In Veneto l’emergenza legata alla non autosufficienza si sta aggravando. Oltre 10mila anziani risultano attualmente in lista d’attesa per un posto nelle residenze sanitarie assistenziali, mentre le rette continuano a salire, mettendo in difficoltà migliaia di famiglie. A lanciare nuovamente l’allarme è la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che denuncia una situazione definita ormai insostenibile.
I numeri fotografano una crescita costante delle richieste di accesso alle strutture. Nel 2022 le persone in attesa erano 7.582; nel 2024 sono diventate 10.452. Nello stesso arco temporale, i posti letto accreditati sono aumentati solo marginalmente, passando da 27.181 a 28.261. Un incremento insufficiente rispetto al fabbisogno reale, che lascia scoperto un divario stimato in circa 3mila posti mancanti.
Secondo i dati Uripa 2025, in Veneto operano 347 Centri di servizio per anziani non autosufficienti, per un totale di circa 33mila posti letto. Di questi, circa 28mila risultano accreditati e coperti dal sistema pubblico, mentre i restanti 5mila sono interamente a carico delle famiglie. Una quota significativa che incide direttamente sui bilanci domestici, soprattutto in presenza di rette in continuo aumento.
Il costo medio mensile delle strutture ha registrato una crescita costante negli ultimi anni: 1.865,10 euro nel 2023, 1.895,40 euro nel 2024, fino a 1.919,70 euro nei primi mesi del 2025. Per chi non beneficia dell’impegnativa di residenzialità, la spesa media nel 2025 ha raggiunto i 2.730,90 euro al mese. In molte strutture si sono aggiunti rincari fino a 6 euro al giorno, equivalenti a circa 180 euro mensili in più, aggravando ulteriormente il peso economico per le famiglie.
Alla base delle criticità, secondo Bigon, vi sono fattori strutturali e congiunturali. Oltre alla carenza di posti letto accreditati, incidono l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, la difficoltà nel reperire personale qualificato e il mancato adeguamento delle impegnative regionali. La quota sanitaria riconosciuta dalla Regione, infatti, è ferma a 52 euro giornalieri per il livello unico (aree 1 e 2) e a 57,20 euro per l’area 3. Importi che, secondo la consigliera, non rispecchiano più i costi reali sostenuti dalle strutture.
Nel dibattito torna anche il tema della riforma delle Ipab. Dal 2020 è stato depositato un progetto di legge regionale che prevede la trasformazione delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza in Aziende pubbliche di servizi alla persona (Asp), ma il testo non è mai approdato alla discussione in Consiglio regionale. Per Bigon si tratta di un passaggio necessario per rafforzare e modernizzare la rete dei servizi.
Tra le proposte avanzate figurano il rilancio del ruolo delle Ipab all’interno del sistema territoriale, l’aumento delle impegnative di residenzialità, una revisione della loro classificazione in base alla gravità clinica degli ospiti e l’attivazione di un piano straordinario di investimenti regionali. Viene inoltre sollecitata l’istituzione di un tavolo permanente di confronto che coinvolga enti gestori, sindacati e rappresentanze delle famiglie.
La questione della non autosufficienza si inserisce in un contesto demografico segnato dall’invecchiamento della popolazione. Senza un intervento strutturale e adeguate risorse nel bilancio regionale 2026, il rischio è che l’accesso all’assistenza residenziale diventi sempre più selettivo, con conseguenze dirette sull’equità del sistema socio-sanitario.
L’aumento delle liste d’attesa e delle rette rappresenta dunque una delle principali sfide per il welfare veneto nei prossimi anni, in un quadro che richiede interventi programmati e risposte tempestive per garantire sostenibilità e accessibilità ai servizi dedicati agli anziani non autosufficienti.