La qualità dell’aria in Veneto mostra segnali di miglioramento, ma il percorso verso standard davvero salubri è ancora lungo. È quanto emerge dal nuovo report di Legambiente “Mal’Aria di città”, che analizza i dati raccolti dalle centraline Arpav nel corso del 2025. Il quadro complessivo evidenzia luci e ombre: diminuiscono gli sforamenti del PM10, ma Verona resta la città con il maggior numero di superamenti del limite di legge a livello regionale.
Secondo Legambiente, i progressi registrati non sono sufficienti per affrontare le nuove soglie previste dalla Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che entreranno in vigore dal 2030 e risultano ancora più stringenti rispetto alla normativa attuale.
PM10: Verona prima per sforamenti in Veneto
Nel 2025 il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo di PM10, consentito per un massimo di 35 giorni all’anno, è stato superato in sole tre città venete, un dato che rappresenta uno dei risultati migliori degli ultimi anni. Tuttavia, Verona guida la classifica regionale, con 49 giorni oltre il limite registrati dalla centralina di Borgo Milano.
Il dato segna comunque un miglioramento rispetto al 2024, quando gli sforamenti erano stati 66, collocando Verona al terzo posto assoluto in Italia. Alle spalle del capoluogo scaligero si collocano Rovigo, con 37 superamenti (centralina di Largo Martini), e Venezia, con 36 giorni oltre i limiti (centralina di via Tagliamento).
Un segnale positivo arriva invece da Padova, Treviso e Vicenza, che per la prima volta da oltre vent’anni rientrano nei limiti di legge. Belluno, grazie anche alla sua posizione geografica, conferma una qualità dell’aria generalmente buona.
Miglioramenti fragili e obiettivi ancora lontani
Nonostante il calo degli sforamenti, Legambiente sottolinea come i miglioramenti siano lenti e fragili, soprattutto nelle aree di pianura. Se i nuovi parametri europei fossero già in vigore oggi – 20 µg/m³ per PM10 e NO2, 10 µg/m³ per PM2.5 – la Regione Veneto risulterebbe ampiamente fuori norma.
In particolare, sei capoluoghi su sette sarebbero oltre i limiti per PM10 e PM2.5, mentre cinque su sette non rispetterebbero i nuovi valori per il biossido di azoto. Un quadro che evidenzia la necessità di interventi strutturali e di lungo periodo.
L’appello di Legambiente: serve un nuovo Piano regionale aria
Alla luce dei dati, Legambiente chiede con forza l’approvazione di un nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria, capace di recepire la Direttiva UE e di fissare obiettivi coerenti con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che suggerisce di ridurre gli inquinanti entro il 2040 ai livelli compatibili con la tutela della salute.
Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, i segnali positivi del 2025 rischiano di essere vanificati da scelte politiche non coerenti. In particolare, viene criticata la decisione del Governo di ridurre dal 2026 le risorse del Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano, scelta che potrebbe esporre l’Italia a nuove procedure d’infrazione europee.
Mobilità, riscaldamento e agricoltura sotto osservazione
Per Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, il miglioramento dell’aria passa da azioni mirate nei settori più impattanti. La mobilità resta una priorità, con la necessità di investire ulteriormente in trasporto pubblico, piste ciclabili e servizi di sharing mobility. Importante anche il capitolo del riscaldamento domestico, da rendere meno inquinante attraverso tecnologie più sostenibili, come le pompe di calore, limitando l’uso delle biomasse legnose.
Grande attenzione viene richiesta anche per il settore agro-zootecnico, spesso sottovalutato ma responsabile di significative emissioni inquinanti. Secondo Legambiente, servono controlli più efficaci e incentivi per l’innovazione sostenibile, come gli impianti di biometano e pratiche agricole a minore impatto ambientale.
Il contesto nazionale: Verona tra le città più lontane dal 2030
A livello italiano, il 2025 mostra ancora criticità diffuse. Palermo ha registrato 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano (66), Napoli (64) e Ragusa (61). Guardando agli obiettivi del 2030, oltre il 50% dei capoluoghi italiani non rispetta già oggi il futuro limite di PM10. Tra le città più distanti dall’obiettivo figurano Cremona, Lodi, Cagliari, Verona, Torino e Napoli.
Il dato conferma come, nonostante i progressi, Verona resti uno dei nodi più critici sul fronte dell’inquinamento atmosferico, richiedendo politiche più incisive per garantire aria pulita e tutela della salute nei prossimi anni.