Il sistema produttivo veronese si trova di fronte a una carenza sempre più evidente di diplomati tecnici. A fronte di una domanda occupazionale sostenuta, il numero di giovani in uscita dagli istituti superiori non riesce a soddisfare le necessità delle imprese locali, in particolare nei comparti manifatturieri e dei servizi. Il divario tra domanda e offerta di competenze tecniche sta assumendo un carattere strutturale, con ripercussioni dirette sulla competitività e sulla continuità aziendale, soprattutto tra le piccole e medie imprese.
Le stime del sistema informativo Excelsior di Unioncamere delineano uno scenario dinamico sul fronte occupazionale: tra febbraio e aprile 2026 sono previste 32.160 assunzioni nella provincia scaligera. Il 61% delle opportunità riguarderà imprese con meno di 50 dipendenti, a conferma del ruolo centrale delle realtà di dimensioni ridotte nel tessuto economico locale. Tuttavia, per sei assunzioni su dieci sarà richiesto un diploma o una qualifica professionale e nel 49% dei casi le aziende anticipano difficoltà nel reperire i profili desiderati.
Le criticità emergono con particolare evidenza nel comparto meccanico. Tornitori, fresatori, montatori e saldatori risultano tra le figure più ricercate. Secondo Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona, la domanda di professionalità tecniche supera ampiamente il numero di diplomati disponibili ogni anno, rendendo complessa la programmazione aziendale e la copertura dei fabbisogni produttivi.
La situazione appare ancora più delicata nell’ambito dell’impiantistica. A fronte di una ventina di diplomati annui, almeno cinquanta imprese manifestano l’esigenza di inserire uno o più operatori specializzati. Uno squilibrio numerico che mette in difficoltà un settore strategico, con effetti che si riflettono sull’intera filiera. In alcuni casi, la mancanza di ricambio generazionale incide sulla sopravvivenza stessa delle attività: piccole aziende, giunte al pensionamento del titolare, scelgono di cessare l’attività per l’assenza di personale qualificato cui affidare l’impresa.
Analoghe criticità si registrano nel comparto del legno, dove operano realtà di rilievo internazionale. Nonostante il peso economico del settore, a Verona non risultano attivi percorsi formativi specifici in grado di alimentare un bacino adeguato di competenze. L’assenza di indirizzi mirati limita la possibilità di formare figure professionali coerenti con le esigenze delle aziende, ampliando ulteriormente il divario tra sistema scolastico e mercato del lavoro.
Il settore degli impianti di raffrescamento e riscaldamento rappresenta un ulteriore ambito in sofferenza. La competizione tra imprese per assicurarsi i pochi candidati disponibili sta generando tensioni e rallentamenti operativi. La scarsità di tecnici specializzati incide sulla capacità produttiva e sulla continuità dei servizi, in un contesto in cui l’innovazione tecnologica richiede competenze sempre più aggiornate.
Proprio per favorire l’incontro tra domanda e offerta, l’istituto tecnico Marconi ha promosso anche quest’anno il Career day, iniziativa attiva dal 2015. L’edizione 2026 si è svolta al Pala Agsm Aim, a causa dei lavori di adeguamento in corso nella sede scolastica di piazzale Guardini. All’evento hanno partecipato 70 tra aziende, università e Its, offrendo agli studenti un’occasione concreta di confronto con il mondo produttivo.
La dirigente scolastica Mariapaola Ceccato ha sottolineato come l’obiettivo sia fornire agli studenti strumenti concreti per orientarsi verso le professioni più richieste, mettendoli in contatto diretto con le realtà del territorio. All’iniziativa hanno preso parte anche rappresentanti istituzionali, tra cui l’assessora alle politiche educative Elisa La Paglia e la consigliera provinciale con delega all’istruzione Veronica Atitsogbe, che hanno evidenziato il valore strategico di momenti di raccordo tra scuola, impresa e territorio.
Il quadro che emerge evidenzia una sfida cruciale per l’economia veronese: rafforzare i percorsi tecnici e professionali per sostenere la competitività del territorio, in un contesto in cui tecnologia, industria e innovazione rappresentano leve decisive per lo sviluppo. Senza un adeguato allineamento tra formazione e fabbisogni produttivi, il rischio è quello di compromettere la crescita e la tenuta di comparti chiave del Nordest.