Verona candidata a capitale italiana del volontariato 2027

Il Comune avvia il percorso per il riconoscimento nazionale, puntando su una rete solida di associazioni, giovani volontari e progetti di comunità diffusi nei quartieri

Verona si prepara a concorrere per il titolo di Capitale italiana del Volontariato 2027, avviando un percorso istituzionale che mira a valorizzare uno dei patrimoni più radicati del territorio: il terzo settore. La candidatura, che dovrà essere presentata entro il 26 marzo 2026, nascerà dalla collaborazione tra il Comune e CSV Verona, secondo quanto stabilito dal bando nazionale promosso da CSVnet insieme al Forum Nazionale del Terzo Settore e Caritas Italiana, con il supporto di ANCI.

L’iniziativa si inserisce in un contesto locale caratterizzato da una presenza significativa di organizzazioni attive nel sociale. In provincia si contano quasi 500 organizzazioni di volontariato iscritte al RUNTS e oltre 900 associazioni di promozione sociale, di cui circa la metà operano nel capoluogo. A questi numeri si aggiungono oltre 6.200 enti non profit rilevati dall’ISTAT, l’85% dei quali costituiti in forma associativa. Un quadro che conferma la profondità e la diffusione dell’impegno civico sul territorio scaligero.

Il progetto di candidatura si svilupperà lungo tre direttrici strategiche: la costruzione di comunità solidali e inclusive nei quartieri, il riconoscimento del volontariato come risorsa culturale e territoriale con un forte coinvolgimento giovanile, e la promozione del volontariato quale presidio di democrazia, diritti e futuro. L’obiettivo sarà consolidare una rete capace di integrare istituzioni, associazioni, cittadini e imprese, valorizzando esperienze già attive e promuovendo nuove sinergie.

Un esempio concreto della capacità di innovazione del volontariato veronese è rappresentato dai 15 Centri di Comunità, nati attraverso percorsi di co-progettazione che hanno coinvolto 12 enti del Terzo Settore. Questi spazi, diffusi nei quartieri cittadini, sono diventati punti di riferimento intergenerazionali e luoghi di contrasto alla solitudine. Nel solo 2025 hanno registrato oltre 80.000 presenze, a testimonianza di un bisogno sociale intercettato e trasformato in opportunità di partecipazione.

Accanto alle realtà strutturate, si è sviluppata negli anni una forma diffusa di cittadinanza attiva. Dal 2017 il Comune promuove i cosiddetti patti di sussidiarietà per la cura dei beni comuni: ad oggi sono più di 220 gli accordi attivati, coinvolgendo singoli cittadini, gruppi informali, enti del Terzo Settore e soggetti imprenditoriali. Un modello collaborativo che ha rafforzato il senso di appartenenza e la responsabilità condivisa verso il patrimonio urbano.

Particolarmente rilevante appare anche la partecipazione delle nuove generazioni. Emblematico è il gruppo dei 170 “Volontari di Città”, in larga parte under 23, impegnati nel supporto agli eventi legati alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Un segnale concreto di ricambio generazionale e di protagonismo giovanile, che contribuisce a rinnovare linguaggi e modalità di intervento nel campo della solidarietà.

Il tessuto associativo cittadino trova espressione anche nelle 38 realtà che compongono la Consulta comunale della Famiglia e nelle 35 associazioni della Consulta della Disabilità, costantemente impegnate a supporto dei servizi e dei progetti di inclusione sociale. A rafforzare ulteriormente la conoscenza del territorio, dal 2023 l’Amministrazione ha avviato una mappatura sistematica degli enti del Terzo Settore, raccogliendo interviste a 346 realtà operative in ambito sociale, sanitario e culturale.

Secondo l’assessora alle Politiche sociali Luisa Ceni, la candidatura rappresenterebbe un passaggio strategico per consolidare l’identità solidale della città. Il riconoscimento nazionale valorizzerebbe il lavoro di rete costruito negli anni tra Comune e associazioni, offrendo un’ulteriore occasione per promuovere la cultura dell’empatia e dell’impegno civico. L’intenzione dell’Amministrazione è quella di ampliare il partenariato, che già coinvolge CSV Verona, Caritas Diocesana Veronese e Forum del Terzo Settore Veneto, aprendolo a nuovi stakeholder come ULSS 9, Provincia, Università di Verona e Regione Veneto.

Il titolo di Capitale italiana del Volontariato, assegnato attraverso bando pubblico, punta a promuovere la cultura del dono e a rafforzare il ruolo del volontariato nella costruzione del bene comune. In questo scenario, Verona si propone come candidata autorevole, forte di una tradizione consolidata e di una progettualità capace di coniugare esperienza, innovazione e partecipazione diffusa.

La candidatura si configura così come un percorso condiviso, volto a mettere in luce un patrimonio civico che rappresenta uno dei principali punti di forza della città.

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