I disturbi del comportamento alimentare continuano a crescere e coinvolgono fasce di popolazione sempre più ampie e più giovani. A Verona il fenomeno segue il trend nazionale e mostra segnali particolarmente evidenti: nel 2025 i casi registrati sono aumentati del 22,2% rispetto all’anno precedente, con un incremento sia tra i pazienti maschi sia tra i preadolescenti.
L’occasione per fare il punto sulla situazione è stata la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi alimentari. In questa cornice, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha promosso due momenti informativi aperti alla cittadinanza: il 13 marzo al Polo Confortini dell’ospedale di Borgo Trento e il 16 marzo nell’atrio del Policlinico di Borgo Roma. Le iniziative hanno coinvolto professionisti sanitari e associazioni di volontariato con l’obiettivo di diffondere maggiore consapevolezza su patologie complesse che richiedono interventi tempestivi.
Il riferimento per la cura di questi disturbi è il Centro regionale per il trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, attivo presso l’Uoc Psichiatria B di Borgo Roma e diretto dal professor Corrado Barbui. La struttura offre percorsi terapeutici altamente specializzati che affrontano sia gli aspetti psicologici sia le gravi conseguenze fisiche legate alla malnutrizione. La presa in carico dei pazienti avviene attraverso un approccio multidisciplinare, coordinato dal Gruppo interdisciplinare per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (Gidan).
Il lavoro coinvolge diverse unità operative dell’ospedale, tra cui Pediatria C, Endocrinologia, Neuropsichiatria infantile e il Servizio dietetico. Questa collaborazione consente di gestire sia le complicanze mediche sia le problematiche psichiatriche associate a queste patologie, garantendo un trattamento completo e integrato.
I numeri testimoniano l’intensificarsi dell’attività clinica. Le prestazioni ambulatoriali del Centro sono passate da circa 7 mila nel 2023 a oltre 11 mila nel 2025, con 753 pazienti complessivamente seguiti e 166 nuovi casi registrati nell’ultimo anno. Il servizio accoglie pazienti a partire dai 14 anni e rappresenta un punto di riferimento regionale per la diagnosi e la cura di queste patologie.
Parallelamente si registra anche un aumento dei ricoveri per i casi più gravi. In età pediatrica, prima della pandemia si registrava in media un ricovero all’anno per grave malnutrizione. Negli anni successivi i numeri sono cresciuti progressivamente, raggiungendo il picco di 12 ricoveri nel 2022. Negli anni più recenti i ricoveri si mantengono comunque su livelli superiori rispetto al periodo pre-Covid, segnale di un impatto significativo della pandemia sulla diffusione e sulla gravità dei disturbi alimentari. Anche tra gli adulti i ricoveri sono aumentati, passando da uno all’anno fino a sei nel 2025.
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’età di insorgenza della malattia. Gli specialisti osservano un progressivo abbassamento dell’età dei pazienti: la diagnosi può arrivare già a 9 anni e l’età media si attesta intorno ai 13,8 anni. Gli ambulatori continuano a essere frequentati prevalentemente da adolescenti e giovani donne, ma cresce la presenza maschile, soprattutto tra i giovanissimi. Il rapporto tra maschi e femmine, un tempo stimato intorno a uno su dieci, oggi si avvicina a uno su sei o sette.
Sul piano clinico, la forma più diffusa rimane l’anoressia nervosa, ma si registra un aumento dei casi di disturbo da binge eating, caratterizzato da episodi ricorrenti di alimentazione incontrollata. Molti pazienti arrivano all’osservazione medica con condizioni di marcato sottopeso o con complicazioni psicologiche importanti, fattori che rendono necessario un trattamento intensivo e spesso ricoveri prolungati.
Per i casi più complessi, infatti, la gestione richiede degenze che possono durare anche diversi mesi. I minorenni fino ai 14 anni vengono ricoverati nel reparto di Pediatria C, mentre i pazienti adulti sono assistiti nel reparto di Endocrinologia. La gravità delle condizioni cliniche rende fondamentale un intervento precoce e coordinato tra diverse specialità mediche.
Negli ultimi anni il Centro ha inoltre ampliato i servizi dedicati alla riabilitazione. Tra questi spicca il programma di pasti assistiti in regime di Day Hospital, attivo da circa due anni. Nel 2025 ha coinvolto 22 pazienti, con percorsi di circa tre mesi e una frequenza di cinque giorni a settimana. Durante il trattamento i pazienti sono seguiti da un’équipe composta da psichiatri, psicologi, dietisti e tecnici della riabilitazione psichiatrica, che li accompagnano sia durante i pasti sia nelle attività terapeutiche di gruppo.
Oltre all’assistenza clinica, il Centro è impegnato anche nella ricerca scientifica. Nel 2024 ha ottenuto un finanziamento della Fondazione Giuseppe Manni per sviluppare un progetto di riabilitazione cognitiva rivolto agli adolescenti con disturbi alimentari, con l’obiettivo di migliorare gli interventi terapeutici e favorire il recupero psicologico dei pazienti.
Gli specialisti sottolineano che riconoscere precocemente i segnali del disturbo è fondamentale per migliorare la prognosi nel lungo periodo. Per questo iniziative di informazione e sensibilizzazione rappresentano uno strumento essenziale per intercettare i casi nelle fasi iniziali e indirizzare i giovani verso percorsi di cura adeguati.