Processo a Lazise, l’imputato: «Non ricordo le coltellate»

Marco Campagnari parla in aula dell’omicidio del padre Franco, ucciso nel 2024 con decine di fendenti: «Ero arrabbiato, ma non ricordo cosa è successo»

Questura e Tribunale Verona

Nel corso dell’interrogatorio davanti alla Corte d’Assise, Marco Campagnari, 48 anni, ha parlato per la prima volta dell’omicidio del padre Franco, avvenuto il 12 luglio 2024 a Lazise. L’uomo è accusato di aver ucciso il genitore, 67 anni, colpendolo con numerose coltellate all’interno della casa di famiglia in via Tonol.

Seduto davanti ai giudici con un paio di occhiali scuri, l’imputato ha iniziato il suo intervento con parole di scuse, dichiarando di non avere memoria dei momenti più drammatici della vicenda. «Chiedo scusa se sono qui anche se non me ne rendo conto», ha affermato durante l’esame.

Secondo quanto ricostruito nel processo, la vittima – conosciuta da molti come “Gige”, storico ambulante di Lazise che vendeva pesce nei mercati e dolci nelle sagre – venne colpita con decine di fendenti. Il presidente della Corte d’Assise Raffaele Ferraro ha ricordato in aula che il medico legale ha individuato almeno 45 coltellate, anche se in un primo momento si era parlato di circa sessanta.

Durante l’interrogatorio condotto dal pubblico ministero Silvia Facciotti, Campagnari ha raccontato di ricordare solo l’inizio della lite con il padre, scoppiata nel garage dell’abitazione. In quel momento si trovava lì per occuparsi delle sue piante di cactus.

«Se non fossi andato a vedere le piante non sarebbe successo niente», ha spiegato l’imputato, raccontando che il padre gli avrebbe chiesto aiuto e che lui avrebbe risposto con rabbia: «Perché dovrei aiutarti quando tu non hai mai aiutato me».

Secondo il suo racconto, la discussione sarebbe poi proseguita all’interno della casa. Campagnari ha ricordato di essere molto arrabbiato e di aver rovesciato alcune sedie. In quel momento il padre sarebbe intervenuto e, come avrebbe fatto altre volte in passato, lo avrebbe afferrato per la testa facendolo cadere a terra.

L’imputato ha raccontato di ricordare anche un altro momento della lite: «Quando mi sono rialzato ricordo di essere stato spinto contro il frigorifero». Dopo quel gesto, però, sostiene che i ricordi si interrompano completamente.

«Poi non so altro, non mi ricordo. Triplicatemi la pena ma non ricordo nemmeno un colpo», ha dichiarato davanti alla Corte, spiegando di non avere memoria delle coltellate.

Campagnari ha riferito anche alcuni dettagli relativi ai momenti successivi ai fatti. Ha raccontato di essersi lavato le mani perché presentava dei tagli e di aver avvolto il coltello in una maglietta. Tra il litigio e questi gesti, però, sostiene di non ricordare nulla.

Nel corso dell’interrogatorio l’imputato ha parlato a lungo anche del rapporto difficile con il padre, segnato da tensioni familiari e da dispute legate all’eredità. In particolare ha raccontato di sentirsi da anni trascurato e escluso, soprattutto per una casa che riteneva dovesse spettargli in base a un accordo verbale con la nonna.

Questa versione è stata però contestata da altri familiari, tra cui uno zio, che ha smentito l’esistenza di tali accordi. Anche altri testimoni ascoltati nel processo hanno descritto un rapporto complicato tra padre e figlio.

Secondo alcune testimonianze, la decisione di Franco Campagnari di vendere la casa di via Tonol avrebbe contribuito ad aggravare la tensione tra i due. Tuttavia, amici e parenti della vittima hanno spiegato che la scelta sarebbe stata presa per garantire un futuro ai figli.

Nel processo è emerso anche il quadro sanitario dell’imputato. In passato gli era stato diagnosticato un tumore al cervello, che aveva reso necessario un intervento chirurgico.

Il consulente nominato dalla difesa, lo psichiatra Ezio Manzato, ha spiegato in aula che Campagnari presenterebbe una patologia organica a livello frontale, con possibili effetti sul controllo degli impulsi. Secondo l’esperto, questa condizione non comprometterebbe la percezione della realtà ma potrebbe influire sulla capacità di gestire le reazioni in situazioni di forte stress.

Il consulente ha inoltre parlato di altre problematiche sanitarie, tra cui epilessia, emicrania persistente e ipersensibilità a luce e rumori, oltre a una condizione di intossicazione cronica da cannabinoidi.

Sulla base di queste valutazioni, la difesa sostiene che l’imputato potesse trovarsi in una condizione di incapacità di volere al momento dei fatti. Una posizione che diverge da quella dell’esperto nominato dalla Procura.

Il processo proseguirà nei prossimi mesi e la discussione finale è prevista per aprile, quando la Corte sarà chiamata a valutare le responsabilità penali dell’imputato e le conclusioni dei consulenti.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

guardia di finanza di Verona
Sgominata una rete tra Verona e Padova: sequestri per tonnellate di tabacco e profitti milionari...
Rifiuta l’alcoltest e aggredisce i carabinieri intervenuti: convalidato l’arresto, processo rinviato a giugno 2026...
Fermata dalla polizia ferroviaria una 56enne ricercata dalla Procura di Ancona: dovrà scontare una condanna...

Altre notizie