Nel centenario del Museo di Castelvecchio (1926-2026) prende forma un nuovo intervento dedicato alla Sala del Mantegna, uno degli spazi più rappresentativi del complesso museale veronese. Il progetto riguarda la riqualificazione del sistema illuminotecnico, pensata per valorizzare il rapporto tra architettura, opere d’arte e percorso espositivo, nel pieno rispetto dell’allestimento progettato da Carlo Scarpa.
La Sala del Mantegna è infatti uno degli ambienti più emblematici del museo: qui l’intervento dell’architetto veneziano ha creato un equilibrio raffinato tra materiali, luce naturale e disposizione delle opere, trasformando la visita in un’esperienza che coinvolge lo spazio architettonico tanto quanto i capolavori esposti.
Un nuovo progetto illuminotecnico nel rispetto di Carlo Scarpa
L’intervento nasce con l’obiettivo di rafforzare e aggiornare il dialogo tra luce e architettura, elemento centrale nella visione museografica di Scarpa.
Il progetto è stato coordinato dall’architetto Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, mentre la progettazione illuminotecnica è stata curata dal lighting designer Alberto Pasetti Bombardella, professionista con ampia esperienza nel settore dei beni culturali e degli spazi museali.
Grazie a questo approccio interdisciplinare, il nuovo sistema di illuminazione integra aspetti conservativi, percettivi e narrativi, migliorando la leggibilità delle opere e la qualità dell’esperienza del visitatore.
La luce come strumento narrativo nel museo
Nei musei la luce non svolge soltanto una funzione tecnica, ma rappresenta un vero e proprio strumento narrativo.
“Inaugurare il nuovo sistema illuminotecnico nella Sala del Mantegna, proprio nell’anno del Centenario del Museo di Castelvecchio, significa onorare il passato guardando al futuro con responsabilità” ha sottolineato l’assessora alla Cultura Marta Ugolini.
Secondo Ugolini, una corretta progettazione della luce è fondamentale anche per contrastare la cosiddetta “fatica museale” dei visitatori, spesso causata da illuminazioni che abbagliano o appiattiscono le forme.
La luce, quindi, deve orientare lo sguardo, valorizzare i dettagli e accompagnare il percorso espositivo, senza compromettere la tutela delle opere.
Tecnologia e sostenibilità per il museo del futuro
Il nuovo sistema consente di gestire in modo equilibrato le diverse componenti luminose presenti nella sala:
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luce naturale
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illuminazione architettonica
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luce d’accento sulle opere
Questo equilibrio garantisce una gerarchia visiva chiara, migliorando la fruizione dello spazio e la conservazione dei materiali esposti.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità energetica. Il progetto prevede infatti:
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tecnologie LED a basso consumo
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sensori intelligenti che attivano l’illuminazione solo in presenza dei visitatori
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riduzione dei consumi e dei costi di manutenzione
Un esempio concreto di come innovazione tecnologica e tutela del patrimonio culturale possano procedere insieme.
Conservare l’allestimento storico reinterpretandolo
Uno degli aspetti più delicati dell’intervento ha riguardato la scelta di conservare gli elementi storici dell’allestimento scarpiano, reinterpretandoli senza modificarne l’identità architettonica.
Le plafoniere esistenti sono state mantenute e aggiornate con nuovi moduli LED planari, capaci di orientare il flusso luminoso verso le pareti e limitare l’abbagliamento verso il pavimento. Questo sistema consente di ottenere una luce più morbida e controllata, in grado di valorizzare opere e architettura.
La combinazione tra illuminazione diffusa e proiettori orientabili permette inoltre una maggiore flessibilità espositiva, adattandosi alle diverse esigenze curatoriali.
Un modello per le Regge di Castelvecchio
La riqualificazione della Sala del Mantegna rappresenta anche un progetto pilota destinato a estendersi agli altri ambienti espositivi delle Regge di Castelvecchio.
L’intervento complessivo prevede un investimento stimato di circa 400 mila euro e si inserisce in una strategia di medio periodo finalizzata all’aggiornamento sostenibile dell’intero complesso museale.
In questo modo la Sala del Mantegna diventa un laboratorio di sperimentazione, capace di indicare una strada per coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e rispetto dell’eredità architettonica di Carlo Scarpa.