I lavoratori della Fondazione Arena di Verona scendono in piazza per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, bloccato ormai da oltre due anni. Lunedì 9 marzo, dalle 10 alle 11, è previsto un presidio in piazza Dante, davanti alla Prefettura, organizzato dai sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal.
Le ragioni della protesta
Le segreterie sindacali denunciano lo stallo nelle trattative, sostenendo che il rinnovo del contratto debba essere accompagnato da risorse certe e adeguate, provenienti sia dal governo che dal ministero della Cultura. Al centro della protesta c’è anche la questione del finanziamento insufficiente e delle limitazioni al turnover, che non permettono un rimpiazzo adeguato del personale che andrà in pensione.
Le conseguenze temute dalla categoria
Secondo i sindacati, la situazione potrebbe avere gravi ripercussioni sul piano occupazionale, con una riduzione dei posti di lavoro e un aumento dei carichi di lavoro per il personale rimasto. Inoltre, ci sarebbero rischi per il reddito dei dipendenti e per il mantenimento degli elevati standard qualitativi nelle produzioni della Fondazione Arena.
Un ruolo strategico per l’economia locale
Le organizzazioni sindacali hanno definito “inaccettabile” l’attuale scenario, sottolineando l’importanza delle Fondazioni lirico-sinfoniche, come quella di Verona, per l’economia dei territori. In particolare, l’indotto economico generato dal Festival lirico dell’Arena è stimato intorno ai 500 milioni di euro, un valore che dimostra il peso strategico della cultura per la città.