La vicenda ha avuto inizio nelle prime ore della mattina, quando B.C., residente a Loria, era partito per un’escursione in solitaria sul Monte Grappa, lasciando alla moglie indicazioni dettagliate sull’itinerario previsto. Il percorso programmato prevedeva la salita dalla Valle di San Liberale lungo il Sentiero 151 fino a Cima Grappa, il transito sul 156 dell’Alta Via, il passaggio per Malga Val Vecchia e Pian della Bala, quindi il Sentiero delle Meatte e il rientro dal 155.
Il mancato rientro all’orario stabilito, fissato per le 15.30, ha fatto scattare l’allarme. Dopo alcuni tentativi di contatto andati a vuoto, con il cellulare che risultava libero ma senza risposta, il figlio dell’uomo ha deciso di recarsi personalmente in Valle di San Liberale. Qui ha trovato l’auto del padre ancora parcheggiata, confermando i timori di un possibile incidente lungo il percorso.
L’avvio delle operazioni di ricerca
L’allerta ufficiale è stata diramata intorno alle 17.45 dai carabinieri. Nei pressi del cimitero di Fietta è stato allestito il campo base, dove si sono coordinate le squadre del Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa e i vigili del fuoco. Le ricerche si sono subito concentrate lungo i sentieri indicati dall’escursionista prima della partenza.
Due squadre sono state elitrasportate in quota dall’elicottero di Treviso emergenza per perlustrare le aree più impervie. In parallelo, un elemento determinante è arrivato dalla tecnologia: l’uomo era dotato dell’applicazione GeoResQ, che ha permesso alla centrale operativa di individuare alcune coordinate riconducibili alla sua posizione, localizzate all’interno di un canalone.
La conferma della posizione e l’uso dei droni
Le informazioni fornite da GeoResQ sono state successivamente verificate dal figlio, attraverso un controllo incrociato con le referenze del telefono del padre. Intorno alle 21, l’elicottero della Guardia di Finanza di Bolzano, equipaggiato con sistema Imsi Catcher e con personale del Soccorso alpino a bordo, ha sorvolato la zona, confermando il punto segnalato.
Dopo il rientro del velivolo, le operazioni sono proseguite con l’impiego dei droni. Guidato dalle coordinate, uno dei droni ha risalito il canalone, fino a quando, verso le 23.20, il fascio di luce ha illuminato il corpo senza vita dell’uomo. La salma si trovava sotto il Sentiero 153, a quota 1.160 metri.
Il recupero e la ricostruzione dell’incidente
Il recupero è stato effettuato dall’elicottero di Treviso emergenza. Medico e tecnico di elisoccorso sono stati verricellati sul posto, ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Dopo l’imbarellamento, la salma è stata issata a bordo con un verricello di 55 metri e trasportata al campo base, dove è stata affidata al carro funebre. L’intervento si è concluso alle 3 del mattino.
Da una prima ricostruzione, l’escursionista stava percorrendo il Sentiero 153, attualmente interessato in diversi tratti dalla presenza di slavine. È probabile che, nel tentativo di superarne una, sia scivolato nel canalone adiacente, precipitando per circa 150 metri.
La tragedia riaccende l’attenzione sui rischi legati alle escursioni in montagna in condizioni ambientali complesse, soprattutto in periodi in cui neve e slavine rendono insidiosi anche i percorsi più noti.