglie economicamente fragili rischia ora di trasformarsi in una crisi sociale. A Verona, nel condominio di social housing “Il Borgo”, situato nell’area della Zai tra via Ongaro e via Poggiani, 77 nuclei familiari si trovano davanti a una scelta difficile: acquistare la propria casa oppure lasciarla entro sessanta giorni.
La vicenda riguarda un complesso abitativo realizzato oltre dieci anni fa come esempio di edilizia sociale destinata a chi non rientra nei parametri per l’edilizia popolare ma allo stesso tempo fatica ad accedere al mercato immobiliare privato. Gli inquilini hanno finora pagato canoni calmierati, pensati proprio per sostenere famiglie con redditi limitati ma non sufficientemente bassi da ottenere un alloggio pubblico.
Il caso è esploso pubblicamente dopo che gli abitanti, riuniti in comitato, hanno denunciato di aver ricevuto comunicazioni dalla società Investire Sgr. La società, collegata alla Cassa Depositi e Prestiti e partecipata dal Ministero dell’Economia, ha informato gli inquilini che alla scadenza dei contratti non è previsto il rinnovo della locazione.
A ciascuna famiglia è stata presentata una proposta: acquistare l’appartamento. Il prezzo indicato si aggira attorno ai 2.700 euro al metro quadrato, una cifra superiore alla valutazione stimata nel 2010, quando gli immobili erano stati quantificati attorno ai 2.408 euro al metro quadrato. A rendere ancora più complicata la situazione è il tempo limitato concesso per decidere: solo sessanta giorni per comunicare l’eventuale acquisto.
Per molte delle famiglie coinvolte, composte in diversi casi da anziani o lavoratori precari, l’accesso a un mutuo bancario appare difficilmente praticabile. Di conseguenza, l’alternativa rischia di diventare lo sfratto.
Il complesso abitativo fa parte del fondo immobiliare “Veneto Casa”, definito fondo etico e creato nel 2009 grazie a un investimento complessivo superiore ai 99 milioni di euro provenienti da vari soggetti istituzionali e finanziari, tra cui la Regione Veneto e la Fondazione Cariparo. Nel 2013 il fondo ha acquisito l’immobile della Zai, costruito nell’ambito di un progetto di riqualificazione territoriale legato al programma ex Prusst.
La missione dichiarata del fondo era quella di promuovere interventi di edilizia sociale destinati a categorie intermedie della popolazione. Inoltre, la durata del fondo è prevista fino al 2035, elemento che secondo diversi osservatori solleva interrogativi sulla decisione di vendere gli appartamenti già oggi.
Nel frattempo la vicenda ha assunto anche una dimensione politica. Le rappresentanti del comitato degli inquilini hanno programmato un confronto in videoconferenza con l’assessora regionale al Sociale, Paola Roma. L’incontro anticipa un appuntamento già fissato per il 30 marzo e nasce dopo le proteste emerse negli ultimi giorni, sostenute anche dal sindacato Cgil.
Anche il Comune di Verona sta monitorando la situazione. L’assessora alle Politiche sociali, Luisa Ceni, ha sottolineato come l’operazione rischi di trasformarsi in un’operazione finanziaria che colpisce proprio le famiglie più vulnerabili.
Sul piano regionale, la consigliera del Partito Democratico Anna Maria Bigon ha annunciato la presentazione di un’interrogazione alla giunta veneta. Secondo la consigliera, diverse famiglie coinvolte nel progetto di social housing si trovano oggi di fronte a condizioni economiche molto più onerose rispetto a quelle previste inizialmente.
Nel dibattito è intervenuto anche il presidente della quinta circoscrizione di Verona, Raimondo Dilara. Secondo Dilara, un fondo definito “etico” dovrebbe eventualmente pianificare una vendita con largo anticipo rispetto alla scadenza e tenere conto anche degli affitti già pagati dagli inquilini nel corso degli anni.
Nel frattempo cresce la preoccupazione tra i residenti. Molti temono di non avere alternative abitative immediate. Tra le ipotesi discusse dalle istituzioni locali vi è la possibilità di verificare la disponibilità di alloggi pubblici gestiti da Ater o Agec, come quelli presenti in via Brioni.
Per le famiglie del complesso “Il Borgo” la situazione resta sospesa. Il destino di decine di nuclei familiari dipenderà dalle decisioni che verranno prese nelle prossime settimane tra istituzioni, fondo immobiliare e rappresentanti degli inquilini.