La nuova Legge nazionale sulla montagna (n.131) ha ridefinito la classificazione dei territori montani italiani e ha aggiornato anche la situazione della provincia di Verona. Con la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale, il numero dei comuni montani veronesi è stato fissato a 23, con alcune novità rispetto al passato: diversi territori mantengono il riconoscimento, mentre altri sono stati esclusi dalla nuova classificazione.
Tra i comuni che continuano a essere considerati montani figurano Badia Calavena, Bosco Chiesanuova, Brentino Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Cerro Veronese, Erbezzo, Ferrara di Monte Baldo, Fumane, Malcesine, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, San Zeno di Montagna, Sant’Anna d’Alfaedo, Selva di Progno, Velo Veronese e Vestenanova. A questi si aggiungono anche alcuni territori “ripescati” nella nuova definizione, ovvero Dolcè, Grezzana, Marano di Valpolicella, Negrar di Valpolicella, San Giovanni Ilarione e Tregnago.
Diversa la situazione per alcuni comuni che, dopo la revisione dei parametri, non rientrano più nella categoria dei territori montani. Costermano sul Garda, Rivoli Veronese, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Torri del Benaco e il capoluogo Verona sono stati infatti esclusi dalla classificazione. Il quadro è stato delineato sulla base della normativa e di uno studio elaborato per Uncem, l’Unione nazionale comuni comunità enti montani, con l’obiettivo di valutare gli effetti concreti della nuova legge sui territori coinvolti.
Il riconoscimento come comune montano comporta una serie di agevolazioni economiche e strumenti di sostegno pensati per contrastare lo spopolamento delle aree collinari e montane. Tra le principali misure previste rientrano incentivi destinati ai professionisti della sanità: le Regioni possono infatti prevedere agevolazioni per medici di base e pediatri che scelgono di esercitare nei comuni montani, con l’obiettivo di garantire servizi sanitari essenziali anche nei centri più piccoli.
La normativa introduce anche disposizioni specifiche per il sistema scolastico, con regole dedicate alle cosiddette scuole di montagna, che tengono conto del numero ridotto di studenti e della necessità di garantire comunque il personale docente. Nei comuni con meno di 5mila abitanti e con calo demografico registrato negli ultimi tre censimenti Istat, sono inoltre previste possibili riduzioni delle tariffe per energia elettrica, acqua e gas.
Ulteriori misure riguardano il sostegno alle famiglie e alla residenza stabile. Tra queste spiccano contributi una tantum per ogni figlio registrato all’anagrafe, strumenti pensati per incentivare la permanenza delle giovani famiglie nei territori montani.
La legge prevede anche interventi a favore dell’economia locale e della tutela ambientale. Sono previste infatti agevolazioni per il recupero dei sistemi agrosilvopastorali, la valorizzazione delle aree floro-faunistiche e strumenti per favorire la ricomposizione fondiaria. Non mancano poi incentivi fiscali per imprenditori agricoli e forestali che investono nella manutenzione del territorio o in progetti legati alla sostenibilità ambientale.
Tra le opportunità previste figurano anche crediti d’imposta per chi acquista o prende in affitto un’abitazione nel comune montano in cui lavora, misura che riguarda sia il personale sanitario sia quello scolastico. Analoghi incentivi sono destinati alle piccole e microimprese guidate da giovani sotto i 41 anni, così come alle cooperative in cui la maggioranza dei soci rientra in questa fascia d’età.
Sul fronte dell’occupazione, la legge introduce anche sgravi contributivi per cinque anni a favore dei datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato giovani lavoratori sotto i 41 anni impegnati stabilmente in modalità di lavoro agile nei comuni montani con meno di 5mila abitanti.
Il nuovo quadro normativo ha suscitato soddisfazione in alcuni territori che hanno mantenuto o recuperato lo status di comune montano. Il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan, ha sottolineato come il riconoscimento permetta di continuare ad accedere a importanti risorse economiche e agevolazioni, tra cui fondi per l’agricoltura, investimenti infrastrutturali, esenzioni fiscali e contributi regionali.
Non mancano tuttavia le critiche da parte dei comuni esclusi. Il sindaco di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Roberto Zorzi, ha espresso forte preoccupazione per il declassamento del territorio, avvenuto a causa del mancato raggiungimento della soglia di 350 metri di altitudine media, parametro utilizzato nella classificazione. Una differenza di appena 28 metri ha determinato l’esclusione del comune dalla categoria montana, generando dubbi sulle conseguenze future in termini di finanziamenti e sostegni pubblici.
Gli effetti concreti della nuova classificazione saranno valutati nel tempo, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei fondi dedicati allo sviluppo delle aree montane e ai servizi per le comunità locali.