Un ritrovamento insolito ha acceso un piccolo caso nel Veronese, dove una cassettina di zinco contenente resti umani è stata scoperta abbandonata all’esterno del cimitero della frazione di Bonaldo, nel territorio comunale di Zimella. La vicenda, emersa all’inizio dell’anno, ha richiesto settimane di verifiche e accertamenti da parte della polizia locale dell’Unione Adige Guà per tentare di chiarire l’origine e la storia di quei resti.
Il contenitore è stato individuato casualmente durante alcuni lavori di manutenzione del verde. Gli operai incaricati dello sfalcio dell’erba nei pressi del muro di cinta del camposanto hanno notato un ossario zincato appoggiato nel terreno, riconoscibile per la forma e per i simboli religiosi incisi sul coperchio. Sopra la cassetta comparivano una lunga croce e il monogramma di Cristo, oltre a un’incisione piuttosto rudimentale con un nome, un cognome e una data: Alemandi Anita, morta il 13 gennaio 1950.
Comprendendo subito la natura del ritrovamento, gli operatori hanno contattato le autorità. La polizia locale ha avviato immediatamente i controlli all’interno del cimitero di Bonaldo, ma le prime verifiche non hanno dato risultati. Nei registri e tra le lapidi presenti non comparivano infatti né il cognome Alemandi né altri riferimenti riconducibili alla persona indicata sulla cassetta.
Le ricerche si sono quindi estese agli archivi dei comuni di Zimella e Veronella, considerando che Bonaldo faceva parte di quest’ultimo fino al referendum amministrativo del 1981. Anche in questo caso, tuttavia, non sono emerse informazioni utili a chiarire l’identità della persona indicata sull’ossario.
La svolta è arrivata grazie all’intervento di Gianni Oscar Lunardi, vigile in pensione del Comune di Zimella e conoscitore degli archivi parrocchiali locali. Consultando i documenti conservati nella parrocchia di Bonaldo, Lunardi ha individuato l’identità corretta della donna. Il nome inciso sulla cassetta risultava infatti errato: la defunta era Anita Lemandi, nata a Verona e rimasta orfana in giovane età.
La donna si era trasferita a Bonaldo dopo il matrimonio con Francesco Giuseppe Benin, nato nel 1883 e morto nel 1968. La coppia aveva vissuto nella frazione veronese per tutta la vita e aveva avuto cinque figli. Anita Lemandi era deceduta all’età di 66 anni.
L’identificazione sembrava aver chiarito il caso, ma le indagini hanno riservato un ulteriore colpo di scena. Nel cimitero di Bonaldo, infatti, non risultava alcuna sepoltura intestata al marito Francesco Giuseppe Benin, nonostante il cognome Benin fosse presente tra numerose tombe della zona.
A quel punto gli investigatori hanno preso in considerazione diverse ipotesi. Una delle prime riguardava la possibilità che l’ossario fosse stato trafugato da una tomba, ma nessuna lapide o sepoltura risultava danneggiata. Non erano state presentate nemmeno denunce per furto di resti umani o per violazione di tombe.
Un’altra pista, seppur remota, prendeva in considerazione l’eventuale sottrazione della cassetta da parte di gruppi dediti a pratiche esoteriche. In simili casi, però, alcune ossa – in particolare il cranio – vengono spesso rimosse, circostanza che avrebbe potuto confermare questa ipotesi.
Per fugare ogni dubbio, la cassetta è stata quindi affidata agli specialisti dell’Istituto di medicina legale di Borgo Roma. L’apertura del contenitore ha portato a una nuova scoperta: all’interno erano presenti due teschi e due scheletri completi, appartenenti a un uomo e a una donna. Il secondo corpo potrebbe con ogni probabilità essere quello del marito di Anita, anche se il suo nome non compare sull’ossario.
Nonostante l’identificazione dei resti sembri ormai plausibile, restano diversi interrogativi irrisolti. Non è chiaro perché la cassetta si trovasse fuori dal cimitero, né da quanto tempo fosse stata abbandonata in quel punto. Un’altra domanda riguarda il motivo per cui nessun familiare abbia mai reclamato i resti.
Gli agenti della polizia locale stanno ora proseguendo gli accertamenti, consultando registri cimiteriali e documenti relativi alle esumazioni effettuate negli anni. Parallelamente si sta cercando di rintracciare i discendenti della coppia, che oggi risiederebbero fuori dal territorio comunale.
Se dovesse emergere che l’ossario è stato lasciato all’esterno del camposanto per errore durante operazioni di esumazione o trasferimento delle salme, i responsabili potrebbero essere chiamati a rispondere del reato di omessa custodia di resti ossei umani.
Nel frattempo la cassetta verrà temporaneamente collocata nelle celle ossario del cimitero di Bonaldo, in attesa di una decisione definitiva e dell’eventuale affidamento ai familiari.