Disturbi dell’apprendimento, a Verona screening precoce nelle scuole primarie

Il Comune investe 70mila euro nel progetto Pre.Dis.A per individuare e ridurre le fragilità fin dalla prima elementare

Bambini prima elementare

Individuare precocemente i disturbi dell’apprendimento e intervenire prima che si trasformino in ostacoli strutturali nel percorso scolastico. È questo l’obiettivo del progetto Pre.Dis.A – Prevenzione delle difficoltà dell’apprendimento, che prosegue con risultati significativi nelle scuole primarie di Verona, grazie a un investimento di 70mila euro da parte del Comune.

L’iniziativa, promossa dal Rotary Club Verona Scaligero insieme ai Rotary Club di Verona e provincia, si avvale della supervisione scientifica dell’Aulss 9 Scaligera, dell’Ufficio scolastico e del sostegno dell’assessorato alle Politiche scolastiche. Il progetto prevede uno screening capillare nelle classi prime, con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli al riconoscimento dei disturbi dell’apprendimento e garantire a bambine e bambini un percorso scolastico regolare e inclusivo.

Intercettazione precoce e potenziamento tempestivo

Anticipare la presa in carico già a sei anni, evitando ritardi nella diagnosi e nella certificazione, consente di offrire strumenti adeguati non solo per affrontare il percorso di studi, ma anche per sostenere la crescita personale e l’autostima degli alunni.

Grazie al progetto, lo screening avviene nel primo anno della primaria e l’eventuale certificazione intorno ai sette anni, riducendo drasticamente i tempi rispetto al passato, quando l’individuazione avveniva mediamente dopo tre o quattro anni.

Un investimento strategico per la scuola e la salute

“È il progetto più significativo anche dal punto di vista dell’investimento economico” sottolinea Elisa La Paglia, assessora alle Politiche scolastiche e alla Salute. “Ha dimostrato di produrre effetti concreti, permettendo un’intercettazione precoce e diffusa delle difficoltà e l’avvio tempestivo dei percorsi di potenziamento, a beneficio dei singoli studenti e dell’intero gruppo classe”.

Il modello adottato consente inoltre una demedicalizzazione del fenomeno, perché la presa in carico avviene direttamente a scuola, luogo in cui emerge il bisogno, grazie al lavoro di esperti formati dall’Aulss 9 e al ruolo centrale delle insegnanti.

Riduzione delle fragilità e pari opportunità

Uno dei punti di forza del progetto è l’attivazione di due cicli di potenziamento, ciascuno di dieci incontri, che consentono nel 40% dei casi di recuperare situazioni di immaturità, migliorando l’omogeneità e la qualità dell’intero gruppo classe.

Questo approccio riduce il rischio di mascheramento dei disturbi, previene cali di autostima e garantisce pari opportunità di accesso agli interventi, indipendentemente dalle condizioni economiche delle famiglie.

Come sottolineato dagli esperti, la povertà educativa non dipende solo da fattori economici, ma anche dalla difficoltà di accedere a servizi capaci di rimuovere tempestivamente gli ostacoli all’apprendimento.

Il ruolo dell’Aulss 9 e delle scuole

Il neuropsichiatra Leonardo Zoccante dell’Aulss 9 evidenzia come il progetto permetta di intervenire precocemente su lettura, scrittura e calcolo, riducendo in molti casi la necessità di cure successive. Nei casi più complessi, invece, i bambini possono accedere fin dai primi anni a trattamenti mirati e supporto logopedistico.

Dal punto di vista delle scuole, il valore dell’iniziativa è altrettanto rilevante. “Sono coinvolte 85 classi di 16 istituti comprensivi” spiega Gianluca Mancuso, coordinatore dei dirigenti scolastici. “Si tratta della più ampia esperienza progettuale pluri-istituto attiva oggi a Verona, con ricadute positive anche sulla formazione del personale”.

Numeri e innovazione tecnologica

Nel 2025 erano 1.398 i bambini e le bambine del primo anno della primaria coinvolti, pari al 94% degli iscritti, con una stima di fragilità tra l’8 e il 9%.

Il progetto è supportato da una piattaforma digitale sviluppata dall’Università di Verona, a cura del Dipartimento di Informatica, che consente di automatizzare la raccolta e la gestione dei dati. Secondo Paolo Gamberoni del Rotary Verona Scaligero, la piattaforma rappresenta un elemento chiave per la sostenibilità del progetto e potrà essere utilizzata per migliaia di bambini a livello provinciale e regionale, aprendo la strada a una possibile estensione nazionale.

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