Procreazione assistita, a Verona dieci nuove coppie a settimana

All’Azienda ospedaliera universitaria integrata cresce la richiesta di percorsi di PMA. Nel 2025 quasi mille cicli complessivi e un’età media delle pazienti di 36 anni.

A Verona sempre più coppie si rivolgono alla medicina per affrontare difficoltà nel concepimento. Secondo i dati dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata, ogni settimana circa dieci nuove coppie richiedono una prima visita per la procreazione medicalmente assistita (PMA), segno di un bisogno crescente di supporto nel percorso verso la genitorialità.

L’aumento delle richieste riflette una tendenza nazionale legata a diversi fattori, tra cui il progressivo calo della fertilità con l’avanzare dell’età e la diffusione di patologie che possono compromettere la capacità riproduttiva. La fertilità femminile, secondo gli specialisti, inizia infatti a ridursi già tra i 25 e i 28 anni, mentre un calo più marcato si registra intorno ai 35 anni, con una diminuzione progressiva fino quasi ad azzerarsi verso i 44 anni.

Nel contesto veneto, l’età media del primo parto si colloca tra i 31 e i 32 anni, un dato in linea con la media nazionale di circa 31,5 anni. Allo stesso tempo l’Italia continua a registrare uno dei livelli di natalità più bassi d’Europa, con 7,6 nascite ogni mille abitanti secondo i dati Istat del 2024.

A Verona il riferimento per queste tecniche è l’Unità operativa di Procreazione medicalmente assistita del Dipartimento Materno Infantile, diretta dalla dottoressa Rossana Di Paola. Negli ultimi anni l’attività del centro ha registrato un incremento significativo, sia nel numero di procedure sia nei cicli complessivi effettuati.

Nel 2024 sono stati eseguiti circa 300 prelievi ovocitari, mentre nel 2025 il numero è salito a circa 430 interventi. Se si considerano anche i trasferimenti di embrioni precedentemente crioconservati, i cicli complessivi sono passati da circa 750 nel 2024 a quasi mille nel 2025, con un’età media delle pazienti di circa 36 anni.

La procreazione medicalmente assistita non riguarda esclusivamente le coppie con infertilità primaria o secondaria. Il servizio si rivolge anche a donne che presentano patologie ginecologiche, tra cui endometriosi, disturbi dell’ovulazione o anomalie dell’utero, condizioni che possono rendere più complesso il concepimento naturale.

Un altro ambito sempre più rilevante riguarda la preservazione della fertilità per pazienti oncologiche. In questi casi gli specialisti intervengono prima o subito dopo l’inizio di trattamenti medici o chirurgici che potrebbero compromettere la funzione riproduttiva, permettendo alle pazienti di conservare ovociti o embrioni per eventuali gravidanze future.

Il percorso di PMA inizia con una valutazione clinica approfondita della paziente e, quando necessario, anche del partner. Dopo gli esami preliminari viene avviata la stimolazione ovarica, seguita dal prelievo degli ovociti e dalla fecondazione in vitro in laboratorio. Gli embrioni ottenuti possono essere trasferiti direttamente nell’utero oppure conservati attraverso tecniche di crioconservazione per utilizzi successivi.

Il monitoraggio prosegue poi anche durante la gravidanza, grazie alla collaborazione con il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale. Il legame tra medicina della fertilità e assistenza alla gravidanza è stato recentemente al centro del congresso nazionale “Dall’infertilità alla nascita: la sinergia tra PMA e ostetricia”, ospitato il 13 e 14 marzo al Polo Zanotto dell’Università di Verona e partecipato da specialisti provenienti da diverse regioni italiane.

Il tema della procreazione assistita si inserisce in un contesto più ampio segnato dal cosiddetto “inverno demografico”. “Il trend delle nascite in Italia è in calo e una parte significativa dei bambini nasce grazie alla fecondazione in vitro”, ha spiegato il professor Stefano Uccella, direttore di Ostetricia e ginecologia. Nella sala parto dell’ospedale veronese, ha aggiunto, circa l’8% dei neonati arriva al mondo dopo un percorso di PMA.

Nonostante il quadro nazionale resti complesso, a livello locale emerge anche un segnale incoraggiante. Negli ultimi mesi a Verona si è registrato un aumento delle nascite rispetto all’anno precedente, un dato che gli specialisti osservano con attenzione nel contesto delle politiche e dei servizi dedicati alla salute riproduttiva.

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