Il rafforzamento della sicurezza urbana passa anche attraverso il potenziamento delle polizie locali. È questo il messaggio lanciato da Luigi Altamura, comandante della Polizia municipale di Verona, che interviene nel dibattito sulla conversione in legge del Decreto Sicurezza chiedendo maggiori risorse e una riforma normativa attesa da tempo.
Secondo Altamura, il momento delle decisioni non può più essere rinviato. Le amministrazioni comunali e i corpi di polizia locale attendono da anni strumenti più efficaci e un quadro normativo aggiornato, in grado di rispondere alle esigenze di sicurezza dei territori e alle crescenti richieste dei cittadini.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione anche dopo l’audizione parlamentare del sindaco di Bari Vito Leccese, delegato alla sicurezza per l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), nell’ambito dell’iter di conversione del decreto. In questo contesto, le richieste dei Comuni riguardano soprattutto risorse economiche e strumenti operativi per rafforzare la presenza degli agenti sul territorio.
Tra le principali proposte avanzate figura lo stanziamento di 500 milioni di euro destinati a nuove assunzioni nella polizia locale. L’obiettivo è colmare una carenza di personale che, secondo le stime, riguarda oltre 12 mila agenti in tutta Italia. Una situazione che rende più complesso garantire un controllo costante delle città e rispondere alle esigenze di sicurezza urbana.
Il problema della carenza di organico riguarda sia le grandi città sia i centri più piccoli. La riduzione degli agenti disponibili sul territorio incide direttamente sulla capacità operativa dei comandi, che devono far fronte a numerosi compiti: dalla gestione della viabilità al controllo del territorio, fino agli interventi legati alla sicurezza urbana e al rispetto delle ordinanze comunali.
Un altro punto centrale riguarda l’accesso ai sistemi informativi delle forze dell’ordine. In particolare, viene considerato fondamentale l’accesso allo Sdi (Sistema di indagine) del Ministero dell’Interno, una banca dati che contiene informazioni utili per le attività di controllo e prevenzione.
Secondo Altamura, questo strumento permetterebbe agli agenti della polizia locale di svolgere controlli più efficaci. Senza accesso diretto ai dati, infatti, gli operatori rischiano di fermare persone ricercate o colpite da provvedimenti restrittivi senza poterlo verificare immediatamente. In queste situazioni è spesso necessario chiedere supporto alle pattuglie della Polizia di Stato o dei Carabinieri per effettuare le verifiche necessarie.
La questione si inserisce anche nel contesto delle cosiddette “zone rosse” istituite dai prefetti, dove i controlli vengono intensificati per contrastare situazioni di degrado o problematiche legate alla sicurezza urbana. In questi ambiti, una maggiore integrazione tra le diverse forze di polizia viene considerata essenziale per rendere più efficace il monitoraggio del territorio.
Per questo motivo viene sottolineata la necessità di rafforzare il coordinamento tra polizie locali e forze di sicurezza statali. Un modello di collaborazione che potrebbe essere sviluppato attraverso strumenti istituzionali più strutturati e permanenti.
Tra le iniziative citate come esempio di cooperazione c’è quella avviata a Roma, dove sono state organizzate conferenze provinciali delle polizie locali, promosse dal questore della Capitale. L’idea è quella di trasformare esperienze simili in un sistema stabile e diffuso su tutto il territorio nazionale.
Il confronto con il Parlamento diventa quindi decisivo per definire il futuro della polizia locale. I Comuni, attraverso l’Anci, chiedono ora risposte concrete sul piano normativo e finanziario, con l’obiettivo di riconoscere pienamente il ruolo svolto dagli agenti nelle città italiane.
Le polizie locali, infatti, rappresentano un presidio quotidiano nei territori, impegnato non solo nelle attività di controllo, ma anche nella gestione di situazioni di disagio sociale e conflitti urbani. Un lavoro che, secondo i rappresentanti del settore, richiede strumenti adeguati, tutele per gli operatori e un riconoscimento istituzionale più forte.